Alain Guiraudie

Miracolo Queer

Un miracolo. Alain Guiraudie fa ciò che non ha mai fatto nessuno, né Bruce LaBruce né Pasolini, e che soltanto il porno (e forse la serie tv Queer as Folk) talvolta – non sempre – è riuscito a fare. Guiraudie, finalmente libero da ogni francesismo di riporto, slitta dal minimo comune denominatore, guarda alla matrice, e celebra la vita da vivere e la libertà più libera. Nessun film queer ha mai operato una tale iperstimolazione teorica con indipendenza e autodeterminazione così definitive. 

Queer: ovvero scivolare dal dato, sfuggire all’omologazione dei sessi e delle risposte, rifiutare il previsto.  Lo sconosciuto del lago è il film gay che non c’è mai stato, il  queer come sola ragione valida, presupposto d’esistenza. Un film di corpi e di sessi, d’accordo, ma soprattutto un film che hitchcockianamente insegue la vittoria della bontà di qualsiasi sguardo e gusto.

Come Hitchcock inventava complotti, spie e assassini per lasciare che l’innocenza e la purezza avessero infine la meglio, così Guiraudie inventa un maniaco che, nei pressi di un laghetto e del boschetto adiacente, uccide i suoi partner e poi sbrocca quando si sente in trappola: lo scopo è il medesimo, accompagnare protagonisti e spettatori attraverso il pericolo e il sangue e verso la (ri)conquista dell’autonomia e della serenità. E come sempre nel cinema di Hitchcock, vedere (magari in campo lungo) significa capire, anche quando nessuno vede e capisce con te. Cioè: avere la soluzione del mistero in mano, ma non riuscire a farne niente. E sapete perché? Perché del male ci si può anche innamorare. Serve a riconoscerlo, a metterlo in un angolo, a sconfiggerlo. 

Lo sconosciuto del lago è veramente un mystery del gender, un giallo queer come nessuno s’è mai sognato di pensare, sul battere percorsi non omologati e sul battere come forma d’identità tutt’altro che misera. Come lo erano le dark room, come lo erano i glory hole, però mai in maniera così solare, open air, deproblematicizzata, antispettacolare, antisensazionalistica, detematizzata. Tanto che la teoria  queer, fortissima e apparentemente prepotente, si apre per parlare a tutti, tutti i sessi e tutti i gender, al di là del gusto e per tutti i gusti.

La minaccia di morte è talmente inebriante che non si può resisterle, e proprio per questo è utile a riscoprire un sé diverso, più intraprendente e meno schiavo, meno soggiogato dalle catene della colpa. La suspense, come ben sapeva Hitchcock, è anche una questione di erotismo. La pelle, la carne, l’odore e le dimensioni e la bellezza dell’altro, sono una pratica anche dello sguardo, e il battuage, che dello sguardo è elaborazione primaria, diventa l’esercizio senza vincoli e senza etichetta dell’uomo in quanto persona. Prima e più di tutto il resto.

IL FILM

L'inconnu du lac
Alain Guiraudie
Francia, 2013, 97'
Sceneggiatura:
Alain Guiraudie
Fotografia:
Claire Mathon
Montaggio:
Jean-Christophe Hym
Cast:
Pierre Deladonchamps, Christophe Paou, Patrick d'Assumçao, Jérôme Chappatte, Mathieu Vervisch
Produzione:
Les Films du Worso
Distribuzione:
Teodora

Estate. Un posto nascosto, vicino al lago, dove gli uomini vanno a cercare delle avventure. Franck si innamora di Michel. Un uome bello, possente emortalmente pericoloso. Franck lo sa, ma vuole vivere comunque questa passione.

 




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