Claudio Cupellini

Condanna d'amore

Fra cosce che sfilano con la pelle d'oca, arroccate su tacchi vertiginosi e scomposti, fra inguini cianotici e non perfettamente depilati di un casting per modelle e un tappeto sonoro di domande da provino, nasce e prende forma, letteralmente, il corpo di Nadine.

Ventenne sola al mondo, in un incipit survoltato, si lega indissolubilmente a Fausto, che nelle primissime inquadrature del film le era passato accanto, lasciandole lo sguardo della macchina da presa addosso, sul tram su cui si trovavano entrambi, sconosciuti, diretti al loro incontro dettato dal fato. Del futuro, del resto, i due non paiono avere un'idea precisa, se non come disperato tentativo di riscatto economico: soldi facili per non vivere più quella “vita di merda” che tante volte viene nominata, che li accomuna e che permette loro di “riconoscersi” fra i topoi di un mélo quasi raffreddato nei colori plumbei di una Parigi invernale, di una Milano modaiola, di una casa austera e nobiliare sulle rive di un lago grigio, nella fredda luce al neon che campeggia all'ingresso del locale “Alaska”, una simbolica chiesa sconsacrata.

Il tempo razionalmente inteso non sembra contare nemmeno per il regista, che sceglie di sintetizzare in pochi attimi interi anni di vita, per poi dilatare all'inverosimile la sequenza di una mancata rissa, la decisione di un suicidio al sapor di mirtillo e gli scarti millimetrici che portano a esso, “i momenti che negli altri film sono troppo brevi, quelli in cui le persone si incontrano”.

Un bagno di colore nella Nouvelle Vague, fra i riferimenti citati dal regista stesso, una dichiarazione d'amore per Fino all'ultimo respiro, nella storia di un amour fou fra due diseredati che, come già in Una vita tranquilla dello stesso Cupellini, tentano, appassionati di soldi, amore e vita, di cambiare le proprie esistenze. Se nel film precedente del regista, il personaggio di Tony Servillo si era costruito una vita 'lontana' da quella da cui era fuggito con una programmaticità feroce - che permetteva al film di descrivere la mirabile parabola di un'esistenza segnata - qui i due giovani si muovono come ubriachi, fanno danni e si fanno molto male, senza paletti né costrutto. Assenza di compostezza di cui risente l'intera pellicola, caratterizzata anche da una sceneggiatura con voragini di debolezza.

Al film, però, si è tentati di perdonare tutto questo, in nome della follia dell'amore fra i due (ed Elio Germano è inarrivabile in quella che sembra un'improvvisazione continuamente controllata), la quale sembra voler debordare e permeare anche il piano stilistico. Tutto in nome dell'amore, dunque, come appare nel debole finale che tenta di aggiornare l'attesa promessa da Raskòl'nikov e Sof'ja in Delitto e castigo?

Forse, sotterranea, scorre un'altra interpretazione di questa storia d'amore e morte. Che cos'è che lega veramente Nadine e Fausto, che li porta a non poter fare a meno l'uno dell'altra? Non l'amore, forse, e neanche la comune appartenenza a un medesimo diseredato paesaggio umano. Un vulnus iniziale, piuttosto, quello che li battezza coppia senza che la bella Nadine abbia neanche il tempo di chiedersi se le piaccia davvero quel giovane italiano che si mostra tanto spavaldo. Quella lesione che sembra segnare i personaggi del cinema di Cupellini, che costringe qui i due ragazzi ad aspettarsi, prima una poi l'altro, perché ormai non può essere altrimenti che così.

IL FILM

id.
Claudio Cupellini
Italia, Francia, 2015, 125'
Sceneggiatura:
Guido Iuculano, Filippo Gravino, Claudio Cupellini
Montaggio:
Giuseppe Trepiccione
Musica:
Pasquale Catalano
Cast:
Elena Vettori, Désirée Giorgetti, Giovanni Bissaca, Nicola Sisti Ajmone, Roberta Rovelli, Orietta Notari, Dov Mamann, Anis Gharbi, Édouard Giard, Hazel Morillo, Florence Villain, Anna Zelthonosova, Rossana Mortara, Nadia Aldridge, Stefano Fregni, Riccardo Floris, Mariasole Mansutti, Fred Epaud, Eric Caruso, Xavier Lemaître, Anastasia Vinogradova, Roschdy Zem, Marco D'Amore, Pino Colizzi, Antoine Oppenheim, Elena Radonicich, Paolo Pierobon, Valerio Binasco, Astrid Bergès-Frisbey, Elio Germano
Produzione:
Indiana Production Company, con Rai Cinema in coproduzione con la francese 247 Films.
Distribuzione:
01 Distribution, con Rai Cinema in coproduzione con la francese 247 Films.

Fausto e Nadine si incontrano per la prima volta nei saloni di un grande albergo di Parigi, scoprendosi fragili, soli e ossessionati da un’idea di felicità che sembra irraggiungibile.Dopo essersi conosciuti si perderanno, si ameranno e soffriranno. Il destino avrà in serbo non pochi ostacoli per questo giovane amore.




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