Jacques Audiard

La guerra dentro

Il nuovo film di Spike Lee, in uscita il prossimo anno, si chiamerà Chiraq e racconterà della guerra fra gang nei quartieri malfamati di Chicago. Il titolo – che incrocia il nome della città con quello di uno scenario bellico tristemente noto agli americani - rimanda ad una condizione di conflitto analoga a quella mediorientale: di qua la metropoli e di là il deserto, paradossalmente accomunati dalla logica del sangue e della sopraffazione reciproca. I cittadini di Chicago, sindaco compreso, non hanno gradito, la loro suscettibilità urtata da un paragone che ritengono offensivo. È sensato ritenerlo tale?

Dheepan segue esattamente la stessa idea, per i temi affrontati – interculturalità, immigrazione, clandestinità – e ancora di più per il modo con cui vi si accosta e li racconta. La vicenda dei tre personaggi dello Sri Lanka – un uomo, una donna, una ragazzina che, fingendosi un nucleo familiare, emigrano in Francia per sfuggire alla violenza della guerra civile - è di stringente attualità.

Nelle mani di Audiard - che viene da un genere misantropo come il polar (si vedano ad esempio la sua opera prima, lo splendido Regard les hommes tomber, o il più recente Il profeta) e si ispira ad un testo di sferzante pessimismo come le Lettere persiane di Montesquieu - l’argomento scivola fuori dalla rete del solidarismo a buon mercato e delle ipocrisie politicamente corrette per approdare in territori più inconsueti, nella fattispecie dalle parti di Thomas Hobbes e delle sue riflessioni sull’aggressività e lo stato di guerra come condizioni naturali del genere umano.

È così che i tre personaggi, pur trovando la forza di non soccombere alla miseria o alla discriminazione, nulla possono contro la guerra – di banlieue, tra spacciatori di droga – che ha per teatro il condominio dove vanno a vivere. È questo che fa di Dheepan un film importante quanto inesorabile e lucido nel suo pessimismo: il coraggio di rimpiazzare l’idea comune quanto inconsistente che la tolleranza sia il farmaco capace di curare la violenza dei nostri tempi con la consapevolezza che gli uomini hanno la guerra dentro di loro, come un virus in incubazione pronto ad esplodere senza preavviso, alla prima occasione.

Per buona parte del film Audiard segue le vicende dei tre protagonisti con stile austero, adeguando la messa in scena all’ordinarietà delle loro esistenze, al loro strenuo sforzo per omologarsi all’ambiente sociale che li ha ospitati. Poi nel finale Dheepan ha uno scarto, vira verso territori di intensa visionarietà, in bilico perfetto tra l’incubo di un mondo avvitato sulla violenza e la chimera dell’arrivo in uno spazio di imperturbabile serenità. Quasi che per accendere la miccia del cinema fosse necessario il contatto con drammi fatti di sangue e desiderio, sogno e disperazione.

 

IL FILM

Dheepan
Jacques Audiard
Francia, 2015, 109'
Sceneggiatura:
Noé Debré, Thomas Bidegain, Jacques Audiard
Montaggio:
Juliette Welfling
Musica:
Nicolas Jaar
Cast:
Manickam Paramanathan, Kanagaratham Subakaran, Kopiraj Shanmuganathan, Jegan Sivarasa, Thurainesan Thurasingham, Suthagar Shanmugalingam, Keasavan Paramasamy, Soufiane Guerrab, Aymen Saïdi, Sandor Funtek, Akim Chir, Moussa Belhamar, Joël Boudjelta, Tarik Lamli, Marie Trichet, Tassadit Mandi, Rudhra, Kartik Krishnan, Vasanth Selvam, Nathan Anthonypillai, Jean-Baptiste Pouilloux, Joséphine de Meaux, Franck Falise, Bass Dhem, Marc Zinga, Faouzi Bensaïdi, Vincent Rottiers, Claudine Vinasithamby, Kalieaswari Srinivasan, Jesuthasan Antonythasan
Produzione:
Why Not Productions, Page 114
Distribuzione:
Bim

Per sfuggire alla guerra civile in Sri Lanka, un ex soldato, una giovane donna e una bambina si fanno passare come una famiglia. Finiscono per stabilirsi in un alloggio al di fuori di Parigi. A malapena si conoscono, ma cercano di costruire una vita insieme.




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