Carlo Verdone

Benedetta follia

Carlo Verdone ha sempre fatto lo stesso film. A pensarci, la sua produzione ruota sempre intorno ad alcuni elementi tipici: un protagonista alle prese con il trantran quotidiano, un secondo personaggio che si insinua nella sua personalità, l’emergere di eventi che portano la routine a una svolta. Ciò non implica che il ribaltamento del Caso conduca a conclusioni idilliache, dal momento che molto spesso le soluzioni sono amarognole e mai edificanti. Un congegno collaudato sin dai tempi irripetibili della commedia italiana, di cui Verdone è il continuatore in salsa moralista.

Negli ultimi film, al regista romano è stata rimproverata l'incapacità di leggere la realtà di un Paese in mutamento schizofrenico («Il mondo va così, siamo in aggiornamento su tutto – ha detto – e devo dire che la cosa un po’ mi spaventa»), che affida a Internet e alla tecnologia l’unica possibilità di conoscenza. Assurti a mitologia i tempi in cui la “fregnaccia” fungeva da palliativo, permettendo alla generazione degli anni Ottanta di perseverare nella propria ingenua evasione, Verdone sembra sempre più consapevole del proprio ruolo di comico – lo stesso del commediografo fallito cucitogli addosso da Sorrentino in La grande bellezza.

Escludendo infatti la parentesi di Grande, grosso e... Verdone, breve segmento della sua filmografia, non è un caso che dopo Gallo cedrone Verdone abbia in qualche modo interrotto il proprio percorso artistico, creando personaggi che sono una replica di quel modello e demandando la propria eredità da coatto ai giovani coprotagonisti. Come se l’omaggio al cinema di genere – con sceneggiatori, musicista e attrice che vengono da Lo chiamavano Jeeg Robot – e l’affetto per i coatti avessero luogo tramite un sorta di passaggio di consegna. Non si può pensare di arenare il tempo: le stagioni dell’amore vengono e vanno, lontane le estati di della canzone di Bruno Martino che si ascolta sui titoli di coda. E il ricordo di una motocicletta, contemplato in solitaria riflessione in un garage, si confronta con un’allucinazione psichedelica degna di Ken Russell.

Così nella prima metà di Benedetta follia, ventiseiesimo lungometraggio di Verdone, la vena “malincomica” dell’autore si svela senza ridondanza o stucchevolezza. Il film è la summa di due giovinezze artistiche, e a dire già tutto è il manifesto, con il protagonista sorridente a cavallo di una moto e la coprotagonista Ilenia Pastorelli dietro, in improbabili abiti da suora. Ma la seconda giovinezza, pur sincera, suona meno irresistibile di quella scolpita nell’immaginario, connessa a un’epoca in cui la spontaneità acqua e sapone era già attraversata da un senso di amarezza. E nell’ultima produzione di Verdone, di fronte a un Paese che il regista non vuole o non sa decifrare, la contraddizioni della realtà generano solamente sorrisi più che plateali risate, a discapito del gusto per la farsa e per gli equivoci imbarazzanti.

In Benedetta follia restano la capacità di Verdone nel dirigere le attrici e la complessità di personaggi femminili, capaci come di consueto di stravolgere l'esistenzia del maschio. Nel conflitto dei sessi l’imbarazzo crea tensione, e la tensione produce ilarità. Il resto, a partire dal canovaccio di partenza (l’uomo di mezza età mollato da una coniuge lesbica), rientra nell’arcinota maschera comica. E anche la lap-dancer Luna – come la Gloria di Posti in piedi in paradiso o la Luisa di Sotto una buona stella – funge da insolita “burattinaia” delle vite altrui, non esente da un certo moralismo. Come Io, loro e Lara, Benedetta follia gioca con il cliché religioso-clericale (là Carlo era un presbitero missionario, qui un venditore di oggetti sacri) e i suoi stereotipi (il prete che racconta barzellette): manca però il coraggio di graffiare con la satira, mentre c’è come sempre l’intenzione di dare al protagonista la possibilità di riscattarsi e trasformarsi in un Mensch.

Un altro tassello si acclude a una nota galleria, senza reinventare più di tanto: furba o ruffiana, nostalgica o démodé, la morale è tutta qui. Anche se il Paese, i suoi gusti, le sue generazioni, i suoi tempi (comici) non sono più quelli di qualche decennio fa.

IL FILM

Carlo Verdone
2018, 2018, 109'
Sceneggiatura:
Nicola Guaglianone, Menotti, Carlo Verdone
Fotografia:
Arnaldo Catinari
Montaggio:
Pietro Morana
Musica:
Tommy Caputo, Michele Braga, Lele Marchitelli
Cast:
Paola Minaccioni, Maria Pia Calzone, Lucrezia Lante della Rovere, Carlo Verdone, Ilenia Pastorelli
Produzione:
Filmauro
Distribuzione:
Filmauro

Guglielmo, uomo di specchiata virtù e fedina cristiana immacolata, è proprietario di un negozio di articoli religiosi e alta moda per vescovi e cardinali; è uno di quelli che “una moglie è per sempre”. Se non fosse che la sua Lidia, devota consorte per 25 anni, decide di mollarlo proprio nel giorno del loro anniversario, stravolgendo il suo mondo e tutte le sue certezze. Ma poi nel suo negozio arriva un’imprevedibile candidata commessa: Luna, ragazza di borgata sfrontatissima e travolgente, volenterosa ma altrettanto incapace




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