Storia del cinema: i sopravvalutati e i sottovalutati (1)

Ombre e Splendori

Sopravvalutati e sottovalutati. Re-visioni critiche che pescano in libertà nella storia del cinema, per mettere in discussione qualche mito e per segnalare alcuni film che meriterebbero più attenzione (e devozione?). Si gioca sul serio, come sempre. Dieci film per ognuno.

 

SOPRAVVALUTATI

Ombre rosse (Stagecoach, 1939di John Ford

Un accurato studio di caratteri (per quanto consenta la grezza linearità del western) e l'attacco alla diligenza più spettacolare della storia del cinema. Sarebbe già tanto, ma se si cancellano per un attimo diventa indistinguibile da altre centinaia di western.

La vita è bella (1997) di Roberto Benigni

Senza scomodare Adorno, e senza concedere nulla al moralismo, il gioco scoperto diventa farsa ruffiana che non commuove, irrita.

Le ali della libertà (The Shawshank Redemption, 1994) di Frank Darabont

Delicato, intenso, anche emozionante. Ma quel riconoscimento come miglior film di tutti i tempi per l'Imdb è l'interrogativo dei miei ultimi dieci anni.

Fronte del porto (On the Waterfront, 1954) di Elia Kazan

Come scambiare un'excusatio non petita per un capolavoro. Nonostante Brando. Malgrado Schulberg.

Uccellacci e uccellini (1966) di Pier Paolo Pasolini

Nessuno riuscirà mai a convincermi che il progressivo scollamento della sinistra italiana dal popolo non sia iniziato con questo film.

 

SOTTOVALUTATI

Election (1999) di Alexander Payne

La confezione da Teen movie non rende giustizia alla più cinica critica dell'arrivismo americano alle soglie del nuovo millennio.

Il ritorno di Harry Collings (The Hired Hand, 1971) di Peter Fonda

Il western più lento con le immagini più liricamente psichedeliche che si sia mai visto. Quando gli acidi sostituiscono i proiettili.

Splendore nell'erba (Splendor in the Grass, 1961) di Elia Kazan

L'acuta dimensione del rimpianto nella magnificenza ingannevole del Technicolor. Da anni in attesa di ristampa in DVD.

La maman et la putain (1973) di Jean Eustache

Il distillato del dolore interiore che la Nouvelle vague dei maestri non ha mai avuto il coraggio di mostrare.

I cancelli del cielo (Heaven's Gate, 1980) di Michael Cimino

Un capolavoro ipertrofico della classicità con la colpa di essere arrivato con quarant'anni di ritardo. Da vedere almeno ogni due mesi nella versione integrale.