Jon Favreau

Il re leone

«Ricordati chi sei»
Mufasa

Da sempre il cinema guarda al mercato, all’industria, ai profitti e alle strategie di marketing, dialogando al tempo stesso con la creatività, le emozioni, i ricordi, le sensazioni indelebili. Nei suoi anni migliori, Disney è riuscita a imporsi sulla concorrenza proprio perché capace di intrecciare alla perfezione questi due aspetti.

Da qualche tempo, però, ha deciso di rispolverare il passato per dargli nuova vita, o meglio nuova forma, e i classici più amati sono stati sottoposti a un restyling comunemente chiamato live action (cosa ci sia di live poi, è ancora tutto da capire, soprattutto in film come Il re leone in cui ogni personaggio è stato animato digitalmente…). Cannibalizzando sé stessa, dunque, Disney ha cercato il plauso e il consenso di un nuovo pubblico, diventato una sorta di ossessione cinematografica. E per trovare nuove idee e nuovi spunti si è rifugiata nel vecchio, nell’usato garantito, nella formula vincente e senza tempo.

Il re leone (che riprende il film originale del 1994 ricalcando la struttura in scala quasi 1:1) tematizzava tale concetto: il rapporto tra il passato e il futuro, il vecchio e il nuovo, il coraggio necessario per intraprendere una scelta e quello per affrontarne le conseguenze in maniera responsabile. Ma è l’animazione digitale, portata a vette di straordinaria definizione, a raffreddare la visione in nome di un realismo di cui non si sente il bisogno. Tutto è al posto giusto, tutto è calcolato, prevedibile, disumano.

Il regista Jon Favreau ricalca lo storyboard del film originale, ma così facendo spiana la strada a un confronto inutile e impietoso, che mette in luce la vacuità emotiva del nuovo progetto. Questo remake è scarno, incompleto, privo di emozioni (anche nelle sequenze più concitate, come la scena della morte di Mufasa o il confronto con Rafiki).

Il re leone funziona, quindi, per far tornare in sala i bambini di allora, per affascinare quelli di oggi, per vendere gadget e rispolverare la colonna sonora con alcune brevi incursioni di prestigio (in primis la canzone di Beyoncé). Non funziona, però, per far tornare Disney a ciò che è sempre stata

Ben venga, allora, l’autoironia nell’omaggiare La bella e la bestia (unico guizzo del film) o nel non censurare le parole di Pumbaa nel celebre stacchetto di Hakuna Matata. Ben vengano, in generale, le proteste per le modifiche sulle imminenti Mulan o sirenette. Qui si torna a intravedere Disney. Qui si torna a respirare del vero cinema di animazione. Vedremo.

IL FILM

The Lion King
Jon Favreau
Usa, 2019, 118'
Sceneggiatura:
Jeff Nathanson
Fotografia:
Caleb Deschanel
Montaggio:
Mark Livolsi, Adam Gerstel
Musica:
Hans Zimmer
Produzione:
Fairview Entertainment, Walt Disney Pictures
Distribuzione:
Walt Disney Italia

Il cucciolo di leone Simba è molto legato al padre, re Mufasa, e sa che un giorno toccherà a lui diventare re della giungla. Il fratello del re, Scar, ha però dei piani diversi e ingaggia una battaglia per occupare il trono. Simba viene esiliato, ma con l'aiuto di una coppia di nuovi amici cercherà di riprendersi ciò che è suo di diritto.




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