Peter Berg

Boston - Caccia all'uomo

«Anni fa andammo da un dottore. Disse che io e Carol non avremmo potuto avere figli. Tornati a casa, cercammo di metabolizzare la faccenda. C'erano tre ragazzine che giocavano. Siamo rimasti lì a guardarle quasi in trance. Il lamento emesso da Carol non era pianto. La guardai negli occhi. Non era dolore. Era più come se montasse una guerra tra il Bene e il Male. Come se il Male cercasse d’entrare ma venisse respinto. Forse era l’inferno. È quello che ho visto oggi… Il Bene contro il Male, l’Amore contro l’Odio. Il diavolo ti colpisce così, hai solo un’arma per respingerlo. È l’amore. È la sola cosa che il Male non può toccare. Frapponiamo fra noi delle bombe, ma il potere dell’amore è feroce. Non credo ci sia altro mezzo con cui potremmo vincere».

Questa è la risposta del sergente di polizia Tommy Saunders al collega che gli chiede se tutto quello che è successo si sarebbe potuto evitare. Dove con “tutto” s’intende l'attentato alla maratona di Boston del 2013 e la conseguente caccia ai terroristi scatenatasi per le strade della città.

Questi gli eventi alla base di Boston - Caccia all'uomo, il film che Peter Berg ha diretto e co-sceneggiato partendo dal libro Boston Strong, di Casey Sherman e Dave Wedge. Secondo il punto di vista brutalmente manicheo di Berg, la guerra al terrorismo sarebbe così una sorta di trasposizione terrena di un conflitto trascendente, quello fra Bene e Male, Dio e il Diavolo, dove per sconfiggere il nemico bisognerebbe confidare nella forza salvifica dell'Amore. Il sergente Saunders ama la moglie, mentre uno dei terroristi disprezza la propria, americana convertita all'Islam, e maltratta il fratello minore (e complice nell'attentato), a sua volta spacciatore e sessuomane. Loro sono il Male, il cancro della società che li ha accolti, i profanatori delle sane tradizioni a stelle e strisce qual è, appunto, la maratona di Boston.

Se si pensa che il precedente film di Berg, Deepwater - Inferno sull'oceano (ancora tratto da una storia vera: l'esplosione di una piattaforma petrolifera e il tentativo dei sopravvissuti di salvare quante più vite possibile), si concludeva con i superstiti del disastro inginocchiati a recitare il Padre Nostro, sembra che il regista newyorkese voglia farsi portavoce di quella destra religiosa americana che spazia dai cattolici pro life agli evangelici, fino ai battisti degli stati del sud. Un movimento composito che, secondo diversi analisti, avrebbe sostenuto Trump per puro calcolo opportunistico, e che il neopresidente intenderebbe ripagare sia nominando l'ultraconservatore Neil Gorsuch a giudice della Corte suprema sia, soprattutto, approvando un programma che mira a estendere l'esercizio della libertà religiosa e ad applicarla alle persone di tutte le fedi, in ogni luogo e in qualsiasi momento.

Che Berg – esordiente nel 1998 come autore totale di Cose molto cattive, attacco feroce ai valori della middle class e al matrimonio borghese come baluardo del sogno americano – abbia abbracciato davvero le idee della destra religiosa o, come appare più probabile, stia cinicamente interpretando l'aria che tira, è tuttavia innegabile che nei suoi ultimi tre film l'ultrapatriottismo tenda a tracimare in qualcosa di molto simile al razzismo. Si pensi a Lost Survivor, ancora tratto da una storia vera, in cui una squadra di Navy SEALS in missione in Afghanistan, viene sterminata da un esercito di feroci talebani dall'occhio bistrato e spiritato (a salvarsi sarà solo il personaggio interpretato da Mark Wahlberg, da allora attore feticcio del regista). Nel film del 2013 i SEALS, atterrati in territorio nemico per compiere la loro missione, vengono casualmente scoperti da tre pastori. Indecisi se ucciderli, legarli agli alberi condannandoli a una probabile morte per assideramento o lasciarli andare, i soldati americani faranno prevalere la sacralità delle loro regole d'ingaggio, liberando i pastori che, naturalmente, si precipiteranno a denunciare la loro presenza ai talebani saltellando agili come capre tra le scoscese rocce del paesaggio afghano.

Davanti a una volgarità ideologica che, in fondo, aggiorna ai tempi la non dissimile rozzezza dei film della premiata ditta Norris (Chuck attore e Aaron regista e produttore), ci si chiede perché, allora, si debbano spendere parole per un autore tanto politicamente grossolano. A parte le possibili questioni socio-culturali (Berg come cineasta simbolo dell'era Trump?), la risposta è che, piaccia o no, ci troviamo probabilmente davanti al miglior regista d'azione oggi su piazza.

Dando ormai per acquisiti gli impressionanti stunt presenti in Lone Survivor (con i SEALS che sfuggono al fuoco nemico lanciandosi nel vuoto e schiantandosi pesantemente contro i massi di un bosco afghano, in scene di un realismo talmente esasperato da restituire la sensazione fisica del dolore), e la sua capacità nel gestire il caos di esplosioni che fanno di Deepwater un catastrofico girato come un war movie, è proprio in  Boston - Caccia all'uomo che Berg supera se stesso. La sua abilità di intrattenitore, davvero diabolica, si misura nella tensione costante che riesce a infondere a un film che supera i 130 minuti di durata, che racconta un fatto già ampiamente documentato (e, anzi, ormai superato dalla cronaca), e in cui l'attentato è risolto in pochi minuti collocati a una ventina di minuti dall'inizio; una tensione poi distillata nella successiva caccia all'uomo, nella professionale rielaborazione del già visto, e in un memorabile interrogatorio, quello in cui una misteriosa donna musulmana, l'attrice Khandi Alexander, incalza la moglie americana del terrorista reiterando la domanda: «are there other bombs?».

A fare la differenza e a lasciare ammirati, è però una straordinaria sequenza action: la messa in scena esemplare (per chiarezza e leggibilità, per gestione degli spazi e dei personaggi che vi si muovono dentro) della guerriglia urbana fra la polizia di Boston e i terroristi braccati. Dieci minuti di splendido caos notturno, in cui l'esplosione delle bombe e degli spari genera coreografie fra astrazione e iperrealismo, che dovrebbero servire a ridimensionare l'entusiasmo per lo stile banalmente tarantolato di Michael Bay e che, tirando le somme, ci dicono di come con Berg, volenti o nolenti, sarà probabilmente sempre più necessario fare i conti.

IL FILM

Patriots Day
Peter Berg
Usa, 2017, 133'
Sceneggiatura:
Peter Berg, Paul Tamasy, Matt Cook, Joshua Zetumer, Eric Johnson
Fotografia:
Tobias A. Schliessler
Montaggio:
Gabriel Fleming, Colby Parker Jr.
Musica:
Trent Reznor, Atticus Ross
Cast:
Jake Picking, Frank Czarnowski, Dicky Eklund Jr., Christopher O'Shea, Christopher O'Shea, John Goodman, Lana Condor, Mark Wahlberg, Michael Marchand, Rachel Brosnahan, Rhet Kidd
Produzione:
CBS Films, Closest to the Hole Productions
Distribuzione:
01 Distribution

Il resoconto dei fatti accaduti durante la maratona di Boston il 15 aprile 2013 quando un attentato causò la morte di 3 persone.




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