Clint Eastwood

Ore 15:17 - Attacco al treno

Da piccoli, gli amici Spencer e Alek vestono magliette mimetiche. Anthony, che li avvicina per la prima volta sulla soglia dell’ufficio del preside della scuola, in occasione di una delle tante visite per cattiva condotta, dirà loro che no, per carità, non è propriamente cool indossare magliette mimetiche.

Ore 15:17 - Attacco al treno, è bene ribadire, inizia proprio da Anthony, in voce over. Che dà il via al flashback. Che vuole raccontare come sono cominciate le cose, «lasciate che vi spieghi». Anthony, che di Spencer e Alek è l’amico aggiunto, quello che li riconosce come compagni caratteriali e di viaggio e dei quali non necessariamente condivide aspirazioni e illusioni. Anthony, che di Spencer e Alek è – appunto – la voce narrante, benché la sua voce non torni più nel corso del film. Anthony, di cui, diversamente da Spencer e Alek, si sa poco o nulla: da dove viene? chi sono i genitori? che sogni ha?

Anthony, quindi, che per Ore 15:17 - Attacco al treno è la guida fantasma. L’anello non mancante eppure nascosto, perfino equivoco. L’idea simbolica costretta a guardare, che vuole descrivere e che, suo malgrado, nonostante tutto, si ferma subito, lasciando che sia il resto a parlare per lui. A decidere. A fare per lui. È infatti Spencer a convincere Anthony a raggiungerli in Europa. E lui non può negarsi e non può che adeguarsi, lo si nota bene nel turismo egemonico e americanocentrico, Roma (con tanto di Volare in sottofondo, non casualmente) Venezia Berlino Amsterdam, fra un Colosseo da cartolina, un vaporetto sul quale accettare non esattamente di buon grado la conoscenza estemporanea di una connazionale, un ristorante stellato dove ordinare pizza! (col punto esclamativo, cos’altro sennò?) e un bar tedesco di birra e brezel.

Per Spencer e Alek, due Billy Lynn che non scelgono da campioni ma sono scelti quale campione (di una razza, di una generazione, di uno sguardo, di un Paese al collasso), Anthony è il metronomo che batte il tempo e consegna il senso. E Ore 15:17 - Attacco al treno, che di Billy Lynn - Un giorno da eroe è l’immagine speculare (e prima o poi bisognerà accettare il film di Ang Lee al pari di un’opera fondamentale e capitale nel discorso geopolitico contemporaneo); che è un film mimetico come le divise di Spencer e Alek da bambini, perché si traveste alla ricerca di una storia e poi scarta, e perché sembra lineare e invece procede a singhiozzi; e che è un lamento per l’impraticabilità di una divisione netta e indiscutibile fra bianco e nero, bene e male, giusto e sbagliato, a tal punto che il ritratto dell’orrore non può che essere iconico e come tale prevedibile, volgarmente prevedibile (il terrorista pare arrivare dritto da un action della Cannon alla Delta Force), a tal punto inoltre che le preghiere non sono udite, non possono essere esaudite, loro, gli amici, cresciuti da cattolici e da cattolici educati a sperare, presumere, ingannarsi; un film nel quale l’ideale della guerra quale cameratismo e unione solidale fra individui va in briciole (Alek finisce da solo sulla branda a usare Skype in Afghanistan, un luogo di cui non frega più niente a nessuno perché adesso i cattivi sono quelli dell’Isis), senza più alcun rapimento estatico di un riscatto conclusivo, senza più nessuna esaltazione per la conquista di un territorio, di una fede, di una medaglia appuntata sul petto; sì, dunque, Ore 15:17 - Attacco al treno è per Anthony, il nero Anthony, il testimone predestinato Anthony, lo spartito impossibile da scrivere perché già scritto, già dato e stabilito, lui che di Spencer e Alek conosce illusioni e miti ma non può risolverli per loro, non può specificarli.

La mimesi di Spencer e Alek, amici di una vita, è quindi compiuta: finalmente fanno parte di una prescritta visione del mondo, quella delle valutazioni obbligate e della selezione involontaria, anche a costo di essere presi per coglioni (Spencer col suo gesto eroico-sbruffone durante il falso allarme in classe) o di ritrovarsi sputtanati con un’epifania che ha il sapore della sconfitta di un intero pensiero dominante (il tour in bicicletta al memoriale della morte di Hitler).

Chiedersi da che parte sta Clint Eastwood, e che vestito crede essere il migliore per Spencer, Alek e Anthony, il più consono, il più corretto, è fare il gioco dei tiratori; capire al contrario quale sentimento li determina, quale emozione li produce, ecco, questo mi pare importante. Soltanto così, con la definizione di un giudizio di valore affettivo, con la comprensione che equivale a pietà, alla larga dai cinismi di terz’ordine, soltanto così Ore 15:17 - Attacco al treno può trovare la sua pace.

IL FILM

The 15:17 to Paris
Clint Eastwood
USA, 2018, 94'
Sceneggiatura:
Dorothy Blyskal
Fotografia:
Tom Stern
Montaggio:
Blu Murray
Musica:
Christian Jacob
Cast:
William Jennings, Spencer Stone, Shaaheen Karabi, Ray Corasani, Judy Greer, Jenna Fischer, Anthony Sadler, Alek Skarlatos
Produzione:
Warner Bros., Village Roadshow Pictures, Malpaso Productions
Distribuzione:
Warner Bros.

Nelle prime ore della sera del 21 agosto 2015, il mondo ha assistito stupefatto alla notizia divulgata dai media, di un tentato attacco terroristico sul treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi, sventato da tre coraggiosi giovani americani in viaggio attraverso l’Europa. Il film ripercorre le vite di questi tre amici, dai problemi dell’infanzia alla ricerca del loro posto nel mondo, fino alla serie di sfortunati eventi che hanno preceduto l’attacco.




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