Xavier Dolan

La mia vita con John F. Donovan

Sono spesso state le confessioni lo spunto alla base del cinema di Xavier Dolan.

Il suo esordio J’ai tué ma mère si apriva con il protagonista Hubert (alter ego del regista, interpretato dallo stesso Dolan) che rivelava allo spettatore i segreti più intimi del rapporto con la madre, confidati a una videocamera con cui lui stesso amava riprendersi. E che dire di quei ragazzi all’inizio di Les amours imaginaires, che rispondevano a domande sul tema dell’amore e delle relazioni umane? E del film successivo, Laurence Anyways, interamente strutturato come una lunga intervista in cui il personaggio principale racconta la sua vita, dalla decisione di cambiare sesso in avanti?

Con La mia vita con John F. Donovan, Dolan torna all’idea di un “film-confessionale”, con al centro una nuova intervista in cui un giovane aspirante attore, Rupert Turner, descrive a una giornalista (e di conseguenza a noi spettatori) la corrispondenza epistolare avuta un decennio prima con una grande star della tv americana, raccolta in seguito anche in un libro.

In quest’opera maledetta, montata e ri-montata, la cui uscita è stata rinviata più volte, c’è infatti un’idea di cinema in cui il regista vuole rivelare qualcosa di sé, mettendosi ancora una volta a nudo e partendo da uno spunto autobiografico: Dolan ha raccontato di aver scritto a Leonardo DiCaprio, dopo aver visto Titanic, ed è arrivato a leggere la sua vecchia letterina al divo americano prima della presentazione del film al Festival di Toronto.

Dolan, però, nel frattempo è cresciuto e, oltre a Rupert, si riflette anche in John F. Donovan, star del mondo dello spettacolo di grande fragilità, costretto a fare i conti con gli alti e bassi dello show business e bloccato in un rapporto conflittuale con la madre. Elementi che evidenziano quanto questo lungometraggio rappresenti i due volti dello stesso Dolan, presente sullo schermo con due alter ego.

Più che La mia vita con John F. Donovan, Dolan sembra aver firmato un “La mia vita con Xavier Dolan”, esponendo al cinema i suoi turbamenti, le sue insicurezze, ma anche il suo desiderio di emozionare e di emozionarsi.

Già, perché in quest’opera, piena di rifrazioni e di riflessi, ciò che indubbiamente non manca è il cuore del regista, che firma un lavoro sentito, nonostante diverse evidenti ingenuità. La regia finisce spesso sopra le righe (si veda la scena sulle note di Stand By Me), così come la recitazione degli attori, mentre il copione sbanda nella seconda parte, dopo una prima parte più elegante e perfino solida dal punto di vista drammaturgico.

Ed è un peccato, poiché nonostante il film non sia il disastro che si temeva dopo i continui rinvii e la lavorazione travagliata, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un’occasione in buona parte sprecata, un’opera sincera e spontanea ma allo stesso tempo grossolana e un po’ sciocca, in particolare nella gestione di alcuni personaggi.

Attenzione, però, perché tra le pieghe di un lavoro “sbagliato” come questo, si nascondono alcuni spunti non da poco sul mondo dello spettacolo e alcune intuizioni visive che fanno parte del miglior Dolan.

Tutto questo realizzato prima del successivo Matthias & Maxime, presentato poche settimane fa in concorso al Festival di Cannes. Un altro lungometraggio imperfetto, ma di grande fascino e presa emotiva, che rappresenta un ulteriore tassello del mosaico costruito negli anni da Dolan: un enorme specchio che a volte riflette un autore troppo autocompiaciuto, capace altre volte di toccare corde profondissime, confessando le sue paure e le sue ossessioni. Al pubblico, ma anche a se stesso.

IL FILM

The Death and Life of John F. Donovan
Xavier Dolan
Canada, Regno Unito, 2018, 123'
Sceneggiatura:
Xavier Dolan, Jacob Tierney
Fotografia:
André Turpin
Montaggio:
Xavier Dolan, Mathieu Denis
Musica:
Gabriel Yared
Cast:
Sarah Gadon, Sam Taylor Buck, Natalie Portman, Kit Harington, Kathy Bates, Jared Keeso, Jacob Tremblay, Emily Hampshire, Susan Sarandon, Thandie Newton
Produzione:
Lyla Films, Sons of Manual, Warp Films
Distribuzione:
Lucky Red

In un momento di crisi, la star della tv americana John F. Donovan intraprende un scambio epistolare con un giovanissimo fan inglese, l'aspirante attore di undici anni Rupert Turner. Il ragazzino porta avanti la corrispondenza all'insaputa di tutti, persino di sua madre. Dieci anni dopo, in una lunga intervista accorata, Turner, diventato attore, ripercorre gli avvenimenti che portarono alla morte del suo amico e mentore. 




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