My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





Iscriviti alla nostra newsletter

Alain Guiraudie

Miracolo Queer

Un miracolo. Alain Guiraudie fa ciò che non ha mai fatto nessuno, né Bruce LaBruce né Pasolini, e che soltanto il porno (e forse la serie tv Queer as Folk) talvolta – non sempre – è riuscito a fare. Guiraudie, finalmente libero da ogni francesismo di riporto, slitta dal minimo comune denominatore, guarda alla matrice, e celebra la vita da vivere e la libertà più libera. Nessun film queer ha mai operato una tale iperstimolazione teorica con indipendenza e autodeterminazione così definitive. 

Queer: ovvero scivolare dal dato, sfuggire all’omologazione dei sessi e delle risposte, rifiutare il previsto.  Lo sconosciuto del lago è il film gay che non c’è mai stato, il  queer come sola ragione valida, presupposto d’esistenza. Un film di corpi e di sessi, d’accordo, ma soprattutto un film che hitchcockianamente insegue la vittoria della bontà di qualsiasi sguardo e gusto.

Come Hitchcock inventava complotti, spie e assassini per lasciare che l’innocenza e la purezza avessero infine la meglio, così Guiraudie inventa un maniaco che, nei pressi di un laghetto e del boschetto adiacente, uccide i suoi partner e poi sbrocca quando si sente in trappola: lo scopo è il medesimo, accompagnare protagonisti e spettatori attraverso il pericolo e il sangue e verso la (ri)conquista dell’autonomia e della serenità. E come sempre nel cinema di Hitchcock, vedere (magari in campo lungo) significa capire, anche quando nessuno vede e capisce con te. Cioè: avere la soluzione del mistero in mano, ma non riuscire a farne niente. E sapete perché? Perché del male ci si può anche innamorare. Serve a riconoscerlo, a metterlo in un angolo, a sconfiggerlo. 

Lo sconosciuto del lago è veramente un mystery del gender, un giallo queer come nessuno s’è mai sognato di pensare, sul battere percorsi non omologati e sul battere come forma d’identità tutt’altro che misera. Come lo erano le dark room, come lo erano i glory hole, però mai in maniera così solare, open air, deproblematicizzata, antispettacolare, antisensazionalistica, detematizzata. Tanto che la teoria  queer, fortissima e apparentemente prepotente, si apre per parlare a tutti, tutti i sessi e tutti i gender, al di là del gusto e per tutti i gusti.

La minaccia di morte è talmente inebriante che non si può resisterle, e proprio per questo è utile a riscoprire un sé diverso, più intraprendente e meno schiavo, meno soggiogato dalle catene della colpa. La suspense, come ben sapeva Hitchcock, è anche una questione di erotismo. La pelle, la carne, l’odore e le dimensioni e la bellezza dell’altro, sono una pratica anche dello sguardo, e il battuage, che dello sguardo è elaborazione primaria, diventa l’esercizio senza vincoli e senza etichetta dell’uomo in quanto persona. Prima e più di tutto il resto.

IL FILM

L'inconnu du lac
Alain Guiraudie
Francia, 2013, 97'
Sceneggiatura:
Alain Guiraudie
Fotografia:
Claire Mathon
Montaggio:
Jean-Christophe Hym
Cast:
Christophe Paou, Jérôme Chappatte, Mathieu Vervisch, Patrick d'Assumçao, Pierre Deladonchamps
Produzione:
Les Films du Worso
Distribuzione:
Teodora

Estate. Un posto nascosto, vicino al lago, dove gli uomini vanno a cercare delle avventure. Franck si innamora di Michel. Un uome bello, possente emortalmente pericoloso. Franck lo sa, ma vuole vivere comunque questa passione.

 




TRAILER