Tim Burton

Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali

Jake Portman è un giovanotto timido e introverso, vago nel suo rapporto con i genitori e problematico in quello con i coetanei. L’unico che sembra capirlo, e a cui il ragazzo si sente legato, è il vecchio nonno con l’Alzheimer, che misteriosamente muore affidando a Jake le sue ultime volontà: oscure istruzioni da seguire riguardo a una fuga, un’isola, una data ormai lontana nel tempo, personaggi sconosciuti che sembrano esistere solo nella sua testa. Tutti pensano ai vaneggiamenti di una mente assente tranne Jake, che riesce a convincere il padre ad accompagnarlo in quella che apparentemente è la caccia a un sogno e che si trasforma piano in un tuffo nella memoria, nell’immersione in un mondo fantastico in cui il giovane si identifica e finisce per sostituire il vecchio e adorato nonnino.

Dopo il preambolo americano, il film si trasferisce quindi in un remoto angolo del Galles dove, grazie a un loop spazio-temporale, Jake viene a contatto con gli abitanti di un misterioso istituto, guidato amorevolmente da Miss Peregrine (Eva Green, che rifulge della sua solita lampante bellezza), che ospita un manipolo di ragazzi dai poteri speciali, dei freaks espulsi dal mondo ma responsabili della sua salvezza.

La trama di Miss Peregrine, che Tim Burton ha tratto da un romanzo di Ramson Riggs, sembra un compendio delle pulsioni e delle fissazioni del suo regista. C’è l’ambientazione da novella gotica, dei personaggi marginali – delicati e speciali rifiuti della società capaci di trovare nell’affetto solidale una via di redenzione – che controvoglia si trasformano in eroi, un protagonista in bilico tra i due mondi, salvatore per caso di un’umanità incosciente, un tono dolcemente macabro da assecondare riempiendolo di senso.

Burton si cala però con pigrizia in un immaginario che conosce fin troppo bene, adagiandosi su un terreno infidamente congeniale e abbandonandosi a una narrazione canonica, diluita, priva di sprazzi e di sorprese. Lo stupore e la meraviglia che i dropouts burtoniani suscitavano nei film di vent’anni fa sembrano ora dispersi nella rappresentazione anodina di esili figurine che si definiscono solo attraverso la loro diversità fisica. Non c’è approfondimento psicologico, non c’è empatia rovesciata, non c’è né una salutare anti-epica ormai sacrificata sull’altare di una blanda convenzionalità né l’ironia amarognola che potrebbe differenziare quest’operina fiacca da una qualsiasi narrazione per young adults.

E se la prima parte del film appassiona stancamente grazie a una mera elencazione delle stramberie dei personaggi – la ragazza senza peso, il bambino invisibile, l’incendiaria, i gemellini dai poteri telepatici, il forzuto e così via – che sembrano la versione fantasy di un circo ottocentesco, nella seconda il piegarsi al prevedibile svolgersi degli eventi – prono a una sceneggiatura senza guizzi – dona un effetto di narcotica assuefazione all’orgia di colpi di scena.

La maledizione di Burton sembra compiersi: se agli inizi della carriera si intuiva un autore capace di declinare canoni narrativi – il film-fumetto di Batman, la tradizione gotica di Sleepy Hollow, il mito di Frankenstein in Edward mani di forbice, il B-movie fantascientifico di Mars Attacks! – per trasformarli in qualcosa di personale, da molti anni il suo cinema sembra aver preso la china inversa. Come già in Charlie e la fabbrica di cioccolato o in Alice nel paese delle meraviglie, Burton affronta una materia teoricamente affine senza riuscire a impadronirsene se non in maniera superficiale. L’immaginario tipico del suo cinema sembra rivoltarsi contro di lui, banalizzando ipotesi narrative che dovrebbero invece imporsi per storta originalità.

È come se la galleria di stramberie umane che in Big Fish rendeva omaggio alla salma del vecchio mistificatore, narratore per vocazione e per necessità esistenziale, si fosse irrigidita in formalina non riuscendo più a evolversi: Burton si cala nella parodia di sé stesso, come un copista alle prese con un’ennesima variazione sul tema. Miss Peregrine scorre quindi via limaccioso, nonostante la sequela interminabile di fuochi d’artificio della seconda parte, perdendo per strada ogni potenziale riflessione su diversità e solitudine, ogni originalità umana ed emotiva, e regalando qualche improvviso lampo di genio quasi per caso.

Suggestioni da Ricomincio da capo (il cortocircuito temporale che impone ai protagonisti di rivivere, per sopravvivere, sempre la stessa giornata) e reminiscenze di X-Men (le dinamiche di gruppo non sono poi dissimili) convivono senza costrutto; il cattivo in perenne overacting (Samuel L. Jackson, del tutto fuori controllo) e i buoni tratteggiati con il pilota automatico, come una lista della spesa fatta di stranezze costruite in serie, interagiscono senza generare né tensione né spavento.

Miss Peregrine si limita quindi a essere una colossale occasione mancata: viene da pensare che la fascinazione di Burton per i diversi e i marginali – che recentemente ha mostrato qualche lampo di genio solo nella sua produzione d’animazione, da La sposa cadavere a Frankenweenie – abbia dato i suoi frutti migliori parecchio tempo fa, con le ineguagliabili illustrazioni di Morte malinconica del bambino ostrica, molto più tridimensionali e corpose dei personaggi senza vita raffigurati in questo film.

IL FILM

Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Tim Burton
USA, 2016, 127 min
Sceneggiatura:
Jane Goldman
Fotografia:
Bruno Delbonnel
Montaggio:
Chris Lebenzon
Musica:
Michael Higham, Matthew Margeson
Cast:
Terence Stamp, Samuel L. Jackson, Judi Dench, Eva Green, Ella Purnell, Chris O'Dowd, Asa Butterfield, Allison Janney
Produzione:
Chernin Entertainment, Tim Burton Productions
Distribuzione:
20th Century Fox

Quando l'amato nonno lascia a Jake indizi su un mistero che attraversa mondi e tempi alternativi, il ragazzo si ritroverà in un luogo magico noto come La casa per bambini speciali di Miss Peregrine. Ma il mistero si infittisce quando Jake conoscerà gli abitanti della casa, i loro poteri speciali e i loro potenti nemici. Alla fine scoprirà che solo la sua "peculiarità" potrà salvare i suoi nuovi amici.




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