Daniele Luchetti

Io sono tempesta

Il potere dei soldi è infinito, più ne hai più ne fai. Specialmente se si è furbi e spregiudicati. E si è disposti a raggirare la legge e il prossimo. Berlusconi ci ha costruito un impero. Tangentopoli ha sparso il concime per la proliferazione di Mafia capitale. Ma è a qualunque livello della scala sociale che corruzione e sotterfugi sono la prerogativa per riuscire a sopravvivere nella giungla urbana amministrata dal dio denaro. Così, anche quando, prima o poi, la bilancia della giustizia viene a chiedere il conto, se si è abbastanza sgamati, è possibile rigirare una condanna a proprio vantaggio.

È da questo assunto che muove Io sono tempesta, nuovo film di Daniele Luchetti dal titolo altisonante e imperativo, che nella sua minacciosità racchiude la quintessenza della tradizione classica della commedia all’italiana, rielaborata in chiave contemporanea con una strizzata d’occhio alla scuola brechtiana dell’Opera da tre soldi.

Protagonista è l’imprenditore-imperatore Numa Tempesta, per stessa ammissione del regista nato e sviluppatosi nel corso del tempo a partire dall’imprescindibile figura di Silvio Berlusconi, ma poi evoluto in qualcosa d’altro, di più universale, un moloch di avidità e di sprezzo per le regole in nome del profitto in grado di racchiudere qualità e valori di una casta con le mani in pasta da più parti, politica e finanza soprattutto. Costretto a un anno di servizi sociali con cui scontare una vecchia condanna per frode fiscale, il buon Numa, che nella sua spregiudicatezza ha anche un cuore, si ritrova ad assistere un gruppo variegato di clochard e disadattati che frequentano un centro di assistenza gestito, tra mille difficoltà, da una missionaria-passionaria tutta d’un pezzo.

Ed è qui che il potere dei soldi torna a far girare gli ingranaggi che regolano gli affari. Perché se da un lato Numa Tempesta intravede subito l’opportunità di comprare i suoi assistiti e usarli a proprio piacimento, dall’altro questi poveracci che vivono per strada e di stenti non ci pensano due volte ad accettare le banconote e l’ospitalità di questo “benefattore”, titolare di un fondo di un miliardo e mezzo di euro e consolato dalla geniale presenza di tre baby squillo psicologhe.

Girato con stile accattivante da Luchetti, con la collaborazione alla fotografia del sempre più sofisticato Luca Bigazzi, Io sono tempesta è un film divertente, più che per la storia che racconta e gli snodi narrativi, per il trasporto e la genuinità di un cast particolarmente azzeccato e affiatato. Marco Giallini si destreggia magnificamente in un ruolo, quello di Numa Tempesta, che pare essergli stato cucito su misura; Elio Germano, giovane padre che ha perso tutto e che si arrabatta come può per dare un tetto al figlio, fosse anche una roulotte in affitto a 90 euro al mese bordo Tevere, ha come sempre il raro dono di riuscire a vivere i propri personaggi come se gli appartenessero per natura; anche Eleonora Danco, attrice e regista di teatro prestata al cinema, spicca in quello della direttrice del centro di accoglienza ben salda sui propri principi che, però, rischia di farsi abbindolare dallo charme e dall’influenza di Numa.

Ma è l’orchestra di comprimari, molti dei quali presi letteralmente dalla strada, a essere valorizzata fin nel più piccolo dettaglio, con battute, gesti ed espressioni, anche i più insignificanti, che diventano preziosi, salienti e necessari, un po’ come accadeva con le indimenticabili comparse del cinema italiano valorizzate dai grandi registi del passato a cui Luchetti esplicitamente si riferisce.

IL FILM

Io sono tempesta
Daniele Luchetti
Italia, 2018, 97'
Sceneggiatura:
Sandro Petraglia, Giulia Calenda, Daniele Luchetti
Fotografia:
Luca Bigazzi
Montaggio:
Mirco Garrone
Cast:
Eleonora Danco, Elio Germano, Marco Giallini
Produzione:
Cattleya
Distribuzione:
01 Distribution

Numa Tempesta (Marco Giallini) è un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. 




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