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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Francesco Bruni

Cosa sarà

Le vicende produttive, distributive e autobiografiche sono certamente parte integrante di Cosa sarà, che però ha l’indubbio merito di essere piuttosto un film, senza alibi. Vale a dire che riesce a non trascinarsele dietro come una zavorra o uno schermo protettivo. L’unico schermo al quale infatti il film fa ricorso è quello rigorosamente cinematografico, innanzitutto nel senso che si difende benissimo da solo, senza bisogno di essere compreso sul piano umano, come espressamente dice a chiare lettere il protagonista al produttore che si sente in colpa nei suoi confronti solo perché malato. Ma il concetto di schermo cinematografico è anche presente nella capacità di Cosa sarà di guardare all’esistente. 

In questa severa parabola che non risparmia innanzitutto il suo eroe sfortunato, Francesco Bruni si lascia volentieri indietro la propria vicenda personale, la pungola e utilizza come spunto per fare piuttosto un’analisi dello stato di salute precario del cinema italiano. La battuta chiave è dunque quella che il suo alter ego relativo, Bruno Salvati pronuncia emblematicamente davanti a un’esigua platea di spettatori degenti: lui sì, non sta messo bene con la chemioterapia, ma c’è chi sta persino peggio. Nessuna risata, nessun applauso, un incidente occorso al termine della proiezione a uno dei presenti che ha smesso di respirare in quel preciso istante in cui sarebbe dovuto cominciare il dibattito. 

Cosa sarà eccede spesso e volentieri la misura soggettiva per alludere a un contesto più ampio e problematico, in cui è tutto il comparto del cinema e dello spettacolo, specialmente in Italia, a non stare troppo bene. La presenza di medici, parenti e infermieri con le mascherine chirurgiche, parte ormai dell’abbigliamento planetario, diventa addirittura un valore aggiunto di un film che ha persino saputo essere previdente scegliendo come location prevalente quella ospedaliera. La malattia mortale diventa dunque un’allegoria efficace, a largo spettro, intelligente e tagliente. Peggio di un paziente gravemente ammalato c’è il cinema nel suo complesso, e non si sa se il male sia curabile o meno. La stessa idea della commedia che vorrebbe far ridere, almeno nelle intenzioni di Bruno, ma che invece non rinuncia a questa prerogativa compromettendo gli incassi, riconduce ulteriormente il tema centrale del film ad una questione di fondo. Non è forse il destino della commedia odierna, intesa come genere trainante per il mercato e di riferimento per lo stesso Bruni, prima sceneggiatore, poi autore completo, la piaga su cui il film mette il dito?

Forte del suo sottotesto Cosa sarà, a dispetto della dolorosa premessa personale da cui ha preso le mosse (donde la scelta onomastica di Bruno, che sta per Bruni, e di Salvati nell’accezione strettamente salvifica del termine), prende letteralmente il largo come l’imbarcazione finale verso una destinazione indefinita, donde il titolo. Si fa cioè interprete leale di un malessere collettivo che investe l’intero settore e si riflette sulla società tutta, a partire dal nucleo familiare che pur nella fatale sorte toccata al soggetto maschile (in quanto tale è fisiologicamente più debole e immaturo) si rivela stavolta solido nel momento in cui le redini sono affidate a una composita leadership di fatto a maggioranza femminile. La lucidità dell’insieme è innegabile, mentre la scelta di parlare seriamente delle cose facendo volentieri sorridere, con gag e situazioni mai ingombranti, unita alle complicazioni narrative rientra con ogni probabilità più nel mestiere collaudato, ma che tuttavia qui assume valenza di autenticità autoriflessiva. Insomma, Cosa sarà e l’ discreto, trasparente e sincero di un autore testimone della sua malattia e, tra le righe, di quella del suo tempo oltre che del suo specifico mondo.

 

IL FILM

Cosa sarà
Francesco Bruni
Italia , 2019, 100'
Sceneggiatura:
Francesco Bruni
Fotografia:
Carlo Rinaldi
Montaggio:
Alessandro Heffler, Luca Carrera
Cast:
Barbara Ronchi, Giuseppe Pambieri, Kim Rossi Stuart, Lorenza Indovina
Produzione:
Palomar Production
Distribuzione:
Vision Distribution

La vita di Bruno Salvati è in una fase di stallo. I suoi film non hanno mai avuto successo e il suo produttore fatica a mettere in piedi il prossimo progetto. Sua moglie Anna, dalla quale si è recentemente separato, sembra già avere qualcun altro accanto.  E per i figli Adele e Tito, Bruno non riesce a essere il padre presente e affidabile che vorrebbe. Un giorno Bruno scopre di avere una forma di leucemia. Si affida immediatamente a un’ematologa competente e tenace, che lo accompagna in quello che sarà un vero e proprio percorso a ostacoli verso la guarigione. Il primo obiettivo è trovare un donatore di cellule staminali compatibile: dopo alcuni tentativi falliti, Bruno comincia ad avere seriamente paura, Cosa sarà di lui? Suo padre Umberto, rivelandogli un segreto del suo passato, accende in tutti una nuova speranza. Bruno e la sua famiglia intraprendono un inatteso percorso di rinascita, che cambierà i loro rapporti e insegnerà a Bruno ad alzare gli occhi da sé stesso e a guardare gli altri.




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