Eli Roth

Il mistero della casa del tempo

A prima vista quella di Eli Roth potrebbe sembrare una scelta decisamente anticonvenzionale. Dopo aver basato la propria filmografia sul genere horror più crudo e splatter con film come Hostel (2005) o The Green Inferno (2013), ora firma un film per famiglie con protagonista un ragazzo di dieci anni che scopre di avere uno zio stregone alle prese contro un mago malvagio.

Tuttavia bisogna fare uno sforzo in più per comprendere quanto Il mistero della casa del tempo possa definirsi un prodotto coerente con quanto fatto sinora dal cineasta americano. Roth si concentra ancora su un tempo che non c’è più, cerca nuova linfa dal passato e vuole riportare in gloria un particolare genere cinematografico ormai non molto di moda. L’horror di serie B in forma mainstream era solo il primo tassello di questo mosaico. Ora il regista si rivolge agli epici film di avventura per ragazzi che tutti conosciamo, I Goonies, Gremlins, Pomi d’ottone e manici di scopa

Non deve perciò sorprendere che tra le case di produzione ci sia la Amblin Entertainment di Spielberg e nemmeno che il vero protagonista della vicenda abbia il volto di Jack Black, uno che si è fatto strada nel genere di riferimento lavorando a progetti quali Jumanji o School of Rock. Il mistero della casa del tempo si presenta come un prodotto for family dal vecchio respiro, che vorrebbe unire magia, avventura, humor e buoni sentimenti.

Roth si nasconde dietro la macchina da presa mettendosi completamente al servizio della storia e lasciando che sia il racconto a parlare invece del suo sguardo. Tuttavia è proprio in questa scelta ragionata che si annida il difetto più evidente. La base di partenza, modellata a partire da un romanzo di John Bellairs, non è sicuramente all’altezza di un simile compito. Il film arranca notevolmente da un punto di vista narrativo, raccontando una storia prevedibile e scontata, priva della forza necessaria per esistere autonomamente e senza una regia più strutturata.

La forma di Roth si limita così a lasciare il giusto spazio alla morale e al pathos infantile (necessari, sia chiaro) che in poco tempo fagocitano l’intero progetto rendendolo elementare e privo di segreti misteriosi da ritrovare nascosti dietro qualche formula magica ormai talmente consumata da aver perso qualsiasi attrattiva.

IL FILM

The House with a Clock in its Walls
Eli Roth
Usa, 2018, 105'
Sceneggiatura:
Eric Kripke, dal romanzo di John Bellairs
Fotografia:
Rogier Stoffers
Montaggio:
Andrew S. Eisen
Musica:
Nathan Barr
Cast:
Perla Middleton, Owen Vaccaro, Lorena Izzo, Kyle MacLachlan, Jack Black, Colleen Camp, Charles Green, Cate Blanchett, Braxton Bjerken, Renée Elise Goldsberry, Sunny Suljic
Produzione:
Amblin Entertainment, Mythology Entertainment
Distribuzione:
01 Distribution

L’avventura magica e misteriosa di un ragazzino di 10 anni, Lewis Barnavelt, che si trasferisce a vivere nella casa vecchia e scricchiolante dell’eccentrico zio Jonathan. In questa strana dimora si nasconde un mondo segreto ricco di magie, misteri, streghe e stregoni che si rivelerà quando Lewis scoprirà che suo zio e la sua migliore amica Mrs Zimmerman sono due potenti maghi che lo coinvolgeranno in una missione segreta: scoprire l’origine e il significato del ticchettio di un orologio nascosto da qualche parte nei muri di casa…

 




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