Krzysztof Zanussi

Corpo estraneo di Krzysztof Zanussi

Il regista polacco Krzysztof Zanussi, vincitore nel 1984 del Leone d’oro per L’anno del sole quieto, torna nelle sale con Corpo estraneo, presentato a Toronto nel 2014.

Protagonista del film è Angelo (nome già di per sé molto connotato), un giovane italiano di fede cristiana, innamorato della polacca Kasia, la quale, però, vittima dei propri travagli interiori e innamorata di Dio, decide di prendere i voti. Il «corpo estraneo» all’iter spirituale si configura da subito con il binomio Denaro ed Eros, incarnato dal progressismo capitalista del terzo personaggio della vicenda, Krystyna, direttrice della multinazionale di Varsavia presso cui Angelo è stato assunto.

Il soggetto del film potrebbe riassumersi con il celebre aforisma hegeliano «la notte delle vacche nere», tanto ogni personaggio è fedele al proprio io da non vedere altro. Il poliformismo tipico del postmoderno è tale che anche il fantasma del comunismo, attraverso la madre di Krystina, incapace di rinnegare Stalin, entra a far parte dello spettro ideologico allestito da Zanussi.

Corpo estraneo è una parabola di investigazione della spiritualità contemporanea: ogni personaggio è presentato come un’entità a se stante, la femminilità è sospesa tra monacalità e sadismo e lo stesso denaro è dipinto in maniera monocroma, fra l’opera di speculazione e quella beneficenza. Lo spettatore non riesce però a partecipare al dolore dei personaggi, così univoci da impedire ogni forma d’interazione. Zanussi sceglie infatti di far parlare più i contenuti, saturi a livello ideologico, delle immagini, trasformando Corpo estraneo in un film religioso che insegue, senza raggiungerla, la dimensione metafisica dell’uomo. «Je suis mon corps», scriveva il filosofo Gabriel Marcel, spiegando come il corpo non sia qualcosa che si ha, ma che si è. E Zanussi va a caccia di una dimensione metafisica presente prima nelle pieghe del corpo, che in quelle dello spirito.

Uno slancio lirico è recuperato quando a parlare sono i suoni, soprattutto grazie alla colonna sonora di Wojciech Kilar (già autore degli score di Il pianista e del Dracula di Coppola), o nel momento in cui Krystina prende la mano della madre morta e la lascia cadere. In questi casi, il peso della gravità vince su quello della coscienza, come la morte dell’uomo su quella dell’ideologia, testimoniando come il valore di un’opera d’arte risieda non nel suo contenuto ma nella sua forma.

Forse per questo, alla fine, quando Kasia sorride angelica nel momento in cui prende i voti, si sente un evidente gap stilistico, non dico di fronte alla Giovanna d’Arco di Dreyer, ma anche soltanto al cristo innevato dell’ultimo Tarantino.

IL FILM

Obce Ciało
Krzysztof Zanussi
Polonia, Russia, Italia, 2014, 117'
Sceneggiatura:
Krzysztof Zanussi
Fotografia:
Piotr Niemyjski
Montaggio:
Milena Fiedler
Musica:
Wojciech Kilar
Cast:
Sławomir Orzechowski, Riccardo Leonelli, Agnieszka Grochowska, Agata Buzek, Weronika Rosati
Produzione:
TOR Film Production
Distribuzione:
Lab80 Film

Angelo e Kasia si incontrano e innamorano in Italia, entrambi fanno parte del movimento cattolico dei Focolarini. Quando lei decide di tornare in Polonia per entrare in convento, lui decide di seguirla nella speranza che cambi idea. Nel frattempo, a Varsavia, trova lavoro in una multinazionale, dove la sua superiore Krystyna, una donna disinibita e cinica, è allo stesso tempo affascinata dalla sua fede e desiderosa di circuirlo e dominarlo. Tra scandali ed episodi di corruzione legati all’azienda in cui Krystyna riesce a coinvolgere Angelo, raggirandolo e rendendolo un capro espiatorio, il destino dei due subirà una svolta. Le sorti spirituali ed esistenziali di Angelo saranno legate alla scelta dell’amata Kasia, quelle di Krystyna alle conseguenze estreme del suo agire senza scrupoli




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