Vahid Jalilvand

Il dubbio - Un caso di coscienza

Il Dubbio, opera seconda di Vahid Jalilvand, già regista di Un Mercoledì di Maggio, dimostra l’interesse del regista per storie in cui il dilemma personale si intreccia con i problemi sociali. L’uomo, nei suoi film, è quasi sempre un animale metropolitano ferito e colpito dalle istituzioni, costretto a nascondersi fisicamente ma anche allontanarsi dalla verità del reale per sopravvivere.

Il dubbio è un percorso intimo, un racconto che scava sempre più a fondo dentro più anime dilaniate dall’incertezza mentre le coordinate esistenziali si sgretolano e si dissolvono.

Un bambino muore a seguito di un incidente stradale e di due notti di vomito e diarrea: è colpa della lesione vertebrale causata dall’auto che ha urtato la motocicletta su cui viaggiava insieme alla sua famiglia, padre, madre e sorellina, oppure di un’intossicazione alimentare dopo aver mangiato del pollo contaminato?

Jalilvand sceglie la strada forse più ovvia ma sicuramente più affascinante: quella di mettere in scena il tema del film attraverso la descrizione dei due protagonisti, il dottor Narima responsabile dell’incidente e Moosa, il padre del bambino, entrambi coinvolti da un’esperienza che mette in crisi le sicurezze costruite professionalmente e privatamente.

È però la profonda eticità delle scelte a determinare la grandezza del film: dove la mancanza dell’unità di tempo (la narrazione procede per sbalzi, frammentando l’esposizione cronologica) porta lo spettatore a vivere uno stato confusionale simile a quello dei personaggi, favorendo così l’immedesimazione e l’empatia, e lo rende parte attiva dello svolgimento. Salvo poi, sul finale, lasciare nell’incertezza il giudizio e far sì che la posizione morale di ogni spettatore sia assunta in assoluta autonomia, attraverso l’ultimissima soggettiva del dottor Narima e la possibilità addirittura di sostituirsi al suo sguardo.

Il Dubbio è un film spoglio: la musica non aiuta a suggerire lo stato d’animo necessario di fronte agli accadimenti; i luoghi sono nudi, angusti, lasciano percepire l’immanenza di un pericolo, la sovraesposizione della malattia. La verità soggettiva si confonde con quella soggettiva, ed entrambe procedono separate mostrando ognuna la sua espressività, che si riflette come in uno specchio oscuro nei due protagonisti. Il film può essere così un romanzo intimista e insieme un dramma, la disamina di una crisi di coscienza personale e di una lacerazione del tessuto sociale di un Paese; una storia di rimozione e rabbia, di silenzio e paura.

Un mondo dove il dolore ha travolto ogni cosa (suoni, geografie, anime), lasciando solamente macerie.

IL FILM

No Date, No Sign
Vahid Jalilvand
Iran, 2017, 104'
Sceneggiatura:
Vahid Jalilvand, Ali Zarnegar
Fotografia:
Payman Shadmanfar, Morteza Poursamadi
Montaggio:
Vahid Jalilvand, Sepehr Vakili
Musica:
Peyman Yazdanian
Cast:
Hediyeh Tehrani, Amir Aghaee, Alireza Ostadi, Navid Mohammadzadeh, Saeed Dakh, Zakieh Behbahani
Distribuzione:
102 Distribution

Kaveh Nariman è un medico legale che lavora in obitorio. Una sera investe accidentalmente con la sua auto una famiglia che viaggia in moto. Il bambino cade e batte la testa in modo apparentemente privo di conseguenze. A distanza di poche ore arriverà il suo cadavere. La diagnosi dell’autopsia parla di avvelenamento per botulismo ma il medico ha il dubbio che la causa possa addebitarsi all’incidente. Avrà il coraggio di chiarire la situazione?




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