Guillaume Gallienne

One Mother Show

Dietro le quinte di un teatro un attore sta per salire sul palco. Prova, si fa coraggio, si concentra.

Guillaume Gallienne mette in scena se stesso e cerca attraverso la recitazione di tracciare i connotati di un personale percorso di crescita. Costruisce una narrazione con dei flashback che si incastonano nella cornice dello spettacolo teatrale, per dare unità a un’evoluzione in capitoli volta a definire il suo personaggio o, meglio, la sua persona.

Guillaume è un ragazzo timido, negato da un padre distante e contrapposto alla vitalità infantile e maschia dei due fratelli. Il suo orizzonte comunicativo risiede nel rapporto con sua madre. Una donna austera, fumatrice seriale, dallo sguardo giudice, totalizzante nel controllo e osmotica nel rapportarsi a un figlio dalla sessualità incerta, offuscata da un ruolo assegnato a priori. Guillaume è sua madre, il suo prolungamento, il suo specchio, il suo animale di compagnia, il suo tramite con una femminilità perduta e attraverso di lui rinnovata.

Guillaume non ama gli sport, ha difficoltà relazionali, sogna un mondo di Sissi e Marie Antoniette, si presta (e si prostra) a un destino che sembra iscritto in una scontata negazione del sé, cerca l’alienazione dalla mascolinità per mantenere la sua eccezionalità agli occhi di una madre troppo adorata.

Tutto sua madre nasce come one man show teatrale – in cui Gallienne interpretava tutti i ruoli, mentre qui si limita ai due principali – strutturato come un “duetto con coro” che scava con dolente ironia nel rapporto madre/figlio e nelle sue derive postedipiche.

Freud ha abdicato: non è più il desiderio sessuale a governare la relazione filiale ma la ricerca di fusione, di sovrapposizione. La simbiosi impedisce una consapevolezza sessuale e la presunta omosessualità diviene conclamata per difetto di stimoli più che per effettiva scelta. Guillaume in definitiva non ha ancora un sesso: deve essere femmineo per assecondare il suo doppio materno, per non perdere la specificità della sua posizione.

Nella recitazione Gallienne sottolinea questo gioco di ruolo conferendo un’affettazione bambinesca a Guillaume e una durezza maschile alla madre, confondendo i labili confini di un platonico dualismo. La risoluzione sarà affidata a una semplice apertura all’esperienza: l’orientamento sessuale – qualunque esso sia – diviene scelta consapevole e naturale solo nel concreto, liberandosi finalmente da convenzioni e convinzioni.

Tutto sua madre si distingue – nonostante alcuni cedimenti narrativi e qualche banalità stilistica – per il suo anticonformismo docile, per l’umanità che trasforma il protagonista in un corpo d’amore lasciando intatto il nucleo affettivo dei rapporti, per la dolce rinuncia a una femminilità (auto)imposta, per il febbrile entusiasmo con cui abbraccia il mondo delle donne (mamme, nonne, zie, infermiere), carico di passione e, finalmente, di distanza.

IL FILM

Les garçons et Guillaume, à table!
Guillaume Gallienne
Francia, Belgio, 2013, 85'
Sceneggiatura:
Guillaume Gallienne
Fotografia:
Glynn Speeckaert
Montaggio:
Valérie Deseine
Musica:
Marie-Jeanne Serero
Cast:
Guillaume Gallienne, André Marcon, Françoise Fabian, Nanou Garcia, Diane Kruger, Reda Kateb, Götz Otto
Produzione:
LGM Productions, Rectangle Productions, Don't Be Shy Productions, Gaumont, France 3 Cinéma, Nexus Factory, uFilm, uFund
Distribuzione:
Eagle Pictures

Guillaume fin da bambino viene considerato da tutti diverso da come è. "Il primo ricordo che ho di mia madre risale a quando avevo circa cinque anni. Chiamò me e i miei fratelli per cena e disse: Ragazzi e Guillaume a tavola! L'ultima volta che le ho parlato al telefono mi ha detto: Ti abbraccio mia cara". È chiaro che da queste due frasi ci sia un malinteso con tutti, e soprattutto con sua madre; un malinteso che dura da circa trenta anni e che si chiarirà solo con l'incontro di quella che diventerà la seconda donna più importante della sua vita.




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