Ryan Coogler

La nostalgia e l'estetica corretta

La fine di una saga o l’inizio di un’altra? Probabilmente è entrambe le cose, Creed - Nato per combattere, opera seconda di Ryan Coogler dopo Prossima fermata: Fruitvale Station, con cui aveva vinto il Sundance Film Festival nel 2013.

È il primo film con Rocky Balboa in cui il personaggio di Stallone non combatte, o almeno non in prima persona, e lascia spazio a un giovane che l’ha scelto come allenatore e che potrebbe diventare il futuro protagonista di una saga tutta per sé. Un classico passaggio di testimone, certo, dove però il ragazzo è molto più che un semplice discepolo: Adonis Johnson viene dalla California, sceglie la vita sul ring piuttosto che una brillante carriera dietro una scrivania e, soprattutto, è il figlio (illegittimo) di un certo Apollo Creed, nemico/amico dello stesso Rocky, comparso nei primi quattro lungometraggi del franchise. Adonis arriva a Philadelphia in cerca di Balboa, per farsi aiutare a trionfare sul ring e poter utilizzare finalmente il cognome del padre.

È un’operazione indubbiamente nostalgica, l’ennesima della carriera di Stallone, che continua a riempire il suo presente di personaggi che lo rimandano ai fasti del passato: dall’omaggio agli action anni ’80 de I mercenari o di Jimmy Bobo, passando per John Rambo o per l’ironico Il grande match, in cui è tornato a salire su un ring accanto a Robert De Niro (che con i guantoni sulle mani aveva interpretato Jake La Motta nel memorabile Toro scatenato).

Creed - Nato per combattere, come il precedente Rocky Balboa, di ironico ha ben poco e il registro più seguito è quello drammatico, legato all’inesorabile scorrere del tempo e ai ricordi dell’amata Adriana, in primis. Una malinconia che, indubbiamente, sa catturare i fan ma che, a tratti, risulta un po’ forzata e ormai ben poco originale.

Il film parte bene, il soggetto è indubbiamente accattivante e Stallone è ancora in gran forma (meritato il Golden Globe appena conquistato), ma Coogler gira spesso col freno a mano tirato, ha paura di essere accusato di lesa maestà e rischia ben poco per staccarsi dai canoni convenzionali del cinema pugilistico. I momenti importanti non mancano (c’è un notevole piano-sequenza che accompagna un duello sul ring), ma il tutto è intaccato da un'estetica politicamente corretta incapace di veri guizzi. E la sensazione è quella di aver assistito a un film che poteva regalare emozioni ben superiori. Agli appassionati di Stallone probabilmente basterà, ma i disinteressati rimarranno tali.

IL FILM

Creed
Ryan Coogler
Usa, 2015, 133'
Sceneggiatura:
Sylvester Stallone, Aaron Covington, Ryan Coogler
Fotografia:
Maryse Alberti
Montaggio:
Michael P. Shawver, Claudia Castello
Musica:
Ludwig Göransson
Cast:
Malik Bazille, Graham McTavish, Ritchie Coster, Tony Bellew, Andre Ward, Phylicia Rashad, Tessa Thompson, Sylvester Stallone, Michael B. Jordan
Produzione:
Warner Bros, Metro-Goldwyn-Mayer
Distribuzione:
Warner Bros. Pictures

Adonis Johnson non ha mai conosciuto suo padre, il campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, morto prima della sua nascita. Adonis è anch'egli un pugile, e per questo motivo si reca a Philadelphia, luogo del leggendario incontro tra Apollo Creed e il suo storico sfidante Rocky Balboa. Giunto in città, Adonis rintraccia Rocky e gli chiede di essere il suo allenatore. Nonostante cerchi di convincere il ragazzo di essersi ormai ritirato, Rocky vede in Adonis la stessa forza e determinazione caratteristiche di Apollo, prima suo rivale, poi grande amico. Rocky accetta quindi di prendere Adonis sotto la sua ala e di prepararlo in vista del match che lo opporrebbe al fortissimo campione in carica dei pesi massimi.




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