F. Gary Gray

Fast & Furious 8

Il destino. Il fato. Dei furiosi. Una roba da Antico Testamento. Tanto che i film della saga di Toretto & Co. sono sempre più biblici, sempre più religiosamente solenni. Perché articolano con una spudoratezza sublime i sentimenti primari dell’uomo, il bisogno, la passione, il tradimento, il perdono. E poi ancora il gruppo, la protezione del gruppo, l’appartenenza ad esso. E sopra tutto, il peccato. Quella cosa così proibita, così inammissibile. Il peccato quale tentazione. La caduta dell’angelo. Fino al ritorno, fino al rimpatrio.

Questi film, che non sono più film, casomai sono un unico film in continua trasformazione, in spirito evolutivo, scivolosi e trasparenti in quanto permettono ai personaggi di scivolarvi attraverso, da uno all’altro, da una parte all’altra, buoni e cattivi, e cattivi e buoni, in perpetuo divenire e resistente sviluppo, questi film così deautorializzati (e a tal proposito molto lontani ad esempio dall’egolalia autosufficiente della serie dei Transformers) eppure perfettamente aderenti a un’idea, di straordinaria coerenza ideologica anche quando schiacciati dalla produzione, questi film sono ormai delle Sacre Scritture interne al genere e al mercato, delle pagine sacrali in cui si racconta di donne e uomini chiamati a fare i conti con la seduzione del male nella contemporaneità.

E Fast & Furious 8 (ma quanto è precisamente più puntuale il titolo originale: The Fate of the Furious) è una parabola evangelica di aggregazione e allontanamento, di dolore e di epifanie, di convinzioni sbagliate e di dubbi provocanti; il racconto di un diavolo insidioso, di un uomo buono confuso da malvagie lusinghe, della famiglia allargata di quest’ultimo incredula davanti alla sua apparente infedeltà e infine del ritorno a casa. E poi l’ennesima rivelazione conclusiva: che l’essere parte di una comunità forte e unita ma permeabile, a conti fatti ristretta e tuttavia generosa e aperta all’accesso, è il solo senso sociale che oggi possa avere qualche valore. Un solo bacio del demonio non basta (e che momento grandioso quello dell’intimità violata fra Cipher e Dom davanti allo sguardo confuso e disorientato di Letty: il bacio di Satana, un illusorio bacio di Giuda, l’amore posto di fronte a una prova estrema di fede).

In tutto ciò, Fast & Furious 8 sembra davvero azzerare qualunque altra necessità. Le ragioni esponenziali dello spettacolo sono naturalmente evidenti, però allora più della cavalcata del sommergibile trova un vero significato originario la tappa a New York. Che è un vero balletto astratto, impossibile e stupefacente, con ballerine di fila che si aggiungono alle prime ballerine, coreografia di chorus-car che entrano in scena dai lati e dall’alto, che sfilano e che piovono, e che termina con intuizione geniale a due e in un vicolo, alley “dietro le quinte”, il fondo di un fondale: sul palcoscenico si rincontrano Dom e Letty dopo l’adulterio, per poco, faccia a faccia, giusto il tempo di capire, di guardare negli occhi, di non dare niente per scontato o per chiuso. Che sospensione magnifica, che interruzione mirabile, West Side Story moderno, duetto innamorato – fra rischi e pericoli – dopo un numero musical dalle molteplici, infinite voci. Non è un caso che la vicenda finisca proprio lì, a New York, in alto, sulla terrazza di un attico che domina la città, fra i grattacieli, fra cielo e terra. Ricordate i primi minuti del capolavoro di Robert Wise, dopo l’ouverture e il “puntinismo toponomastico” di Saul Bass, quegli innovativi travelling aerei, plongée sull’acqua, il ponte, le strade, i tetti, da Manhattan ai cortili di cemento fra le mura? Ricordate i viottoli, i mattoni, le scale antincendio, le finestre, i recinti?

On the stage di Fast & Furious 8 va in scena il tormento e l’estasi di una mini-collettività caritatevole e umana, che dà il battesimo ad alcuni nuovi arrivati e al nuovo Brian, baby-Toretto, bebè-miracolo che riapre le danze, i giochi e la vita, e che ovviamente è stato l’oggetto del contendere fra il Bene e il Male, la purezza da inquinare e da corrompere, e che viene salvato da un ex villain (ma certo!) in uno splendido corpo a corpo per aria che sta fra lo slapstick infantile dei Leonard Nimoy e Amy Heckerling degli anni Ottanta e Crank. Questo Brian è il nuovo testimone, e non può far altro che sconfiggere la morte.

IL FILM

The Fate of the Furious
F. Gary Gray
Usa, 2017, 136'
Sceneggiatura:
Chris Morgan
Fotografia:
Stephen F. Windon
Montaggio:
Paul Rubell, Christian Wagner
Musica:
Brian Tyler
Cast:
Nathalie Emmanuel, Michelle Rodriguez, Kurt Russell, Jason Statham, Helen Mirren, Elsa Pataky, Elsa Pataky, Dwayne Johnson, Charlize Theron, Scott Eastwood, Vin Diesel
Produzione:
One Race Films, Original Film
Distribuzione:
Universal Pictures

Vin Diesel torna ancora una volta protagonista di Fast & Furious 8 insieme a Dwayne Johnson.




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