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Assange contro Dreamworks

Julian Assange, fondatore e leader di WikiLeaks, ha scritto una lettera a Benedict Cumberbatch, l’attore britannico che lo impersona in Il quinto potere, il film di Bill Condon sul fenomeno WikiLeaks in uscita da noi il 24 ottobre prossimo.

La lettera, resa pubblica dal noto sito che diffonde documenti cifrati e secretati, datata 15 gennaio 2013, è in realtà una risposta che Assange ha deciso di dare allo stesso Cumberbatch, che aveva scritto all’hacker e giornalista australiano domandando cosa pensasse della sceneggiatura del film e chiedendo di poterlo incontrare.

Il tono di Assange è amichevole nei confronti del giovane attore – che ringrazia per essere stato l’unico di tutta la produzione del film ad averlo contattato – ma i contenuti della lettera sono molto duri.

Gli elogi per l’interpretazione di Cumberbatch sono uniti a forti critiche per il progetto di cui l’attore fa parte: «Credo che tu sia una brava persona, ma non credo che questo sia un buon film (…), credo che tutto questo avrà delle ripercussioni pesantemente negative su di me e sulle persone a cui tengo» e ancora: «Sarai usato, come un sicario, per impersonare la verità e finendo per ucciderla. Per presentarmi come una persona moralmente corrotta e inserirmi in una storia completamente falsificata. Per creare un lavoro non di finzione, ma di verità artefatta. Non perché tu lo voglia, è chiaro che non sia così, ma perché in definitiva tu sei un attore per conto terzi, pagato per seguire un copione che non importa quanto sia menzognero. Le tue abilità sono nelle mani di persone che intendono eliminare me e WikiLeaks dalla faccia della terra. Credo che dovresti riconsiderare il tuo coinvolgimento in questa impresa».

Assange si rivolge poi direttamente contro gli autori del film e i testi che hanno usato per costruire la sceneggiatura, spiegando come lo script sia stato scritto a partire da «un libro menzognero scritto da qualcuno intenzionato a vendicarsi di me e di Wikileaks (…). Ci sono decine di libri positivi su WikiLeaks, ma la Dreamworks ha deciso di basare la sua sceneggiatura solo sul più velenoso. Così velenoso da essere stato distribuito nelle basi militari degli Stati Uniti come meccanismo per disincentivare il personale militare dal comunicare con noi».

Assange si riferisce a “Inside WikiLeaks. La mia esperienza al fianco di Julian Assange nel sito più pericoloso del mondo” scritto dall’ex collaboratore di Assange Daniel Domscheit-Berg. Il rapporto fra Assange e Domscheit-Berg è in effetti la vicenda intorno a cui ruota il film, anche se gli autori hanno consultato anche il testo “Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato” dei giornalisti del Guardian Luke Harding e David Leigh. Riguardo a questo secondo testo l’autore della lettera scrive: «L’altro libro di cui la Dreamworks ha acquisito i diritti è il secondo più velenoso e di parte in circolazione. Pubblicato e scritto da persone con le quali abbiamo avuto un’amara disputa contrattuale per anni, la cui ostilità è ben nota. Ci sono molti autori indipendenti che hanno scritto libri positivi o neutri su WikiLeaks che la Dreamworks ha ignorato».

Ancora sul film e sulla produzione: «Come giustificazione si dice che si tratta di finzione, ma non è finzione. Si è distorta la verità su persone che stanno facendo battaglie con avversari politici titanici. È un lavoro di opportunismo politico, di manipolazione, vendetta e soprattutto, codardia (…). La Dreamworks è un'organizzazione estremamente ricca, con legami e potenti interessi legati al governo degli Stati Uniti. Devo quindi condannare le scelte e le motivazioni che stanno dietro tutta questa operazione: l’opportunismo, la paura e la mondanità, le regole non scritte del finanziamento del cinema e della distribuzione negli Stati Uniti, il servilismo contro chiunque cerchi di fare qualcosa di utile e di coraggioso». (l.r.)

Il testo completo della lettera si trova qui.