Ben Younger

Bleed - Più forte del destino

È indubbio che tutti i film dedicati al mondo della boxe regalino, a chi li guarda, l’idea che non esista altro luogo, all’infuori del ring, in cui una persona possa raggiungere l’apice della propria realizzazione spirituale ed estetica; come se nel gesto del colpo della vittoria, nell’esplosione della folla, nei flash dei fotografi e nelle lacrime delle persone più care che seguono l’incontro dal salotto di casa fosse racchiusa l’unica possibilità di portare a compimento in maniera gloriosa e poetica gli sforzi, le ambizioni, i sacrifici e i sogni di una vita intera.

Nessun altro sport ha mai trovato un’egual fortuna al cinema; forse perché non c’è altra disciplina che, meglio della boxe, si presta a raccontare e a incarnare il sogno (soprattutto americano) secondo cui attraverso il lavoro, il coraggio e la determinazione sia possibile trovare la felicità. E non è un caso che in un periodo come questo, in cui si avverte la necessità di parlare di sogni (anche qui soprattutto americani) realizzati, la produzione di film sul mondo del pugilato sia molto attiva: Creed, The Happiest Day in the Life of Olli Maki, o ancora Southpaw, Bleeder e Head of Stone (solo per citarne alcuni dell’ultimo anno e mezzo), anche quando ricalcano schemi narrativi già ampiamente utilizzati, riescono a colpire con forza lo spettatore.

Bleed - Più forte del destino di Ben Younger non fa certo eccezione. La storia è quella di Vinny Pazienza, pugile italoamericano che poco dopo la conquista del titolo di campione del mondo dei pesi super leggeri all’inizio degli anni ’90, rimase vittima di un terribile incidente automobilistico a causa del quale rischiò di perdere l’uso delle gambe. Costretto a indossare per sei mesi un tutore di metallo circolare avvitato direttamente nel cranio, “The Pazmanian Devil” cominciò ad allenarsi segretamente nel seminterrato di casa, riuscendo grazie alla propria tenacia a tornare sul ring per combattere contro il campione dei pesi super medi, nel più grande incontro della sua vita.

Pur con l’attenuante della storia vera adattata per lo schermo, Bleed - Più forte del destino ripropone la formula tipica della categoria: un campione decaduto cade e va in rovina, ma grazie alla forza di volontà riesce a rimettersi in piedi fino a entrare nella Storia; folla in delirio, lacrime, flash; titoli di coda. Younger, anche autore della sceneggiatura, non fa quasi nulla per uscire da un sentiero già battuto più volte; anzi, dà quasi sempre la sensazione di sfruttare un immaginario per asciugare ai minimi termini la caratterizzazione dei personaggi, eliminare ogni sfumatura e concentrarsi su un unico elemento: il corpo.

È un lungo, doloroso e faticoso processo di riappropriazione del corpo, quello compiuto dal protagonista di Bleed - Più forte del destino: una vera e propria resurrezione – con tanto di “corona di spine” – di cui viene restituita la sofferenza, di cui sembra quasi di sentire l’odore del sudore e del sangue. E nell’epoca della rete, della vita spacchettata tra i vari social e le chat su smartphone, riportare l’uomo al centro del ring, per combattere prima di tutto contro se stesso e i propri limiti, significa già, in un certo senso, sferrare un colpo da knockout.

IL FILM

Bleed for This
Ben Younger
Usa, 2017, 117'
Sceneggiatura:
Ben Younger
Fotografia:
Larkin Seiple
Montaggio:
Zachary Stuart-Pontier
Musica:
Julia Holter
Cast:
Tina Casciani, Ted Levine, Miles Teller, Liz Carey, Katey Sagal, Jordan Gelber, Daniel Sauli, Ciarán Hinds, Christine Evangelista, Amanda Clayton, Aaron Eckhart
Produzione:
Verdi Productions, The Solution Entertainment Group, Sikelia Productions, Magna Entertainment, Bruce Cohen Productions, Younger Than You
Distribuzione:
Notorious Pictures

Vinny Pazienza è un campione di pugilato. Un incidente spezza la sua carriera ma solo per poco. Dopo un anno di duro allenamento riuscirà a tornare sul ring.




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