Neill Blomkamp

Rakka di Neill Blomkamp

Provando a dare un’occhiata all’accoglienza della critica e agli incassi del mercato americano ci si accorge di come la carriera di Neill Blomkamp sia, in maniera piuttosto evidente, in picchiata libera:  90, 67 e 32 sono, secondo Rotten Tomatoes, le percentuali di recensioni positive dei suoi film, partendo da District 9 (2009), passando per Elysium (2013), fino ad arrivare al disastroso Humandroid (2015); mentre, mantenendo lo stesso ordine, 116, 93 e 31 sono i milioni di dollari incassati negli USA.

Forse è per questo che il regista sudafricano ha deciso di ripartire da dove tutto era iniziato, da quei 6 minuti di Alive in Joburg, in cui fantascienza e documentario, effetti speciali, sangue, carne e polvere si fondevano dando vita ad un sorprendete cortometraggio, capace di attirare l’attenzione di un certo Peter Jackson e di portare poi a District 9 e a 4 nomination agli Oscar (tra cui quella per il miglior film). 

Ha deciso infatti di ripartire da lì, Neill Blomkamp; dal cortometraggio e dall’assoluta libertà d’espressione e creazione che quella forma filmica può dargli. Ha deciso di provare a rilanciarsi con un ambizioso esperimento chiamato Rakka, che, nell’arco di 21 minuti, prova a mettere in scena tutte le potenzialità di un universo narrativo in continua espansione ed evoluzione. Fin dai primi minuti del progetto prodotto dagli Oats Studios dello stesso Blomkamp ci si rende conto di quanta sia la voglia del regista di mettersi in gioco e in mostra, di evidenziare il potenziale della propria creazione, del proprio universo e della propria idea di cinema. Ed in effetti in quei 21 minuti vuole e riesce ad infilare dentro tutto il proprio repertorio: dalle lotte di classe e le discriminazioni razziali alle invasioni aliene, dalle tecnologie ferrofluide alle guerriglie urbane con armi artigianali, dalle immagini iperrealistiche, quasi documentaristiche, ai ralenti e le esplosioni da videogioco. 

Si percepisce costantemente l’urgenza di Blomkamp di voler tornare ai tempi degli elogi di Alive in Joburg e District 9; di poter dimostrare, ai propri fan e a chi in lui aveva creduto, di essere in grado di poter creare un universo alternativo funzionante ed affascinate, di riuscire ad instillare negli spettatori la voglia di volerne sapere di più: è questa l’idea di fondo del progetto degli Oats Studios, quella di costruire una storia a puntate - dalle durate più svariate e dai personaggi e punti di vista più diversi - lasciando scegliere al pubblico (attraverso donazioni) se e come andare avanti; regalando al pubblico stesso l’accesso a tutti i file 3D utilizzati per gli effetti speciali e alle clip del girato, in modo che diventi un mondo condiviso da più persone; cosicché si venga a creare una comunità come quelle che nascono attorno ad alcuni videogiochi e che portano allo sviluppo degli stessi (non a caso, oltre a Youtube, l’altra piattaforma di condivisione del progetto è Steam, utilizzata prevalentemente per la distribuzione digitale di videogiochi). 

Tutte queste ambizioni finiscono però per soffocare l’anima di Rakka, dove la carne gettata al fuoco è forse troppa e dove la forza evocativa delle immagini, senza dubbio intrigante e suggestiva, viene spesso depotenziata da un’ininterrotta voce fuori campo che vuole spiegare troppe dinamiche politiche e troppi dettagli, con la pretesa smisurata di riuscire ad appassionare uno spettatore con i pochissimi minuti a disposizione. Ed in questo caso, anche l’idea di fusione tra corpo e macchina, tra carne e tecnologia, sempre affascinante ed ossessiva nei film di Blomkamp, appare come una mera riproposizione di qualcosa di già visto e raccontato, aggiunto al contesto più per coerenza visiva che narrativa. 

L’impressione che si ha quindi, guardando il cortometraggio, è che a prevalere sulla compattezza e l’incisività del racconto ci sia stata l’urgenza del voler raccontare le potenzialità di un mondo, bombardando di informazioni e suggestioni il pubblico, finendo però per saziarlo e saturarlo. È lecito pensare che forse, per un progetto di questo tipo, sarebbe stato più funzionale regalare  solo qualche spunto, lasciando, semplicemente, che fosse l’idea delle potenzialità di questo universo a svilupparsi e ad espandersi nelle menti degli spettatori, creando così la voglia e l’interesse a volerne di più.

IL FILM

id.
Neill Blomkamp
Canada, 2017, 22'
Sceneggiatura:
Thomas Sweterlitsch, Neill Blomkamp
Musica:
Lorne Balfe
Cast:
Ryan Angilly, Ruan Coetzee, Robert Hobbs, Pieter Jacobsz, Paul Davies, Owen Macrae, Mike Huff, Justin Shaw, Jay Anstey, Eugene Khumbanyiwa, Connor Page, Carly Pope, Carla Marais, Brandon Auret, Alec Gillis, Sigourney Weaver, Tony Dean Smith
Produzione:
Oats Studios

Un racconto distopico in cui un gruppo di alieni ha colonizzato la terra e gli esseri umani combattono per la loro sopravvivenza. 




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