Stéphane De Freitas, Ladj Ly

A voce alta - La forza della parola

A voce alta – La forza della parola, il documentario che esce in sala dopo la presentazione in concorso al Torino Film Festival 2017 dove ha vinto il Premio del Pubblico, è un film entusiasmante.

Un film politico eppure – sembrerà paradossale visti i tempi che viviamo – pieno di speranza. Intanto, in giorni di polemiche produttivo-distributive, di bagarre tra i duri e puri difensori della sala e i sostenitori del nuovo che avanza (si chiami esso Netflix o altrimenti), questo è un film significativo. Inizialmente diffuso in parte su YouTube per passare poi sulla televisione nazionale francese, è arrivato infine in versione integrale cinematografica nelle sale. E già qui ci sarebbe materia su cui riflettere.

Ma c’è ben altro in questo film. Ci sono la vitalità e l’energia dei ragazzi dell’Università di Saint-Denis – cittadina multietnica della banlieu parigina – che si esercitano per il concorso di arte oratoria della fine dell’anno accademico; ci sono l’intelligenza e la sensibilità degli autori che seguendo questa piccola storia tagliano di traverso mille questioni sociali di urgenza assoluta liberando lo sguardo dalle ipoteche di una localizzazione prefissata; ci sono le emozioni, le risate, l’apprendimento, la sofferenza, il riscatto, la lotta, la commozione. E tutto passa attraverso la parola o meglio la celebrazione della forza e del potere della parola.

Una classe, un manipolo di ragazzi intorno alla ventina, di ogni etnia e cultura che prendono per le corna “la lingua di Molière” e arrivano a sfidare i pregiudizi per dimostrare, a se stessi prima ancora che al mondo, le possibilità dell’integrazione. Nelle loro bocche la retorica si riappropria del suo valore etimologico, recuperando la forza di una forma d’arte ma anche quella di un’arma (come spesso gli studenti stessi sottolineano) attraverso la quale  recuperare la propria identità e il coraggio di affermarsi come individui. Ma la parola diventa soprattutto nel film una chiave per rimettere completamente in discussione le coordinate di un assetto sociale, quello della multiculturalità contemporanea, che si ha troppo spesso l’arroganza di pensare di conoscere tanto nelle sue criticità quanto nei modi di affrontarle (senza analisi, senza senso del reale ma con abbondanza di preconcetti). 

Sarebbe da consigliare la visione di questo film a coloro che dell’arte oratoria dovrebbero servirsi come dello strumento più prezioso: meno di due ore al cinema dimenticando per un attimo di fare un tweet sgrammaticato o un post offensivo o peggio ancora una diretta facebook che mal cela inadeguatezza e pressapochismo linguistici ancora prima che programmatici. E forse cogliere qualcosa di un sentimento diverso, sorprendente, speranzoso. Speriamo che cominci il pubblico a vedere questo film con la predisposizione di qualcuno che abbia voglia di ascoltare perché “la parola che convince, la parola che salva, la parola che libera, la parola che ispira, la parola che commuove, la parola che sconvolge” è, in fondo, ciò che accomuna le persone. E davanti allo schermo prendere una boccata d’aria fresca.

IL FILM

À voix haute
Stéphane De Freitas, Ladj Ly
Francia, 2017, 99'
Sceneggiatura:
Stéphane De Freitas
Fotografia:
Timothée Hilst, Ladj Ly
Montaggio:
Pierre Herbourg, Jessica Menéndez
Musica:
Superpoze
Cast:
Souleïla Mahiddin, Pierre Derycke, Loubaki Loussalat, Leïla Alaouf, Eddy Moniot, Elhadj Touré, Bertrand Périer, Alexandra Henry
Produzione:
My Box Productions
Distribuzione:
Wanted Cinema

Ogni anno presso l’Università di Saint-Denis, il concorso di Eloquentia nomina il «Miglior oratore del 93», numero del dipartimento di Seine-Saint-Denis. Possono partecipare gli studenti di tutti i corsi e prepararsi con l’aiuto di consulenti professionali, che insegnano loro il delicato esercizio del parlare in pubblico. Nel tempo, imparano i sottili meccanismi della retorica e affermano i loro talenti, rivelandosi agli altri e soprattutto a sé stessi. Acquisite queste nuove abilità, Leïla, Elhadj, Eddy e gli altri si affrontano per diventare il miglior oratore del 93.




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