Paolo Sorrentino

Loro 2

Andare a vedere cosa c’è sotto la maschera del potere e restituire l’umanità del capo, è da sempre una delle più grandi tentazioni del pensiero reazionario. L’idea di fondo è sempre la stessa: la maschera e la dimensione pubblica non sono tutto, perché dietro, nascosto, c’è sempre un uomo, una persona come tutte le altre con le sue debolezze, le sue paure, le sue fragilità.

Nell’avvicinare il capo al suo popolo, nel relativizzare la messa scena del potere, c’è tutto il rischio di quell’opera di smitizzazione su cui si basano i relativismi… È per quello che – come ha giustamente notato Alenka Zupančič in The Odd One In, uno dei più stupefacenti libri di filosofia del comico che siano mai stati pubblicati – la commedia che vuole “togliere il velo” al potere e demistificarne le insegne, non può che finire per mantenerne l’incanto (al contrario di quella commedia che da Lubitsch ai fratelli Marx ha invece sempre “preso sul serio” la maschera, lasciandola in superficie e mostrandone la fenomenologia e il montaggio). Perché lo svelamento non spiega il funzionamento della maschera: si limita a dire che essa “non è tutto”, lasciandone però immutata la funzione.

Ma che cosa vuol dire guardare sotto la maschera di Berlusconi? Ci è sembrato in più di vent’anni di aver visto tutto di lui nel discorso pubblico e nella riproduzione seriale della sua immagine: ma tutto, si dice nel film, non è abbastanza. Sorrentino, quanto meno nelle intenzioni, vorrebbe mostrarne “il lato umano e i sentimenti” e andare a cercare un privato che era ancora “più privato” di quello che un’intera nazione aveva conosciuto nelle inchieste del 2007, nello scandalo delle candidature del 2009, nei resoconti delle “cene eleganti” di Villa San Martino e di Villa Certosa, nella famosa lettera di Veronica Lario a Repubblica (che poi condurrà alla richiesta di divorzio).

Il Berlusconi di Loro 1, lontano dalle stanze della politica, confinato nella sua casa in Sardegna in un’atmosfera di ovattata tranquillità, un po’ annoiato e un po’ insofferente per la lontananza forzata dalla scena politica nazionale, corrisponde esattamente a questo gesto di svelamento (e non è un caso che compaia per la prima volta nel film proprio coperto da un velo). Fino all’epilogo romantico al termine del primo capitolo, dove ci viene mostrata la scintilla d’amore tra Silvio e Veronica rinnovata dal cameo di Fabio Concato che a distanza di anni si mette a suonare Domenica bestiale la canzone sulla quale si sono innamorati più di vent’anni prima.

Dunque è davvero Loro un’operazione di umanizzazione del capo o, come ha detto Sorrentino in conferenza stampa, di una rappresentazione delle sue paure, come quella dell’invecchiamento e della morte?

Fortunatamente spesso i luoghi comuni e le banalità che i registi raccontano sui propri film vengono disattese da quello che si vede sullo schermo e l’inizio di Loro 2 in questo senso scompagina completamente le carte: Berlusconi è sdoppiato, e parla con uno suo doppelgänger, che ha il suo stesso volto (cioè quello di Toni Servillo) ma il nome di Ennio Doris (realmente esistente, è il fondatore di Mediolanum), ed esprime la sua solitudine e la sua sofferenza per non essere più capace di fare dei progetti (ma «noi siamo venditori», gli dice Ennio, «e il venditore è l’uomo più solo del mondo, perché parla sempre e non ascolta mai»).

Inizia allora uno delle scene più memorabili dell’intero dittico: Berlusconi che prende un numero di telefono a caso dalle Pagine Bianche e inizia a provare a vendere una casa a un’anziana casalinga sola, che in poche battute è già ai suoi piedi ed è pronta a spendere più del prezzo di mercato per esaudire i propri sogni («ma lei come fa a sapere tutto queste cose di me?» – «Perché io conosco il copione della vita. Conosco i desideri e i dolori di tutti»). Ma la cosa davvero geniale è che Toni Servillo man mano che la temperatura emotiva e l’enfasi del monologo aumentano, inizia a cambiare accento e a parlare con una forte cadenza napoletana. Berlusconi dunque è doppio, non ha un proprio accento, non ha in definitiva una vera e propria caratterizzazione soggettiva. Se al termine di Loro 1 avevamo lasciato l’uomo che tentava di conquistare Veronica, all’inizio di Loro 2 ci sono letteralmente loro due, che non sta solo per Silvio e Veronica ma anche per la doppiezza che è al cuore del personaggio Berlusconi stesso.

Perché se il tentativo era quello di andare a scovare l’uomo Berlusconi (e di guardarlo con “tenerezza” come dice Sorrentino nelle note di regia con sprezzo del ridicolo), i due film finiscono non per trovare una psicologia, ma per rinnovarne l’opacità: «Sa cosa succede a chi ha provato a usare la psicologia con me?», chiede Berlusconi a uno dei senatori del centro-sinistra che sta comprando per far cadere il governo, «Niente. Non succede niente». Dietro alla maschera insomma, c’è solo un’altra maschera, e poi un’altra e poi un’altra ancora. Di lui, che «la sinistra non è mai riuscita a mettere a fuoco». E persino Veronica, nel massimo del conflitto coniugale, comincia a dubitare che qualcosa di sincero tra loro due sia mai accaduto.

Ma questa difficoltà è anche quella dello stesso Sorrentino. Perché se Berlusconi è già la migliore parodia di se stesso – è già in un certo senso la maschera di se stesso, ed è per questo letteralmente inimitabile – il registro del film rimarrà sempre instabile e fino alla fine incerto. Dalla commedia, alla parodia un po’ pecoreccia (pensiamo alla scena di Sergio Morra che vede il tatuaggio di Berlusconi sul culo della escort), al mélo romantico, al tono vagamente esistenzialista dell’uomo solo anche quando è in mezzo al casino della festa (come quando lo vediamo di spalle che guarda in modo spento – lo sguardo lo si “vede” anche senza vederlo – delle veline che ballano per lui), Loro non riesce mai veramente a trovare la quadra del proprio sguardo. E tuttavia lungi dall’essere il limite del film, questo è forse proprio l’aspetto che lo conduce in modo più prossimo al suo oggetto.

Perché Loro paradossalmente, proprio perché non riesce a sciogliere quello che Ida Dominijanni ha definito «il “mistero” del berlusconismo» e la «sua permanenza spettrale» anche nella politica di oggi, riesce forse a darcene in negativo la misura. Perché se spesso ci viene detto che l’Italia si è fatta plasmare dal berlusconismo e dalla sua cultura fatta di tv commerciali e oggettificazione della donna, raramente si è stati in grado – come fa Loro –  di rovesciare la questione.

Non si è trattato solo di un paese che è rimasto incantato a guardare “il divertimento dell’imperatore” proiettandovi i propri limiti e le proprie impotenze, ma anche di aver fatto di Lui l’Altro della propria esistenza desiderante (come mostra splendidamente il personaggio di Kira o quello di Sergio Morra). E niente riesce a mostrare meglio questo processo di inversione della scena in Loro 1 – davvero bellissima – della festa nella villa affittata da Morra di fronte a Villa Certosa in un cui decine e decine di ragazze e ragazzi ballano seminudi e strafatti di MDMA per tentare di attirare su di sé lo sguardo dell’annoiato Berlusconi.

Il loro è lo spettacolo e lui è colui per il quale l’intera scena viene imbastita. Perché forse il vero enigma non è tanto quanto Berlusconi sia stato il modello culturale a cui un’intera generazione si è passivamente uniformata, ma perché sia diventato l’altro ideale sul quale misurare il proprio desiderio.

IL FILM

Loro 2
Paolo Sorrentino
Italia, 2018, 100'
Sceneggiatura:
Umberto Contarello, Paolo Sorrentino
Fotografia:
Luca Bigazzi
Montaggio:
Cristiano Travaglioli
Musica:
Lele Marchitelli
Cast:
Toni Servillo, Roberto De Francesco, Ricky Memphis, Riccardo Scamarcio, Kasia Smutniak, Iaia Forte, Giovanni Esposito, Fabrizio Bentivoglio, Euridice Axen, Elena Sofia Ricci, Duccio Camerini, Dario Cantarelli, Caroline Tillette, Anna Bonaiuto, Alice Pagani, Ugo Pagliai, Yann Gael
Produzione:
Indigo Film, Pathé e France 2 Cinéma
Distribuzione:
Universal Pictures

Seconda parte del nuovo film di Paolo Sorrentino. La crisi tra Silvio e Veronica si fa ancora più profonda. Berlusconi, rispolverando le sue vecchie doti di straordinario venditore, le utilizza per manovre politiche che condurranno alla caduta del governo della sinistra e al suo ritorno a Presidente del Consiglio. Ma la sua passione per le giovani donne, e per le "cene eleganti" lo condurranno inevitabilmente verso il baratro, caduta che andrà di pari passo con quella di un paese ridotto in macerie.




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