Fred Schepisi

Parole bugiarde e immagini cliché

Dipende dalla prospettiva. Se lo si guarda come l'ennesimo film sulla scuola, non ci si scolla dallo stereotipo. Un brillante insegnante di inglese avanzato, molto amato dai suoi studenti ma dalla vita caotica e dall'impeto autodistruttivo, impiega il suo tempo extradidattico in schermaglie con una nuova collega di arte, pittrice affermata ora in declino perché ammalata di artrite reumatoide.

L'insegnante di inglese rischia di essere licenziato dal liceo per la sua condotta reprensibile, a cui fa da contrappeso un apprezzabile passato letterario privo di un degno presente, condizione necessaria per poter continuare la pubblicazione della rivista della scuola, che i finanziatori dell'istituto vogliono chiudere.

Un docente che intende risvegliare gli allievi con il potere evocativo della letteratura, salutato al grido di "mio capitano!", scrittore fallito dedito all'alcool, preferibilmente vodka liscia, meglio se bevuta direttamente alla canna. Echi vastissimi, déjà-vu accartocciati tra loro e fusi in una congerie di elementi che spaziano lungo i soliti sentieri già battuti da anni e perennemente riproposti, come se il riferimento a Whitman o il dono dell'affascinante trasmissione letteraria oppure i fantasmi inconsci che popolano la personalità del protagonista fossero elementi imprescindibili almeno quanto l'aula, la lavagna e i banchi.

Unica concessione a una presunta originalità il ricorso come nume tutelare a John Updike (nel dettaglio, al romanzo Nella fattoria), anche se, a onor del vero, a furia di evocare nuovi riferimenti culturali il panorama degli scrittori disponibili non può che assottigliarsi.

Se invece Words and Pictures lo si legge di sbieco, traguardando l'ambito scolastico e assumendone la valenza metaforica suggerita fin dall'evidenza del titolo, allora si può tentare (con un certo sforzo) di apprezzarne l'abbozzo di discorso sui limiti di una comunicazione condotta parzialmente, separando cioè la complessità espressiva che solo immagini e parole concepite insieme sanno fornire.

Il messaggio di Fred Schepisi e Gerald Di Pego è chiaro e più volte ripetuto attraverso i personaggi che ne incarnano le singole istanze: la parola è bugia, una trappola, l'immagine è cliché. L'una e l'altra, singolarmente, esistono solo nella consapevolezza arrogante e illusoria di chi le forgia e le propone come indice di verità assoluta. L'una e l'altra, sul piano allegorico, entrano in conflitto attraverso i personaggi dei due insegnanti, pronti a dichiararsi una guerra nel corso della quale ognuno deve dimostrare la superiorità della sua materia sull'altra e il cui terreno di confronto sono gli allievi e la presa che tale opposizione ha sulla loro capacità espressiva.

Giostrando sullo scontro, il film ha i suoi momenti più interessanti, soprattutto in alcuni dialoghi rapidi e sferzanti tra Clive Owen e Juliette Binoche, ma poi ritorna a banalizzare l'assunto conflittuale, giungendo a una sana pacificazione (dei sensi tra i protagonisti e dell'allegoria) attraverso la congiunzione finale di parole e immagini in vista del fine artistico supremo. Tutto si chiude, saturandosi in un magico connubio in cui words e pictures, finalmente insieme, elevano lo spirito e conducono le persone a migliorarsi. Il tutto spiegato in una chiosa didascalica finale da un raggiante Clive Owen davanti a una platea convinta di studenti.

Ossia, quando le words sono superflue e le pictures male assemblate.  

IL FILM

id.
Fred Schepisi
USA, 2013, 111'
Sceneggiatura:
Gerald Di Pego
Fotografia:
Ian Backer
Montaggio:
Peter Honess
Musica:
Paul Grabowsky
Cast:
Valerie Tian, Navid Negahban, Bruce Davison, Amy Brenneman, Adam DiMarco, Alison Jackson, Juliette Binoche, Clive Owen
Produzione:
Lascaux Films, Latitude Productions
Distribuzione:
Adler Entertainment, Lascaux Films

Jack Marcus è un insegnante di inglese, con un passato da stella letteraria, che si scontra ogni giorno con la sintesi e l’asetticità dei suoi studenti al tempo dei social network. Al fine di galvanizzare il loro interesse per la materia e per risollevare le sue sorti da insegnante compromesse dalla passione per l’alcol, Jack escogita il piano geniale di dichiarare una guerra tra parola e immagine, fiducioso che la prima possa trasmettere un significato più potente e profondo rispetto alla seconda. La degna avversaria del fantomatico match è Dina Delsanto, una pittrice astrattista conosciuta e apprezzata nel suo ambiente, arrivata da poco nel campus, e che, immediatamente, desta curiosità e attenzione nel Prof.




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