Wayne Roberts

Arrivederci professore

Per comprendere la natura di un prodotto come Arrivederci Professore (The Professor, 2019), bisogna tener conto di come il personaggio e il "segno" Johnny Depp si sia evoluto nel corso degli ultimissimi anni. In Europa e nel resto del mondo se ne sono accorti in pochi, ma nell'ambiente di Hollywood da qualche tempo il divo non se la passa bene. Per un motivo o per un altro, nessuno dei suoi ultimi tre maxi-blockbuster annuali ha reso quanto le attese nel calibratissimo box office domestic: nonostante i trionfi nel mondo (dove la stella Depp brilla quanto e più di venti anni fa), né Alice attraverso lo specchio (2016), né i Pirati cinque (2017), né I crimini di Grindelwald (2018) hanno saputo imporsi in termini di numeri in America; e mentre l'immaginario delle nuove generazioni andava formandosi sui nuovi eroi Disney-Marvel, puliti, colorati e luminosi, il tenebroso ex tossico dell'indie anni '90 aveva smesso di rappresentare la star ideale. Di certo ha avuto il suo peso nello spostamento percettivo il caso del tormentato matrimonio con Amber Heard, con causa di divorzio milionaria, in cui non ci si sono risparmiate reciproche accuse di abusi, violenze e mutilazioni. In poche parole, Johnny Depp è diventato toxic, e il suo status in terra americana è tornato in discussione dopo due decenni in odore di santità.

Arrivederci Professore è un film che esiste esclusivamente in relazione al suo divo protagonista, e che non ha pressoché alcun punto d'interesse negli altri elementi cinematografici che lo compongono. Nonostante sia il parto di un piccolo "autore" (Wayne Roberts, al secondo film dopo il poco visto Katie Says Goodbye, dalla premessa simile), è difficile immaginare che uno script  del genere avrebbe trovato i suoi piccoli finanziamenti senza la presenza di Depp a bordo. Il Professor è lui, e c'è da pensare che se a prendere il posto da protagonista fosse stato qualcun altro, non poche scelte di scrittura sarebbero state diverse.

Ecco dunque che la storia di Richard, professore universitario cinquantenne dalla grigia esistenza, che decide di rivoluzionare i propri ultimi mesi di vita dopo una diagnosi di cancro maligno, si trasforma al volo in una sorta di riflessione di e su Johnny Depp stesso. La parlata, il modo di camminare, persino i piccoli noti vizi a cui si abbandona indicano come davanti alla cinepresa, prima che un character, ci sia un personaggio pubblico, nei panni di un ipotetico se stesso. Lui, messo al bando dai nuovi ambienti "intellettuali" americani, semba al contempo voler chiedere scusa, e togliersi i famosi sassolini dalla scarpa, facendo leva sul topos dell'uomo di mezza età che, come il Lester di American Beauty (citato), non ha più niente da perdere e può finalmente parlare fuori dai denti.

Quanto segue nel brevissimo racconto di The Professor (meno di novanta minuti) è un diligente incrocio di narrative desuete e percorsi conosciuti, atti a dare il minimo nell'occhio e lasciare campo libero al divo patrocinante. Innescando gli eventi con il pretesto del cancro, il trope che muove il film è in realtà quello del "professore alternativo". Il mondo del college privato sembra mettere idealmente Depp a confronto con quelle categorie sociali che lo hanno escluso dalla scena pubblica: per tutta risposta, l'attore fa mettere in bocca al proprio alter ego una serie di tirate mediamente divertenti, a metà tra la provocazione bonaria e la lezione di vita. Depp vuole "essere Depp", con il giusto pizzico di egocentrismo megalomane che da sempre ne contraddistingue l'approccio recitativo. Nelle scene più buffe del film, Richard prende sotto la propria ala un gruppetto di lagnosi studentelli, gli insegna il vero valore dell'arte (praticamente tutto L'attimo fuggente in quattro sequenze e quindici minuti di narrazione), li libera dalle costrizioni della retorica politically correct (sparate anti-femministe esilaranti per palese intento meta-testuale), e ovviamente disvela il mondo delle droghe, l'alcool e il sesso libero. Si ha praticamente l'impressione di assistere a una versione idealizzata di come Depp veda se stesso, in aperto confronto (ma sarebbe meglio parlare di soliloquio) con l'amato-odiato pubblico dei millennial americani.

Ovviamente, un sottotesto così ingombrante priva The Professor del respiro che una storia potenzialmente ampia necessiterebbe. La durata strettissima e la profusione di sottotrame (per lo più risolte a scenette) rendono inevitabile che il film parta, corra e si chiuda senza concludere alcun tipo di discorso. Il College passa presto in secondo piano; il percorso artistico del protagonista scrittore non c'è; la "liberazione" dura meno di mezz'ora; i personaggi di contorno (l'amico, gli studenti) sono per lo più leve funzionali a servire le battute al protagonista, senza alcun tipo di percorso. C'è anche un complesso ménage familiare che coinvolge una giovane figlia lesbica – che ovviamente l'illuminato Richard-Depp supporta – e una moglie arcigna e infedele a cui farsi perdonare un matrimonio sofferto (Rosemarie DeWitt, la migliore). E in capo a un'ora e cinque eleganti capitoletti a scandire, il film è già scivolato via verso il discorsone finale, in cui si chiede scusa per tutto e si invita a godersi la vita.

Una sorta di epitaffio prematuro di un attore ancora vivo, che saluta circondato da gente in lacrime. Un'idea di cinema piuttosto artefatta e artificiale, che in USA, dove pure hanno teorizzato per primi il film come "veicolo", non hanno gradito. Per il grande rilancio, sarà necessario inventarsi qualcos'altro.

 

 

IL FILM

The Professor
Wayne Roberts
Usa, 2018, 90'
Sceneggiatura:
Wayne Roberts
Fotografia:
Tim Orr
Montaggio:
Sabine Emiliani
Musica:
Aaron Dessner, Bryce Dessner
Cast:
Johnny Depp, Zoey Deutch, Ron Livingston, Danny Huston, Rosemarie DeWitt, Siobhan Fallon Hogan, Paloma Kwiatkowski, Odessa Young
Produzione:
Global Road Entertainment, Automatik Entertainment, Leeding Media, Relic Pictures, Starlings Entertainment
Distribuzione:
Notorious Pictures

Quando Richard, professore universitario di mezz’età, scopre di avere un cancro allo stadio terminale, decide di rivoluzionare la sua vita e godersi a pieno il tempo che gli rimane. La sua complicata relazione sentimentale e la sua poco soddisfacente vita lavorativa subiscono così un cambiamento brusco e repentino. Inaspettatamente l’avvicinarsi della sua morte aiuterà chi gli sta vicino a ritrovare la gioia di vivere.




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