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Gravity in the world

Come ha reagito la stampa internazionale al film di apertura scelto da Alberto Barbera per aprire la settantesima Mostra del Cinema di Venezia?

Justin Chang, inviato di Variety, è entusiasta: «Un blockbuster minimalista, carico di puro brivido cinematografico! Si respira un senso di meraviglia e di terrore a tutto schermo, qualcosa che dovrebbe impressionare i critici e il pubblico di tutto il mondo». E continua «Da qualche parte lo spirito di Stanley Kubrick e Max Ophuls osservano il film con ammirazione».

Non è da meno Todd McCarthy, che su The Hollywood Reporter scrive, in riferimento al piano sequenza di tredici minuti che apre il film: «È come se qualcuno avesse liberato Max Ophuls nello spazio, la continuità visiva è così elegante che il pubblico si chiederà come sia possibile fare una cosa simile». Mitiga tuttavia la sua eccitazione per l’incipit sottolineando però come il film non «trasmetta nulla di metafisico né alcun sottotesto filosofico. Per alcuni spettatori questa potrebbe essere anche una buona cosa, perché si evita il rischio di essere pretenziosi o egocentrici, ma per altri il rifiuto di confrontarsi con certi grandi misteri, di non oltrepassare il proprio statuto di puro dramma concepito con brio finisce per relegare Gravity nella categoria dei film buoni ma non grandiosi».

Secondo Oliver Lyttelton di The Playlist il film è «l’esperienza più viscerale che si possa fare al cinema, una meraviglia tecnica, un blockbuster con un cuore e un’anima: la migliore apertura cui un festival possa aspirare». (c.b.)