Valerie Faris, Jonathan Dayton

La battaglia dei sessi

Negli anni Settanta, la campionessa mondiale Billie Jean King (Emma Stone) si fa portavoce di un gruppo di tenniste intenzionate a scardinare l’etica professionale dello sport che le vede sempre ai margini dello show (mediatico ed economico) concesso ai colleghi maschili. Il clima si accende ulteriormente quando la vecchia gloria Bobby Riggs (Steve Carell) sfrutta il momento per tornare alla ribalta sfidando l’atleta e dare prova della disparità agonistica (e non solo) tra i due sessi.

La battaglia dei sessi che dà il titolo all’ultima opera della coppia Dayton-Faris, è solo una tra le tre battaglie raccontate all’interno del film, e probabilmente è anche quella meno cara ai due registi. Basta infatti poco per intuire quanto i registi sia più interessati a raccontare la nascita e l’evolversi della battaglia sportiva (un match di tennis tra i più visti nella storia di questo sport) o ancora di più lo scontro più intimo e privato che entrambi gli sfidanti devono combattere fuori dal campo di gioco.

A ben vedere, questo discorso era già alla base degli altri due film firmati dalla coppia di autori, Little Miss Sunshine (2006) e Ruby Sparks (2012), racconti di formazione mirati alla riscoperta della propria identità. Anche in La battaglia dei sessi, dunque, le sequenze più riuscite sono quelle lontane dal rettangolo del tennis e calate in quel campo da gioco ben più spinoso e scivoloso che è la vita. Bobby indossa una maschera per camuffarsi; si trasforma in un animale da palcoscenico per tornare al centro dell’attenzione, per respirare la gloria di un tempo e trovare una via di fuga dalla crisi anagrafica. Billie Jean deve invece fare i conti con una vera e propria rivoluzione sessuale che la coinvolge in prima linea.

Tutte le battaglie, sportive o sociali che siano, prima di essere vinte dalla squadra, dal collettivo, devono essere superate dall’individuo: questa la chiave del lavoro di Dayton e Faris, perfettamente in linea con il resto della loro carriera, nonostante la grande produzione tolga al film passione e sincerità. Da qui uno stile più edulcorato e ruffiano, in costante equilibrio tra i buoni sentimenti e il politicamente corretto. Una cornice meno personale o sincera che altrove, ma più accomodante per il pubblico.

Fortunatamente, La battaglia dei sessi non si trasforma mai (pur avvicinandosi di molto) allo show patetico e calcolato dello stesso Bobby e mantiene lo spirito genuino e appassionante proprio di Billie Jean, riuscendo così a condurre la partita nonostante la sconfitta in qualche set.

IL FILM

Battle of the Sexes
Valerie Faris, Jonathan Dayton
Usa, 2017, 121'
Sceneggiatura:
Simon Beaufoy
Fotografia:
Linus Sandgren
Montaggio:
Pamela Martin
Musica:
Nicholas Britell
Cast:
Steve Carell, Sarah Silverman, Emma Stone, Bill Pullman, Andrea Riseborough
Produzione:
Cloud Eight Films, Decibel Films
Distribuzione:
20th Century Fox

Sulla scia della rivoluzione sessuale e all'ascesa del movimento femminista, la partita di tennis del 1973 tra la campionessa mondiale femminile Billie Jean King e l'ex campione maschile, nonché baro di professione, Bobby Riggs fu etichettata come La battaglia dei sessi, diventando uno degli eventi sportivi televisivi più visti di tutti i tempi, raggiungendo 90 milioni di spettatori in tutto il mondo.




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