INTERVISTE

Bigazzi: "Un film preveggente"

In occasione dell’anteprima mondiale de L’intrepido, in concorso a Venezia 70, abbiamo conversato con Luca Bigazzi, maestro della direzione della fotografia del cinema italiano degli ultimi trent’anni.

L’intrepido segna il ritorno della collaborazione tra te e Gianni Amelio.
Avrei dovuto tornare a lavorare con Gianni già ne Il primo uomo, un film che ora reputo meraviglioso, magistrale. Dopo il grosso rammarico e dispiacere per quell’avventura mancata, il ritorno su un set di Amelio è stato una vera emozione. La nostra quinta collaborazione mi ha entusiasmato proprio come la prima volta con Lamerica.

Si è parlato del film come di una commedia.
Io non lo definirei una commedia, ma un film per certi versi crudele nella sua profondità e nella sua preveggenza. È un film sul presente, ma capace in realtà di proiettarci nel futuro che purtroppo ci aspetta. Il precariato inizialmente era una questione giovanile, ma ormai si è esteso ed è diventato una condizione trasversale, quasi esistenziale. Non a caso, Antonio Albanese ha quel volto sublime senza età, come il personaggio di Charlot, giovane e adulto insieme, comico e amaro insieme. Il film si spinge a tal punto che il protagonista è “precario a ore” facendo il “rimpiazzo”, premonizione di un precariato estremo.

Hai avuto questa impressione fin dalla lettura dello script?
Sì, senza dubbio, ma come sai Amelio adatta, sviluppa e modella man mano la sceneggiatura. Amelio ha il pregio di essere un regista reattivo, molto attento ai fattori imprevedibili. Di conseguenza la scrittura non nasce rigida, ma è suscettibile di continui, imprevedibili cambiamenti.   

Sei tornato a girare a Milano, la tua città natale che abbandonasti nei primi anni Novanta dopo gli esordi con Soldini
Milano è oggi una città radicalmente cambiata. Ricordo che ai miei inizi era una città poco sensibile, quasi ostile al fare cinema. Questa volta invece tutto è stato agevolato e facilitato. E ciò lo si deve certamente alla nuova amministrazione di Pisapia. La figura di questo sindaco mi ha colpito: ricordo che lo scorso 1˚ maggio, mentre noi giravamo dalle finestre di Palazzo Marino, lui era dentro il suo ufficio a lavorare, da solo. Tornando alla città, ne L’intrepido emerge visivamente la coabitazione degli aspetti della nuova Milano con quelli passati (i grattacieli, le periferie, i centri sociali, lo stadio Meazza). Alla confusione della quantità dei lavori che Antonio svolge, corrisponde infatti la straordinaria varietà delle location utilizzate.

I cromatismi nel film sono virati costantemente sul ciano, giocano sulla sottrazione e sul raffreddamento delle tinte. Perché?
Perché non poteva essere altrimenti. La Milano invernale, con i cieli cupi e plumbei e piovosi, è ciò che visivamente meglio si adatta alla narrazione. Siamo stati davvero fortunati: il tempo meteorologico, in quelle settimane, è sempre stato quello che desideravamo.

Dopo La grande bellezza hai dato l’addio definitivo all’utilizzo della pellicola. Come ha affrontato Amelio la sfida del digitale?
L’intrepido è il suo primo film in digitale. Essendo lui un autore tecnicamente moderno e non nostalgico, ha approcciato con entusiasmo le nuove tecnologie. E da subito ha apprezzato la velocità, la praticità, la leggerezza del digitale. Ho usato la camera RED EPIC, e siamo riusciti a girare il film in sette settimane, davvero poche per un lavoro così complesso. Se avessimo girato in pellicola, avremmo impiegato non meno di nove settimane.  

In altre occasioni abbiamo parlato, a proposito di Amelio, di “realismo epico”. Credo che questo non sia il caso 
Hai ragione. L’intrepido è un film intimo, totalmente incentrato su un unico personaggio. Non ci sono movimenti di massa. Come ha detto anche Amelio, è un film costruito su Antonio Albanese, un attore il cui talento è impressionante. Quando rivedo il film penso che solo lui in Italia poteva rendere credibili e naturali gli sforzi del suo personaggio.

Ancora una volta sei portavoce, col tuo contributo, del miglior cinema italiano nelle kermesse internazionali
Sono solo molto fortunato.