Noah Baumbach

Appunti di vita a passo di danza

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Sulle note di David Bowie e sulle partiture di Georges Delerue, tra un bianco e nero à la Philippe Garrel in trasferta a NYC e un situazionismo à la Wes Anderson (per il quale il nostro ha co-sceneggiato Steve Zissou e Mr. Fox), Noah Baumbach coreografa - è proprio il caso di dire - un gioiello cinefilo, lieve e malinconico, ironico e nostalgico, in cui una ventisettenne abita la città a ritmo di passi (falsi) di danza, in un corto circuito di dialoghi ed episodi che ammalierebbe Woody Allen e Paul Mazursky e Whit Stillman.

La sorprendente Greta Gerwig (attrice e co-sceneggiatrice insieme a Baumbach) scrive il copione per il suo personaggio maldestro e naif, reale e autentico, e vive da protagonista ogni singola sequenza così come la realtà impone che sia. Appunti di vita dove i capitoli si moltiplicano parallelamente ai traslochi e ai cambi di residenza, mentre gli indirizzi civici divengono didascalie d’intermezzo.

In un susseguirsi nevrotico e morbido di condivisioni di appartamenti (nelle intenzioni iniziali col fidanzato, poi con la sua migliore amica, poi con un paio di ragazzi, poi con una conoscente, poi in un dormitorio), Frances ridimensiona di continuo lo spazio in un contesto attuale dove solo più i ricchi possono permettersi di essere artisti. Fino a quando accetta l’impiego da segretaria d’ufficio nella compagnia di danza di cui era allieva ballerina e si trasferisce in a room of her own, un appartamento tutto per sé da cui riprendere, senza sacrificarla, la sua vita. Solo a quel punto la protagonista può apporre il suo nome sulla buca delle lettere. Ma lo spazio è ridotto e il cognome è troppo lungo, cosicché visibile solo in parte. L’identità rimane - come per molti di noi - ancora e sempre in via di definizione e di riconoscimento: Frances Halladay rimane, per il momento, Frances Ha.

La preziosità del film, in anni come quelli recenti in cui ci si continua a interrogare sulle sorti necessarie dello spettacolo cinematografico, risiede nei ritrovati calore e conforto di una visione che crea complicità tra personaggio e spettatore. Si ride e ci si commuove, con Frances e per Frances.

Baumbach, dal talento raffinato e generoso, filma un’opera newyorkese dove anche solo due giorni a Parigi o un breve ritorno a Sacramento (città natia di Greta Gerwig, non a caso) sono tappe obbligate di un unico appassionante viaggio: quello attraverso il pianeta Cinema e i suoi abitanti, attori e personaggi e spettatori. Vissuto con lo stesso sguardo complice e confortante e fiducioso che, nel caos di una stanza affollata, solo due amanti sanno scambiarsi.  

Frances Ha
Usa, 2012, 86'
Titolo originale:
id.
Regia:
Noah Baumbach
Sceneggiatura:
Noah Baumbach, Greta Gerwig
Fotografia:
Sam Levy
Montaggio:
Jennifer Lame
Cast:
Greta Gerwig, Mickey Sumner, Michael Esper, Adam Driver, Michael Zegen, Charlotte d'Amboise, Charlotte d'Amboise
Produzione:
Pine District Pictures, RT Features, Scott Rudin Productions
Distribuzione:
Whale Pictures

Frances vive a New York, ma non ha un vero e proprio appartamento. E’ un’aspirante ballerina, ma non fa veramente parte della compagnia con cui danza. La sua migliore amica Sophie è per lei un’altra se stessa con capelli differenti. Ma quando Sophie conosce Patch e si trasferisce da lui, Frances deve imparare a badare a se stessa. Frances si butta a capofitto nei suoi sogni, anche se le loro possibilità di realizzarsi diminuiscono. Frances vuole molto di più di quello che ha, ma vive la sua vita con un’incalcolabile gioia e leggerezza. 

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