Lars von Trier

Il desiderio e il dolore

Cominciamo dalle musiche.

Waltz n. 2 di Sciostakovic, con il quale si apriva Eyes Wide Shut, e Ich Ruf Zu Dir, Herr Jesus di Bach, sul quale si chiudeva Solaris. Due film, quelli di Kubrick e Tarkovskij, che parlano di desiderio: il dolore di perderlo, il piacere di ritrovarlo.

A dispetto dei trailer e delle anticipazioni, al centro di Nymphomaniac ci sono il desiderio e il dolore, non il sesso. Che pure ha nel film un ruolo importante, simile a quello del sasso che butti nello stagno per il piacere di vedersi formare, intorno al punto dove è affondato, cerchi concentrici sempre più ampi.

All’inizio la storia della ragazza ondeggia tra metafore sportive, analogie matematiche, digressioni ironiche: ansiosa di dare uno spessore drammatico alle proprie peripezie sessuali, Joe si ritrova di fronte un interlocutore che - nonostante venga ripetutamente sollecitato a considerarla una persona cattiva - schiva sistematicamente le trappole della religione, del peccato e del giudizio. Austero come un sacerdote, Seligman è in realtà un uomo di scienza e cultura, che condisce il racconto di erudizione e ironia, mai di morale. 

Poi però, a poco a poco, tra le pieghe del sesso comincia a intravedersi la trama del desiderio e del dolore. La passione muta per un uomo che non si può avere (Jerome), la disperazione rabbiosa per un uomo che si è avuto e perso (la signora H e il marito), la nostalgia struggente di un uomo che se ne sta andando (il padre).

Attorno alla storia di sesso lentamente si forma una geografia emotiva, i due territori si lambiscono e infine – nella scena più intensa e memorabile del film, quella del rapporto sessuale in ospedale, dove l’orgasmo di Joe trascolora in pianto, senza soluzione di continuità - si toccano.

Per Von Trier il sesso, quando riesce a districarsi dalle trappole della morale (le stesse che ad esempio avevano finito per imbrigliare la protagonista di Le onde del destino), è una egregia chiave di lettura di sentimenti complessi e misteriosi: desiderio e rimpianto, nostalgia e dolore. Passare dalla porta della pornografia per entrare nelle segrete stanze dell’emotività umana.

Ci torneremo sopra, perché siamo appena a metà, ma l’impressione è già quella di un film del quale, alla luce della sua inesorabile profondità, sarà difficile sbarazzarsi. 

IL FILM

Nymphomaniac: Vol. I
Lars von Trier
Danimarca, Germania, Francia, Belgio, Gb, 2013, 118'
Sceneggiatura:
Lars von Trier
Fotografia:
Manuel Alberto Claro
Montaggio:
Molly Marlene Stensgaard, Morten Højbjerg
Cast:
Jeff Burrell, Stellan Skarsgård, Charlotte Gainsbourg, Christian Slater, Shia LaBeouf, Stacy Martin, Sophie Kennedy Clark, Uma Thurman, Connie Nielsen, Ronja Rissmann, Ananya Berg, Anders Hove, Sofie Kasten, Maja Arsovic, James Northcote, Charlie Hawkins, Clayton Nemrow, Simon Böer
Produzione:
Zentropa Entertainments
Distribuzione:
Good Films

La storia poetica e folle di Joe, una ninfomane, come lei stessa si definisce, raccontata attraverso la sua voce, dalla nascita fino all’età di 50 anni. Una fredda sera d’inverno il vecchio e affascinante scapolo, Seligman, trova Joe in un vicolo dopo che è stata picchiata. La porta a casa dove cura le sue ferite e le chiede di raccontargli la sua storia. L’ascolta assorto mentre lei narra, nel corso dei successivi 8 capitoli, la storia della sua vita, piena di incontri e di avvenimenti.




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