Juho Kuosmanen

La vera storia di Olli Mäki

L’estasi di una sconfitta. La vera storia di Olli Maki ribalta tutte le regole del cinema sportivo sulla boxe mostrando la storia vera di Olli Maki, che nell’estate del 1962 era stato il primo pugile finlandese a essere in corsa per il titolo per i pesi piuma: sfidato il campione del mondo Davey Moore, era però durato appena due riprese.

Vincitore di Un certain regard, l’esordio nel lungometraggio di Juho Kuosmanen (che si era già messo in mostra a Cannes con i corti Taulukauppiaat nel 2008 e The Painting Seller del 2010, entrambi alla Cinéfondation) rivela prepotentemente il talento di un cineasta in grado di trasformare una vicenda vera in leggenda, estrapolandola dal contesto in cui si svolge per trasformarla quasi in una storia senza tempo.

Già l’utilizzo del bianco e nero e la silhouette del protagonista che parte dalla campagna per inseguire a Helsinki il suo sogno rimanda a una nostalgia del muto: La vera storia di Olli Maki poteva infatti essere privato completamente dai dialoghi e vivere autonomamente attraverso le immagini: l’ottimo inizio con il matrimonio in campagna, un’incoscienza nel volto con i frammenti di una comicità quasi slapstick, la parabola di un sogno svanito con tutto il disagio di una festa post match dove tutte le luci della ribalta (i flash dei fotografi, l’immagine del protagonista inserita in una pubblicità) si spengono del tutto e la festa diventa improvvisamente qualcosa di lugubre.

Kuosmanen è abilissimo a inserire il protagonista in un mondo del quale sottolinea la sua persistente estraneità. Al contrario dei film pugilistici, dove il ring e l’incontro diventa l’ambita meta, qui invece lo sguardo di Olli Maki sembra volgersi continuamente all’indietro, cercando ogni contatto con la moglie che diventa quasi un’apparizione angelica.

Ci sono forse dei riferimenti a Kaurismäki nel modo surreale in cui viene descritta la vita del protagonista che improvvisamente cambia di velocità; ma Kuosmanen sceglie il suo tempo e fa combaciare le rime di una poesia del quotidiano. E infatti anche gli allenamenti vengono svuotati del solito ritmo incalzante. Nelle azioni invece c’è un senso di stanchezza, come nelle scene in cui deve perdere peso, dove un obiettivo non richiama quello successivo ma sembra essere sempre l’ultimo. Kuosmanen trova un’ideale sintesi tra storia e rappresentazione, tra distacco e complicità, tra ironia e dramma. E trasforma una delle più cocenti sconfitte sportive del suo Paese in una individuale “ricerca della felicità” dove i tasselli di reperti documentari diventano decisivi nel riportare a galla una storia, quindi un film, che potevano essere “perduti”.

IL FILM

Hymyilevä mies
Juho Kuosmanen
Finlandia, Svezia, Germania, 2016, 92'
Sceneggiatura:
Mikko Myllylahti, Juho Kuosmanen
Fotografia:
Jani-Petteri Passi
Montaggio:
Jussi Rautaniemi
Musica:
Miika Snåre, Laura Airola, Joonas Haavisto
Cast:
Oona Airola, Jarkko Lahti, Eero Milonoff
Produzione:
AB Elokuvayhtiö, Aamu Filmcompan, One Two Films, Oy Aamu, Tre Vänner Produktion
Distribuzione:
Movies Inspired

Nell’estate del 1962 il puglie finlandese Olli Mäki viene ingaggiato per sfidare l’americano Davey Moore, campione mondiale dei pesi piuma. Un’occasione unica, che gli permetterebbe di raggiungere la fama e la ricchezza. Per prima cosa, Olli deve lasciare la cittadina di campagna dove vive per trasferirsi a Helsinki; poi deve assolutamente perdere peso. Il suo manager ha preparato un piano d’allenamenti serratissimo, mentre il mondo della grande città ha accolto Olli come se fosse un eroe nazionale. Sarebbe tutto perfetto… se il giovane pugile non si fosse innamorato della bella Raija…




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