Hiroyuki Morita

Favoloso Ghibli

Ormai marchio di garantito successo, oggetto di un merchandising eguagliato solo dalla Disney, lo studio Ghibli si è affermato come espressione di una precisa concezione del film animato, lontano dai paradigmi tecnico-stilistici di tendenza, in favore di una narrazione dilatata d’impianto favolistico e un disegno piatto dal colore uniforme di tradizione chiaramente fumettistica.

Con il ritiro dalle scene del fondatore dello Studio, il pluripremiato Hayao Miyazaki, il distributore Lucky Red ha scelto di cavalcarne il successo, riproponendo o portando in sala per la prima volta nel formato cosiddetto “evento” (il film in questione uscirà solamente domani e mercoledì) quei anime realizzati in passato dal gruppo di animatori giapponesi, circolati in Italia solamente nel circuito home video o ancora inediti.

È questo il caso di La ricompensa del gatto, che arriva in sala a quattordici anni dalla realizzazione. Concepito come spin-off de I sospiri del mio cuore (Yoshifumi Kondō, 1995), il debutto alla regia di Hiroyuki Morita pone al centro della vicenda i gatti Baron e Muta, figure di contorno nella pellicola precedente, qui tramiti tra il mondo umano e quello animale intenti a recuperare la giovane Haru, resa felino dal Re dei gatti per concederla in sposa al figlio a cui la giovane ha salvato la vita.

Pur privo della profondità e della grazia del cinema Miyazaki, ma con alcune incisive invenzioni visive (la corsa della protagonista a dorso di gatto verso il reame felino o la sua discesa dal cielo per mezzo di una scala di corvi), il film rielabora alcune fiabe classiche europee arricchendole di elementi della tradizione simbolica e iconografica nipponica.

Ne risulta un originale racconto sulla necessità di mantenere viva la propria personalità, anche davanti ai grandi cambiamenti della vita. È infatti il rifiuto di Haru di diventare gatta, perché contro-natura e soprattutto perché contro la sua volontà, il punto culminante del racconto. L’opporsi della protagonista a tale imposizione è il segno di una presa di coscienza, dell’affermazione di desideri e obiettivi personali; mentre l’annullamento del proprio io in funzione di un “altro”, diventa minaccia all’integrità personale, evento farsesco quanto innaturale mutamento di sé.

Un concetto rivolto in particolare a un pubblico di adolescenti – non a caso la protagonista ha tredici anni, a differenza dei bambini eroi ed eroine tipici del Ghibli – ma espresso con un tale tatto da risultare chiaro a qualsiasi fascia di età, a conferma dell’importanza e della bellezza di un’animazione adulta che nel tempo ha trovato forme espressive sempre più efficaci e accattivanti.

IL FILM

Neko no ongaeshi
Hiroyuki Morita
Giappone, 2002, 75'
Sceneggiatura:
Donald H. Hewitt, Cindy Davis Hewitt, Reiko Yoshida, Aoi Hiiragi
Musica:
Yuji Nomi
Cast:
Tetsu Watanabe, Mari Hamada, Kenta Satoi, Hitomi Satã, Takayuki Yamada, Aki Maeda, Yoshihiko Hakamada, Chizuru Ikewaki
Produzione:
Hakuhodo, Mitsubishi, Nippon Television Network
Distribuzione:
Lucky Red, Hakuhodo

Haru, una ragazza di 17 anni stanca e annoiata dalla sua vita studentesca, un giorno salva un gatto che sta per essere investito da un camion per la strada. Durante la notte il Re dei Gatti va a farle visita: il gatto che la ragazza ha salvato è nientemeno che il Principe dei Gatti e suo padre, immensamente grato del gesto, vuole ricompensarla facendole sposare il suo giovane figlio. Ma quando nella notte Haru verrà rapita e portata nel Regno dei Gatti per le nozze, andranno in suo soccorso il gatto Baron, il gattone Muta e il corvo Toto (tre personaggi già presenti ne I sospiri del mio cuore). Riuscirà Haru a tornare nel suo mondo? Riuscirà a diventare più consapevole e sicura di sé grazie all’esperienza nel Mondo dei Gatti?




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