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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Kimberly Peirce

Lo sguardo di chi?

Non c’è davvero niente da salvare in questo Lo sguardo di Satana-Carrie, terza fatica di Kimberly Peirce dopo il buon Boys Don’t Cry (1999) e l’invisibile Stop-Loss (2008), mai arrivato nelle nostre sale.

E non è questione di lesa maestà nei confronti dell’originale di Brian De Palma, che non soltanto non è un “intoccabile capolavoro” della storia del cinema o del genere horror (tutt’altro), ma che, al contrario, avrebbe potuto essere facilmente riletto secondo dinamiche psicologiche più attuali.

Inoltre, alla base c’è il romanzo di Stephen King (1974): infatti, da un punto di vista prettamente terminologico, a voler essere pignoli il nuovo Carrie è un nuovo adattamento più che un remake.

Eppure, Kimberly Peirce e i suoi due sceneggiatori (Lawrence D. Cohen e Roberto Aguirre-Sacasa) sono riusciti nel non semplice intento di rendere superficiale il messaggio delle pagine di King e, allo stesso tempo, di far diventare il loro film una sorta di parodia involontaria (più che un remake) della pellicola di De Palma del 1976.

I difetti maggiori del loro lavoro però non sono questi: certo, la messinscena sfiora il ridicolo fin dalla prima sequenza, ma il problema più grande è il non essere stati in grado in alcun modo di calare la vicenda nel nostro presente.

Francamente indifendibile l’“invenzione” di parlare del fenomeno Youtube, inserendolo pretestuosamente nella storia soltanto per ricordare al pubblico che si tratta di una versione 2.0 del celebre Carrie.

Infine, tra le tante altre pecche che si potrebbero elencare, Lo sguardo di Satana-Carrie ci insinua anche un dubbio: aver sopravvalutato Chloë Moretz. La giovanissima attrice (classe 1997), apprezzata in film come Kick-Ass o Blood Story del 2010, appare qui completamente spaesata e fuori parte dal primo all’ultimo minuto. Talmente indecorosa da non poter usare nemmeno la “cattiva direzione” come scusa.

In un cast, comunque, complessivamente sottotono (persino Julianne Moore non fa una gran figura) l’unica a salvarsi è forse Judy Greer, nei panni dell’insegnante di ginnastica che si affeziona alla ragazza, quantomeno più credibile rispetto a tutti gli altri.

 

IL FILM

Carrie
Kimberly Peirce
Usa, 2013, 100'
Sceneggiatura:
Lawrence D. Cohen, Roberto Aguirre-Sacasa, Stephen King
Fotografia:
Steve Yedlin
Montaggio:
Lee Percy, Nancy Richardson
Musica:
Marco Beltrami
Cast:
Alex Russell, Chloe Grace Moretz, Gabriella Wilde, Julianne Moore, Portia Doubleday
Produzione:
Metro-Goldwyn-Mayer, Misher Films, Screen Gems
Distribuzione:
Misher Films, Warner Bros. Italia

Carrie è na ragazza timida ed emarginata, protetta dalla madre profondamente religiosa. Costantemente succube dei compagni di scuola, dopo che al ballo di fine anno il gioco si è fatto ancora piàù pesante, Carrie scatena il terrore nella sua piccola città con i suoi poteri telecinetici.




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