Teona Strugar Mitevska

Dio è donna e si chiama Petrunya

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Dio esiste. E se fosse una donna? La commedia macedone di Teona Strugar Mitevska arriva in concorso alla Berlinale con tutto il portato che la questione del femminile solleva ormai sistematicamente in ogni festival di cinema, dal #meetoo in avanti. Ed è una boccata di aria fresca, prova ulteriore che forse sarebbe il caso di smettere di etichettare un film (e dunque giudicarne automaticamente la presunta o meno onestà intellettuale) sulla base della notiziabilità della questione femminile stessa. 

Il femminismo non è certo un label (positivo o negativo che lo si voglia intendere) ma un tema complesso che ha assunto oggi una rilevanza troppo spesso gestita in modo piuttosto superficiale e controproducente. Dio è donna e si chiama Petrunya è un film girato e prodotto da donne che ha come protagonista un forte personaggio di donna e dunque, inevitabilmente, è un film “al femminile”. Ma soprattutto è un film che affronta in modo intelligente la possibilità reale di sovvertire – oggi – le convenzioni di una società ancora fondamentalmente patriarcale attraverso gesti simbolici.

I gesti d’altra parte (come le parole) sono importanti. Anche se il gesto istintivo compiuto da Petrunya - ragazza corpulenta e apatica condizionata dal rapporto conflittuale con la madre – non ha di per sé alcun intento rivoluzionario ma acquisisce questo valore per le conseguenze che provoca. Petrunya sta sotto il ponte alle porte del villaggio di Stip assistendo, come tutti, alla cerimonia annuale che vede il pope gettare una croce di legno nel fiume e i maschi del villaggio tuffarsi nelle gelide acque per recuperarla e garantirsi un anno di fortuna e prosperità. Petrunija sta li infagottata in un vestito impostole dalla madre e coperta da un pellicciotto nero informe, sta lì, con la sua tormentata indolenza, con il peso di quel lavoro che non ha, con il fardello della sua laurea in Storia percepita da tutti come inutile, con la gravità della sua intelligenza e del suo essere fuori luogo appoggiati sulle spalle. Eppure a un certo punto, senza pensare, si tuffa, mettendosi in competizione diretta con i maschi e, colpa maggiore, vincendo la sfida.

Quando riemerge dalla corrente fredda, il suo gesto ha rotto tutte le convenzioni e finirà per cambiare la sua vita e un po' anche il mondo in cui vive. Ma Petrunya ancora non lo sa. Il film la accompagna da questo punto in poi in una battaglia che dura una notte e che prende forma a poco a poco intorno al suo corpo ingombrante, ai suoi occhi scuri e luminosi, alla cicatrice che ha sul naso. Un volto e un corpo che occupano spesso il quadro frontalmente, sempre più sicuri di sé, sempre più consapevoli del proprio ingombro e finalmente determinati a esserlo. Intanto gli uomini intorno (il pope, il commissario di polizia, i fanatici sconfitti che la vogliono linciare, l’agente che la sostiene) si dimenano per cercare, ognuno a suo modo, di ristabilire l’ordine e/o la tradizione. Finiscono però sempre agli angoli del quadro, spesso fuori fuoco, rendendo vano ogni tentativo di riportare lo sguardo su di loro; nel frattempo Petrunya e la giornalista che cerca di tirar fuori dal sul suo gesto un caso mediatico necessario a cambiare le cose, conquistano il loro spazio.

Dio è donna e si chiama Petrunya è certo un film figlio di questi tempi, non tanto (o non solo) per il tema quanto piuttosto proprio per lo stile di messa in scena e di scrittura che sceglie; un stile molto studiato ma che riesce a rimanere sincero, mai velleitario, talvolta un po' sornione nel suo assoluto controllo ma mai gratuito. Semplicemente un film capace di raccontare una storia (per altro ispirata a un fatto di cronaca) e di farlo con meritevole leggerezza senza cedere al rischio di strumentalizzarne il messaggio e di caricare inutilmente i toni. Alla faccia della superficialità.

 

Dio è donna e si chiama Petrunya
Macedonia, 2019, 100'
Titolo originale:
Gospod postoi, imeto I’E Petrunija
Regia:
Teona Strugar Mitevska
Sceneggiatura:
Elma Tataragic, Teona Strugar Mitevska
Fotografia:
Virginie Saint Martin
Montaggio:
Virginie Saint Martin
Musica:
Olivier Samouillan
Cast:
Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Stefan Vujisic, Suad Begovski, Violeta Shapkovska Xhevdet Jashari, Zorica Nusheva
Produzione:
Sisters and Brother Mitevski
Distribuzione:
Teodora Film

Disillusa dalla vita e senza lavoro, la giovane Petrunya si ritrova per caso nel mezzo di un’affollata cerimonia religiosa: una croce di legno viene lanciata nel fiume e chi la recupera avrà un anno di felicità e prosperità. Petrunya si getta in acqua, riuscendo a prendere la croce per prima, nello scandalo generale: mai a una donna era stato permesso di partecipare all’evento e tantomeno di vincere. Tutto il paese sembra unito nel chiederle di restituire la croce, ma Petrunya è decisa a non arrendersi e a tenerla con sé a ogni costo.

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