Thor Freudenthal

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Questo sequel dal titolo chilometrico, Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo - Il mare dei mostri, come impone il rispetto delle directory conseguenti all'origine letteraria dell’erigenda saga cinematografica, è abbastanza conforme al fortunato prototipo, il kolossal fanta-mitologico Il ladro di fulmini. Ricavato fedelmente dalle pagine e dall’immaginazione coatta dello scrittore Rick Riordan, esperto in quel genere di letteratura che dovrebbe invogliare a leggere i più giovani (ma se deve essere così, meglio illetterati) - così come simili blockbuster ultra digitalizzati dovrebbero incrementare le sale cinematografiche di teenager di tutte le età - il secondo Percy Jackson non lesina avventura né si fa mancare alcunché nell’ancora più nutrita galleria mostruosa.

Quanto basta per accontentare i fan dell’omonimo semidio american(izzat)o, figlio di Poseidone, e perpetuare un progetto sempre più assimilabile alla moda hollywoodiana dei supereroi. Del resto dietro la macchina da presa, al posto dall’esperto e comunque competente e simpatico Chris Columbus, c’è - in tema di supereroi - tale Thor Freudenthal, il quale attinge al repertorio mitologico come si trattasse di casa Marvel.

La trama non fa che giocare sulle due sponde, per non scontentare il giovanile popolo (del joystick) cinematografico. Rifugiatosi insieme ai suoi simili in una scuola, simile ai college speciali di X-Men o di Harry Potter (non a caso), protetta da una barriera a prova di attacchi esterni, Percy scopre di avere un fratello ciclope e di non essere all’altezza della sua precedente avventura. Finché le circostanze non lo spingeranno assieme ai suoi più stretti e pittoreschi amici e coetanei a sfidare il Mare dei Mostri del titolo per recuperare il Vello d’oro caro agli Argonauti, onde poter restituire vigore all’albero avvelenato che sta determinando l’indebolimento della barriera protettiva di cui sopra.

Che dire? Se si tiene a freno la nostalgia per il vecchio Gli argonauti di Don Chaffey, con i bellissimi effetti Dynamation del Ray Harryhausen, è persino possibile sforzarsi di trovare una luce alla fine, o piuttosto al principio, del nuovo tunnel. Nel senso che in un mare di mostruosità programmate e ripetitive, rigorosamente da videogioco, si potrebbe segnalare l’omaggio nell’attacco iniziale del toro colchico al famoso super-bisonte creato da Carlo Rambaldi per il western con Charles Bronson Sfida a White Buffalo di Jack Lee Thompson.

 

IL FILM

Percy Jackson: Sea of Monsters
Thor Freudenthal
Usa, 2013, 106'
Sceneggiatura:
Scott Alexander, Larry Karaszewski, Marc Guggenheim
Fotografia:
Shelly Johnson
Montaggio:
Mark Goldblatt
Musica:
Andrew Lockington
Cast:
Logan Lerman, T. Jackson, Alexandra Daddario, Douglas Smith, Stanley Tucci, Sean Bean
Produzione:
Fox 2000 Pictures, Second Line Stages, Tcf Vancouver Productions, Trireme Productions
Distribuzione:
20th Century Fox, Trireme Productions

Percy Jackson non si sente un eroe. Il figlio, per metà umano, di Poseidone, il dio greco del mare, ha già salvato il mondo una volta. Quando Percy scopre di avere un fratellastro molto particolare, si chiede se essere figlio di Poseidone sia più una maledizione o un dono. I confini magici del Campo dei Mezzosangue stanno iniziando a crollare e un’orda di mostri minaccia di distruggere il santuario dei figli degli dei. Per salvare il proprio rifugio, Percy e i suoi amici devono trovare il magico Vello d’oro. Il loro viaggio li conduce a Washington e sulle coste della Florida, dove si imbarcano in una pericolosa odissea che li porterà nelle acque mortali del Mare dei Mostri, conosciuto dagli esseri umani come il Triangolo delle Bermuda. Si troveranno così a dover sfidare un gigantesco toro meccanico che sputa fiamme, terribili creature marine, un enorme Ciclope e altri semidei di cui non ci si può fidare. Se Percy dovesse fallire nella sua impresa, il Campo dei Mezzosangue cesserà di esistere e tutto l’Olimpo crollerà.




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