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Come sarà Cannes 2018?

Dolan, Godard e Assayas, Malick e Mitchell, la coppia Garrone-Sorrentino, ma anche Ceylan, Loznitsa e Nemes, e poi Leigh, Reygadas e Jia Zhang-ke, Cuaron, Brizé e Lee Chang-dong, magari pure Terry Gilliam e Lars von Trier.

Che ne dite di questo menù festivaliero? Si direbbe un “dream team”. Un bel modo per riscattarsi, dopo un'edizione 2017 deludente. Lo sapremo fra un mesetto, quando verrà svelato il programma della 71ª edizione del Festival di Cannes, che andrà in scena dall'8 al 19 maggio. Ma intanto critici e giornalisti, a partire da un articolo di Le blog cinéma, si cimentano nel gioco delle previsioni e delle anticipazioni, che spesso assomigliano più che altro a speranze e desideri.

Difficilmente Cannes farà a meno di Xavier Dolan, visto che si parla del suo atteso esordio in terra americana, The Death and Life of John F. Donovan, con un cast formidabile che va da Natalie Portman a Susan Sarandon, da Kathy Bates a Kit Harington (nella foto firmata Shayne Laverdière). Magari sarà in concorso ancora una volta insieme a Jean-Luc Godard e al suo La livre d'image. In un'annata che si prospetta ricchissima per i colori francesi, visto che in rampa di lancio ci sono anche Olivier Assayas (E-book), Jacques Audiard (The Sisters Brothers), Stéphane Brizé (Un autre monde), ma anche Bruno Dumont (il sequel di QuinquinCoincoin and the Extra-Humans) e soprattutto l'approdo alla fantascienza di Claire Denis con Robert Pattinson (High Life).

Per l'Italia, si parla di un ritorno della coppia del Divo-Gomorra, con Paolo Sorrentino che racconta Berlusconi in Loro e il “western urbano” di Matteo Garrone, Dogman. Ma ha ottime chances anche il Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, che in Francia gode di grande stima.

Spaziando qua e là, tra i papabili c'è anche Asghar Farhadi in versione deluxe, visto che in Todos lo Saben vedremo in azione una coppia formata da Javier Bardem et Penélope Cruz. Nell'elenco dei probabili ci sono registi radicali come Carlos Reygadas (Donde nace la vida) e Nuri Bilge Ceylan (The Wild Pear Tree), ma anche The Favourite di Yorgos Lanthimos, Visions di Naomi Kawase, Burning di Lee Chang-dong, Sunset di László Nemes, Peterloo di Mike Leigh. Si spera anche in Silver Lake di David Robert Mitchell (il regista di It Follows) e in Ash is Purest White di Jia Zhangke, uno di quelli che non deludono mai.

Più difficile, ma non impossibile, la presenza di Lars von Trier con The House That Jack Built, con Matt Dillon e Uma Thurman (lui ne ha parlato come del suo film più tradizionale, ma anche più brutale) e quella di Terrence Malick, che ha detto di essere tornato alla narrazione con Radegund (stavolta c'è una sceneggiatura...). Ancora in post-produzione, e quindi in forte dubbio (vista anche la preferenza dei film hollywoodiani per Venezia e Toronto) Roma di Alfonso Cuaròn, ma potrebbe essere finito in tempo utile. Così come i nuovi film di Pablo Trapero (La Quietud) e Lav Diaz (Henrico's Farm). Più probabile la presenza di L’Homme qui tua Don Quichotte di Terry Gilliam. E si può sperare di vedere Abel Ferrara (Siberia con Nicolas Cage, Williem Dafoe e Isabelle Huppert) e Richard Linklater (Where’d you go Bernadette, che però è dato in uscita negli States in ottobre), Vinterberg e Steve McQueenKore-eda e Guadagnino (Suspiria!).

In ogni caso, si presenta bene.