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Dissenso comune: la lettera delle lavoratrici italiane dello spettacolo

Nella giornata di ieri il quotidiano «La Repubblica» ha pubblicato una lettera-manifesto chiamata “Dissenso comune” e firmata da 124 attrici e lavoratrici italiane dello spettacolo. La lettera ha lo scopo di sostenere e amplificare le testimonianze di diverse donne che in questi mesi, dopo l’esplosione negli Stati Uniti del caso Weinsten e la conseguente nascita di movimenti come Time's Up, hanno denunciato le molestie sessuali subite in anni di lavoro. Una campagna di sensibilizzazione che ha la speranza e l’intenzione di cambiare il rapporto tra uomo e donna non solo nel mondo dello spettacolo ma in tutta la società.

Di seguito il testo integrale della lettera e la lista delle firmatarie:

«Da qualche mese a questa parte, a partire dal caso Weinstein in molti paesi le attrici, le operatrici dello spettacolo hanno preso parola e hanno iniziato a rivelare una verità così ordinaria da essere agghiacciante. Questo documento non è solo un atto di solidarietà nei confronti di tutte le attrici che hanno avuto il coraggio di parlare in Italia e che per questo sono state attaccate, vessate, querelate, ma un atto dovuto di testimonianza. Noi vi ringraziamo perché sappiamo che quello che ognuna di voi dice è vero e lo sappiamo perché è successo a tutte noi con modi e forme diverse. Noi vi sosteniamo e sosterremo in futuro voi e quante sceglieranno di raccontare la loro esperienza. Quando si parla di molestie quello che si tenta di fare è, in primo luogo, circoscrivere il problema a un singolo molestatore che viene patologizzato e funge da capro espiatorio. Si crea una momentanea ondata di sdegno che riguarda un singolo regista, produttore, magistrato, medico, un singolo uomo di potere insomma. Non appena l’ondata di sdegno si placa, il buonsenso comune inizia a interrogarsi sulla veridicità di quanto hanno detto le “molestate” e inizia a farsi delle domande su chi siano, come si comportino, che interesse le abbia portate a parlare. Il buon senso comune inizia a interrogarsi sul libero e sano gioco della seduzione e sui chiari meriti artistici, professionali o commerciali del molestatore che alla lunga verrà reinserito nel sistema. Così facendo questa macchina della rimozione vorrebbe zittirci e farci pensare due volte prima di aprire bocca, specialmente se certe cose sono accadute in passato e quindi non valgono più.  Insomma, che non si perda altro tempo a domandarci della veridicità delle parole delle molestate: mettiamole subito in galera, se non in galera al confino, se non al confino in convento, se non in convento almeno teniamole chiuse in casa. Questo e solo questo le farà smettere di parlare! Ma parlare è svelare come la molestia sessuale sia riprodotta da un’istituzione. Come questa diventi cultura, buonsenso, un insieme di pratiche che noi dovremmo accettare perché questo è il modo in cui le cose sono sempre state, e sempre saranno. La scelta davanti alla quale ogni donna è posta sul luogo di lavoro è: 'Abituati o esci dal sistema'. Non è la gogna mediatica che ci interessa. Il nostro non è e non sarà mai un discorso moralista. La molestia sessuale non ha niente a che fare con il 'gioco della seduzione'. Noi conosciamo il nostro piacere, il confine tra desiderio e abuso, libertà e violenza. Perché il cinema? Perché le attrici? Per due ragioni. La prima è che il corpo dell’attrice è un corpo che incarna il desiderio collettivo, e poiché in questo sistema il desiderio collettivo è il desiderio maschile, il buonsenso comune vede in loro creature narcisiste, volubili e vanesie, disposte a usare il loro corpo come merce di scambio pur di apparire. Le attrici in quanto corpi pubblicamente esposti smascherano un sistema che va oltre il nostro specifico mondo ma riguarda tutte le donne negli spazi di lavoro e non.

La seconda ragione per cui questo atto di accusa parte dalle attrici è perché loro hanno la forza di poter parlare, la loro visibilità è la nostra cassa di risonanza. Le attrici hanno il merito e il dovere di farsi portavoce di questa battaglia per tutte quelle donne che vivono la medesima condizione sui posti di lavoro la cui parola non ha la stessa voce o forza. La molestia sessuale è fenomeno trasversale. È sistema appunto. È parte di un assetto sotto gli occhi di tutti, quello che contempla l’assoluta maggioranza maschile nei luoghi di potere, la differenza di compenso a parità di incarico, la sessualizzazione costante e permanente degli spazi lavorativi. La disuguaglianza di genere negli spazi di lavoro rende le donne, tutte le donne, a rischio di molestia poiché sottoposte sempre a un implicito ricatto. Succede alla segretaria, all’operaia, all’immigrata, alla studentessa, alla specializzanda, alla collaboratrice domestica. Succede a tutte. Nominare la molestia sessuale come un sistema, e non come la patologia di un singolo, significa minacciare la reputazione di questa cultura. Noi non siamo le vittime di questo sistema ma siamo quelle che adesso hanno la forza per smascherarlo e ribaltarlo. Noi non puntiamo il dito solo contro un singolo "molestatore". Noi contestiamo l’intero sistema. Questo è il tempo in cui noi abbiamo smesso di avere paura».

Alessandra Acciai
Elisa Amoruso
Francesca Andreoli
Michela Andreozzi
Ambra Angiolini
Alessia Barela
Chiara Barzini
Valentina Bellè
Sonia Bergamasco
Ilaria Bernardini
Giulia Bevilacqua
Nicoletta Billi
Laura Bispuri
Barbora Bobulova
Anna Bonaiuto
Donatella Botti
Laura Buffoni
Giulia Calenda
Francesca Calvelli
Maria Pia Calzone
Antonella Cannarozzi
Cristiana Capotondi
Anita Caprioli
Valentina Carnelutti
Sara Casani
Manuela Cavallari
Michela Cescon
Carlotta Cerquetti
Valentina Cervi
Cristina Comencini
Francesca Comencini
Paola Cortellesi
Geppi Cucciari
Francesca D’Aloja
Caterina D’Amico
Piera Detassis
Cecilia Dazzi
Matilda De Angelis
Orsetta De Rossi
Cristina Donadio
Marta Donzelli
Ginevra Elkann
Esther Elisha
Nicoletta Ercole
Tea Falco
Giorgia Farina
Sarah Felberbaum
Isabella Ferrari
Anna Ferzetti
Francesca Figus
Camilla Filippi
Liliana Fiorelli
Anna Foglietta
Iaia Forte
Ilaria Fraioli
Elisa Fuksas
Valeria Golino
Lucrezia Guidone
Sabrina Impacciatore
Lorenza Indovina
Wilma Labate
Rosabell Laurenti
Antonella Lattanzi
Doriana Leondeff
Miriam Leone
Carolina Levi
Francesca Lo Schiavo
Valentina Lodovini
Ivana Lotito
Federica Lucisano
Gloria Malatesta
Francesca Manieri
Francesca Marciano
Alina Marazzi
Cristiana Massaro
Lucia Mascino
Giovanna Mezzogiorno
Paola Minaccioni
Laura Muccino
Laura Muscardin
Olivia Musini
Carlotta Natoli
Anna Negri
Camilla Nesbitt
Susanna Nicchiarelli
Laura Paolucci
Valeria Parrella
Camilla Paternò
Valentina Pedicini
Gabriella Pescucci
Vanessa Picciarelli
Federica Pontremoli
Benedetta Porcaroli
Daniela Piperno
Vittoria Puccini
Ondina Quadri
Costanza Quatriglio
Isabella Ragonese
Monica Rametta
Paola Randi
Maddalena Ravagli
Rita Rognoni
Alba Rohrwacher
Alice Rohrwacher
Federica Rosellini
Fabrizia Sacchi
Maya Sansa
Valia Santella
Lunetta Savino
Greta Scarano
Daphne Scoccia
Kasia Smutniak
Valeria Solarino
Serena Sostegni
Daniela Staffa
Giulia Steigerwalt
Fiorenza Tessari
Sole Tognazzi
Chiara Tomarelli
Roberta Torre
Tiziana Triana
Jasmine Trinca
Adele Tulli
Alessandra Vanzi

* la foto in testa è un fotogramma di Figlia mia di Laura Bispuri, che sarà presentato in concorso alla prossima Berlinale, interpretato da Alba Rohrwacher e Valeria Golino, entrambe firmatarie della lettera.