Mariana Rondón

L'anti-macho di Caracas

Ha vinto il Festival di San Sebastian nel 2013 e poi è stato applaudito al Torino Film Festival, ma ci ha messo un anno prima di trovare una collocazione nella distribuzione italiana (briciole). La sua fama è meritata soprattutto per l’abilità e la sensibilità con cui Mariana Rondón intreccia i cascami di una cultura machista e militaresca (a conduzione paradossalmente matriarcale) con la storia del difficile rapporto tra un ragazzino (9 anni) e sua madre. 

Pelo Malo è tutto ciò che ci si potrebbe aspettare da un film venezuelano ambientato in un quartiere popolare di Caracas, fatto di caseggiati incombenti, alveari umani che occupano tutto lo spazio visivo dell’inquadratura senza lasciare scampo, senza far neppure immaginare l’esistenza di un orizzonte oltre l’ingombrante “fatalità” di quell’utopia urbanistica diventata un girone infernale.

Ma è anche un po’ meno, perché ci viene risparmiata la consueta fenomenologia spettacolare del degrado, solo evocata dalla minaccia sempre incombente fuori campo (gli spari) o dentro i discorsi quotidiani dei bambini (“Qui stuprano”). Ciò che conta davvero, in realtà, è la storia di un amore mancato.

Ed è anche un po’ di più, grazie alla vitalità di Junior, il riccioluto ragazzino a cui piace ballare, che vorrebbe avere i capelli lisci e sembrare un cantante. La madre, sola, depressa, incapace di far fronte alle circostanze, usa il suo corpo per cercare una via d’uscita, manipola ed è manipolata, mentre sfoggia con suo figlio un campionario di crudeltà che ce la fa odiare ben oltre le sue responsabilità, lei così inconsapevole, così tragicamente ignorante. Tutto questo in un Paese in cui la devozione per il leader tocca vertici di follia grottesca, in cui potere, religione, superstizione non fanno che alimentare il culto dell’uomo forte.

Un film programmatico? Certo. Una storia che non convince del tutto nei suoi snodi psicologici stereotipati? Senz’altro. Ma è notevole il montaggio secco, brusco, spietato come la madre; è sapiente il ritratto del luogo; è affascinante lo studio dei rapporti umani in quel contesto; è magnificamente vera la sensualità della madre così come il bisogno d’amore del ragazzino o l’insano ma comprensibile desiderio della nonna di comprare Junior e salvarlo proprio in quanto "uomo mancato" (suo figlio, “uomo vero”, ha pagato con la vita).

Il meglio sta nei dettagli.

 

IL FILM

Mariana Rondón
Venezuela, Perù, Argentina, Germania, 2013, 93'
Sceneggiatura:
Mariana Rondón
Montaggio:
Marité Ugas
Musica:
Camilo Froideval
Cast:
María Emilia Sulbarán, Nelly Ramos, Beto Benites, Samantha Castillo, Samuel Lange Zambrano
Produzione:
Sudaca Films
Distribuzione:
Cineclub Internazionale Distribuzione

Junior ha nove anni ed è ossessionato dai suoi capelli ricci che tenta di lisciare con i metodi più ingegnosi. Vuole apparire come un cantante pop, almeno nell’annuario della scuola, ma si scontra con le ansie della madre, dura, brusca, provata dalla fatica e dalla solitudine.




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