Adrian Sitaru

Illegittimo

Adrian Sitaru appartiene a una generazione di registi straordinaria. Quella che indichiamo per comodità come nuova onda romena e che conta diverse individualità registiche (da Puiu a Mungiu, da Netzer a Porumboiu), tutte decisamente importanti (per motivi diversi) nel cinema contemporaneo. Ma che è in verità tutt’altro che un collettivo e qualcosa – invece – di molto simile un manipolo di personalità indipendenti. Sitaru è senz’altro meno conosciuto rispetto ai colleghi che abbiamo citato e benché vanti una carriera lunga e articolata, il suo nome resta legato quasi esclusivamente ai circuiti festivalieri. Anche per questo il fatto che ben due film del regista romeno, Illegittimo e Fixeur – grazie allo sforzo di Lab80 Film – escano in contemporanea in Italia, rappresenta un’occasione rara e quasi unica per accostarsi al cinema di un autore tanto peculiare.

Illegittimo, uscito nel 2016 e presentato alla Berlinale dello stesso anno, racconta di una famiglia di Bucarest: un padre, ex collaborazionista del regime di Ceaușescu che come delatore ha fatto arrestare decine di donne che tentavano di praticare l’aborto clandestinamente, e quattro figli (alcuni già fuori casa), fra cui due gemelli di sesso opposto. Proprio questi ultimi due, Sasha e Romeo, che fanno occasionalmente sesso fra loro, scoprono di aspettare un figlio insieme. La cosa naturalmente sconvolge gli equilibri familiari, peraltro già molto precari per via del passato oscuro del capofamiglia.

Scritto partendo dall’idea di raccontare una storia d’amore impossibile – nella prima fase della sceneggiatura i due gemelli si chiamavano Romeo e Julie – in quanto ostacolato non tanto (o non solo) dalle convenzioni morali ma dalle leggi di natura, il film è diventato lentamente uno spaccato della società romena su larga scala. E che ha inglobato questioni molto più ampie come la Storia (il passato recente) della Romania e la misura in cui questa Storia continui a riguardare e interpellare i cittadini di oggi, perfino quelli che ai tempi della rivoluzione del 1989 non erano ancora nati.

La scelta di un tema disturbante e universalmente tabù come l’incesto è infatti il pretesto per ragionare sulla situazione sociale della Romania contemporanea, ma anche lo strumento per provare a fare i conti con il passato. Sitaru affronta di petto la pesante eredità della dittatura e attraverso l’aborto – che come dimostra anche 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni (2007) di Mungiu è un rimosso che brucia ancora per molte generazioni di romeni – mette in comunicazione presente e passato. La colpa, la questione morale, la ricerca di un superamento (soprattutto psicologico) dei condizionamenti culturali post-regime sono tutti elementi che il film incamera e tematizza attraverso il concetto di famiglia.

Come in altri film di Sitaru la famiglia è infatti una sorta di incubatrice di sentimenti negativi e un ostacolo per l’emancipazione individuale. Giocando con il titolo, inoltre, il regista evidenzia come l’illegittimità non sia soltanto la condizione del nascituro, ma quella di un’intera nazione. Perché la Romania oltre ad essere un Paese di figli illegittimi e di orfani (risultato drammatico delle deliranti politiche di Ceaușescu per l’incremento della popolazione e la difesa della famiglia), è anche una sorta di nazione senza genia. Dove i padri e le madri non esistono oppure sono muti, incapaci di esercitare alcun tipo di influenza – politica, educativa, spirituale. Ed è per questo che l’unica forma in cui il potere viene esercitato è proprio nel nucleo familiare. Ove il controllo è amministrato con norme, regole e divieti non troppo dissimili da quelli della dittatura stessa e all’interno della quale i membri che ne fanno parte restano intrappolati. Come il potere totalitario, essi vivono inoltre di rapporti incestuosi e comportamenti immorali.

Lo sguardo del regista – che gira con un budget esiguo al limite dell’amatorialità – non a caso, è quasi documentario. Entrare in una casa e insinuare la mdp nelle vite dei suoi abitanti, diventa un tentativo di osservare con occhio interno le dinamiche familiari, ma anche descrivere le relazioni fra i personaggi in maniera (apparentemente) disordinata, adottando una prospettiva prettamente naturalista. Momenti come quello della cena che apre il film, girati con lunghissimi piani sequenza sono il risultato dell’intenzione di soffermarsi sul racconto di un caos che, oltre che apparente, è anche in qualche modo effettivo – visto che Sitaru ha detto di non aver mai fatto più di un take per ogni sequenza del film (per motivi di budget). Ma che è anche la maniera più immediata di applicare un punto di vista realista a un film di finzione.

Anche in virtù di questo però il quadro che ne esce è nerissimo. Nessuno si salva in questa parabola di involuzione, e nel finale, quando anche l’aberrazione di un figlio frutto di un incesto viene accettata (o sopportata) quasi da tutti, lo sconforto, la remissività e la sottomissione sembrano essere le uniche reazioni possibili.

Proprio gli stessi sentimenti che governano un popolo vittima di una dittatura, sembra suggerire il regista, dando la sensazione di voler consegnare l’amara fotografia (e il film si chiude proprio con lo scatto di una foto di famiglia) di una società incapace di reagire, maturare, emanciparsi oltre lo spazio chiuso del proprio nido familiare.

IL FILM

Ilegitim
Adrian Sitaru
Romania, Polonia, Francia, 2016, 92'
Sceneggiatura:
Alina Grigore, Adrian Sitaru
Fotografia:
Alexandru Lorian Timoska, Adrian Silisteanu
Montaggio:
Teo Lichtenberger, Mircea Olteanu
Musica:
Florin Alexandru Stan
Cast:
Bogdan Albulescu, Mihaela Perianu, Alina Grigore, Adrian Titieni
Produzione:
Domestic Film, Damned Films, Film Produkcja
Distribuzione:
Lab 80 Film

Sasha, Romeo, Cosma e Gilda sono i quattro figli di Victor Anghelescu, con il quale si ritrovano per una tranquilla cena di famiglia. I figli hanno da poco scoperto che, durante il regime di Ceausescu, Victor ha impedito a molte donne di abortire, sia per motivi legali che per le sue personali convinzioni morali e religiose. La notizia sconvolge completamente l’equilibrio del nucleo familiare, con i figli che provano rabbia e sdegno per le scelte del padre, mentre quest’ultimo è tuttora convinto e orgoglioso delle proprie azioni.




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