Taylor Sheridan

I segreti di Wind River

C’è una ferita che solca la superficie de I segreti di Wind River, che sfregia la compattezza lucida della neve. Appare subito, sin dalla prima sequenza, quando le grida e i lamenti di una ragazza ferita lacerano il silenzio e la pace di una notte nel bosco. E se ne rimane lì, per tutto il film, come una cappa di lutto e malinconia che pesa sulla storia, sui personaggi, al di là delle esigenze narrative. Taylor Sheridan, già sceneggiatore di Sicario e Hell or High Water, per questo suo esordio alla regia sceglie una storia nella quale non posso non vedere una sorta di risposta a Fargo, sia al film che ai tre capitoli della serie televisiva. Quasi a voler rettificare il clima da pièce dell’assurdo che vi regna sovrano, la mescolanza compiaciuta di morte e grottesco che li accompagna in sottofondo, Sheridan strappa dal tessuto del suo film ogni possibile filo di ironia, restituendo agli eventi una dimensione pienamente drammatica. Il paesaggio innevato del Wyoming come emblema di un mondo perfetto, di un’armonia naturale che poi le debolezze sanguinarie degli uomini provvedono a macchiare di colpe indelebili. Da un punto di vista estetico, I segreti di Wind River è il film gemello di Un sogno chiamato Florida: in entrambi casi il regista lavora in chiave espressiva, ovvero figurativa e drammaturgica, sulla natura dirompente dell’attrito fra lo spazio e i comportamenti delle persone che lo abitano

Nel suo zelo tassonomico, Wikipedia definisce I segreti di Wind River un neo-western murder mystery film. In effetti, sotto il profilo iconografico e narrativo, la definizione, pur nella sua complessità, non fa una piega. Siamo nel Wyoming, quindi l’ambientazione è western; la storia ruota intorno a due delitti dei quali va chiarito il movente e individuato il colpevole, dunque appartiene al genere poliziesco. Ma qui è il tono a fare la differenza, la malinconia di un lutto che vede in ogni singola aggressione un oltraggio alla misura e all’equilibrio dell’universo, cui fa da testimone, con la sua sola e stessa presenza, il paesaggio. E’ per questo che la risoluzione dell’enigma e la punizione del colpevole, pur nella sua perfetta e precisa corrispondenza al misfatto compiuto, non cicatrizzano nulla, non riportano le cose allo stadio precedente, né ristabiliscono alcuna armonia. Nella bellissima immagine finale due personaggi, entrambi colpiti nel profondo degli affetti dalla violenza degli uomini, siedono silenziosi davanti a una casa, gli occhi persi nello spazio che li avvolge. Forse ancora increduli della distanza che separa la bellezza dal mondo dalla scelleratezza di chi lo abita. O forse invece, per dirla con Cormac McCarthy, segnati dalla «profonda, profondissima consapevolezza del fatto che bellezza e perdita sono tutt’uno».

IL FILM

Wind River
Taylor Sheridan
Usa, Gran Bretagna, Canada, 2017, 111'
Sceneggiatura:
Taylor Sheridan
Fotografia:
Ben Richardson
Montaggio:
Gary Roach
Musica:
Warren Ellis, Nick Cave
Cast:
Tantoo Cardinal, Norman Lehnert, Martin Sensmeier, Kelsey Asbille, Julia Jones, Jon Bernthal, Jeremy Renner, Ian Bohen, Hugh Dillon, Graham Greene, Gil Birmingham, Eric Lange, Elizabeth Olsen
Produzione:
Savvy Media Holdings, Film 44, Acacia Filmed Entertainment, Thunder Road Pictures, Voltage Pictures
Distribuzione:
Eagle Pictures

Un cacciatore solitario ritrova durante un’escursione tra le nevi il corpo senza vita della figlia di un suo caro amico. Mosso da un passato personale misterioso decide di unirsi alla giovane agente FBI Jane Banner in una pericolosa caccia all’assassino. Nell’apparente silenzio dei ghiacci si nasconde una sconvolgente verità.




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