Jim Jarmusch

Once upon a time

Sembra impossibile, ma c’è ancora qualcuno che scambia Jim Jarmusch per un artistoide snob. E il suo cinema per l’elogio dell’artisteide come fenomeno di superbia. Lui con le sue amicizie cool. Lui che fa film che sembrano lusingare un’affettazione hip.

Mi rattrista che ci sia ancora qualcuno che guarda a Jarmusch come all’auteur sodale dei White Stripes, di Bill Murray e di Tilda Swinton, e tanto basta a chiarirne l’immaginario (leggi: il cinema altero degli ambienti radical-chic newyorkesi, nato all’ombra dell’indie e cresciuto a suon di jazz sperimentale, sprezzante del pubblico e del gusto odierno).

Spiace inseguire teorie autoriali, specialmente quando i più noti sono ormai difesi e celebrati esclusivamente con questi strumenti critici. Ma Jarmusch è uno dei pochissimi registi contemporanei la cui coerenza è riuscita nel tempo a creare un mondo che soltanto in superficie sembra fuori dal mondo. E invece il suo mondo è davvero fra i tre o quattro mondi che vale ancora la pena vivere. Non da cinefili, non da autorialisti, ma proprio da cittadini. Anzi, uomini.

Contro l’omologazione (anche stilistica): Jim Jarmusch non è mai stato (soltanto) un regista, lui è un guerriero silente, e il suo cinema è il pensiero per la sopravvivenza nella catastrofe.

Provate a ricordare le opere migliori, Daunbailò, Dead Man, Broken Flowers: sono film anticrisi, nel senso che nella crisi, al di là di qualunque intervento della morte, sono vivi. Provate a vedere The Limits of Control, che appallottola la realtà (disintegrandola) mentre ne costruisce un’altra, disomogenea e impari.

Provate a vedere adesso Solo gli amanti sopravvivono (titolo magnifico, l’originale, Only Lovers Left Alive, con una sensibilità post-apocalittica che la traduzione italiana non ha). Una storia di vampiri? Può essere. Ma questi vampiri, questi artisti chiusi al di fuori di una Detroit che non è meno desolata della terra desolata eliotiana, sono gli ultimi eredi di una dinastia di sangue privilegiata, la persona. Siamo noi, che vogliamo tornare ad esistere. Sono io, che voglio tornare ad essere.

La storia d’amore di Adam e Eve che attraversa i secoli e le latitudini è la storia d’amore che serve a riportare questo mondo a dimensioni umane. Questi amanti sono gli amanti di sempre e per sempre, che non riconoscono il reale ma che nel reale decidono infine di restare, riamandosi ancora, e poi ancora.

Perfino lontano da tutto e da tutti, nel languore di Tangeri, in prossimità del richiamo allettante della fine, questi amanti rinunciano al riposo e tornano a darsi in tutta la loro vita. Quale snobismo? Quale cinema superbo? Jim Jarmusch ci sollecita a non abbandonare niente (il giudizio, i progetti, le abitudini, i sentimenti), alla larga dal qualunquismo dell’opposizione o dell’anarchia, ma coi piedi ben piantati a terra, dentro la realtà, non oltre la stessa.

Questo è un film persuasivo, che cioè ti persuade a mantenere l’identità. Questo è cinema in cui l’idea non è mai ideologica, eppure è decisa, quasi ostinata, quasi archetipica. Anche quando sembra scherzare (Coffee and Cigarettes), Jim Jarmusch fa molto sul serio. Non m’importa che sia amico di Jack White (e allora?), m’importa che continui a fare questo cinema così personale (non è di per sé un vizio, basta accorgersi di cosa implica) e così tenace.

Jim Jarmusch non è un artista, è un samurai. E Solo gli amanti sopravvivono un capolavoro.

 

IL FILM

Only Lovers Left Alive
Jim Jarmusch
UK, Germania, 2013, 123'
Sceneggiatura:
Jim Jarmusch
Fotografia:
Yorick Le Saux
Montaggio:
Affonso Gonçalves
Musica:
Jozef van Wissem
Cast:
Carter Logan, Slimane Dazi, Jeffrey Wright, John Hurt, Mia Wasikowska, Anton Yelchin, Tom Hiddleston, Tilda Swinton
Produzione:
Recorded Picture Company, Pandora Film Produktion
Distribuzione:
Movies Inspired

Un musicista depresso e la donna che ama, attraverso i secoli. Le difficoltà, la lontananza, gli imprevisti, l'amore sopra ogni cosa. 




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