Gus Van Sant

La foresta dei sogni di Gus Van Sant

No. Non gliel'ha scritto Rosamunde Pilcher. Gliel'ha scritto Chris Sparling, il ragazzotto classe 1977 che forse alcuni ricordano come autore di Buried, diretto poi da Rodrigo Cortés, correva l'anno 2010.

Il nuovo film di Gus Van Sant, regista sempre troppo disponibile a passare da un cinema personale e altamente idioscincratico a lavori confezionati doviziosamente per lo spettatore mainstream, è, inutile girarci intorno, un film sbagliato, un colpo a salve, un buco nell'acqua che dimenticheremo, si spera, presto.

Nel mezzo del cammin della sua vita, Arthur Brennan, professore di fisica, prende un volo di sola andata per il Giappone: non è chiaro, almeno all'inizio, cosa si sia lasciato alle spalle, arriveranno presto eloquenti e calligrafici flashback a tentare di motivare quello che comincia come un suicidio abortito e diventa una nèkyia in un purgatorio prêt-à-porter  in cui Virgilio è un po' anche Beatrice, o, perlomeno, sa due o tre cose su di lei.

Non basta Matthew McConaughey: in coda a un lungo annus mirabilis che lo ha consacrato definitivamente, si spende in una performance che sembra non mettere mai in discussione l'implausibilità dei supposti e degli sviluppi narrativi (e in fondo, perché dovrebbe? Lo sanno tutti che cadere da tre metri, di schiena, su uno sperone di roccia è benefico come una seduta dal chiropratico); non basta Ken Watanabe, un po' zombi, un po' filosofo, un po' giappo della porta accanto; meno che meno basta Naomi Watts, improbabile alcolista da soap-opera. 

Non bastano perché manca quell'idea di regia che sia coerenza creativa, che può essere anche adesione programmatica a una forma di sublime incoerenza; così come, nella forma, non bastano, e anzi fanno imbestialire quei due o tre passaggi in cui si manifestano sullo schermo le soggettive di cose inanimate, una tazza che viene riempita, uno spago che viene srotolato; ma nemmeno bastano le riprese a volo d'uccello della foresta, che fanno rimpiangere anche ai più scettici i polmoni verdi della Kawase di oggi (quella delle Ricette delle signora Toku, per dire) percossi da boati di vento; non mancano boati per lo scettico Brennan/McConaughey, convertito nel finale gentiluomo new age dedito alla coltivazione delle orchidee, ma arrivano dalla sala, non dalle frasche affacciate sul lago.

IL FILM

The Sea of Trees
Gus Van Sant
Usa, 2015, 110'
Sceneggiatura:
Chris Sparling
Fotografia:
Kasper Tuxen Andersen
Montaggio:
Pietro Scalia
Musica:
Mason Bates
Cast:
Naomi Watts, Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Katie Aselton, Jordan Gavaris, James Saito
Produzione:
Netter Productions, BOT VFX (Visual Effects), Bloom, Waypoint Entertainment
Distribuzione:
Lucky Red

Arthur Brennan si trova in Giappone, alle pendici del Monte Fuji, nell'impenetrabile e misteriosa foresta di Aokigahara, nota come "la foresta dei sogni". È lì per uccidersi, come tutti gli uomini e le donne che si avventurano nei sentieri della foresta. Arthur però si perde e incontra Takumi Nakamura, un giapponese che, come lui, sembra aver perso la strada. Incapace di abbandonare Takumi, Arthur usa tutte le energie che gli restano per salvarlo.




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