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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Ben Wheatley

Rebecca

Un remake di Rebecca oggi, che riprende vicenda, personaggi, periodo storico in una sovrapposizione quasi mimetica al precedente hitchcockiano è oggettivamente un'operazione spericolata da portare a termine senza che negli occhi di chi guarda si accenda prima o poi la domanda “perché?”. Il progetto, evidentemente, ha basato la sua motivazione sull'ormai inevitabile accostamento truffautiano della storia di questa signorina Nessuno, che si ritrova ad annaspare in un altro mondo (letteralmente) senza punti di riferimento e con scarsissime probabilità di rimanere a galla, a quella di Cenerentola. Ma se la fiaba è per definizione un genere narrativo universale in quanto atemporale, fondato su funzioni e tipologie immediatamente riconoscibili nelle varianti esibite dalle singole storie e capaci di funzionare comunque in quanto tali, l'operazione affidata dai produttori alla regia di Ben Wheatley ha preferito dare credito esclusivo a questa evidenza elementare, puntando in modo manifesto a una sorta di aggiornamento formale dell'originale che comportasse solamente le necessarie novità stilistiche, ritmiche e interpretative per adeguarsi allo sguardo dell'odierno spettatore medio.

Una medietà di riferimento che implica per lo più scarsa se non assente conoscenza della storia del cinema; il richiamo hitchcockiano resta, di conseguenza, niente o poco di più di un'etichetta pubblicitaria per la grande maggioranza del target. Dal canto suo Wheatley ci tiene invece a sottolineare le sue conoscenze cinefile. Ne abbiamo la prova, ad esempio, nel momento-chiave in cui la seconda signora De Winter decide di entrare nella stanza proibita: poche inquadrature cruciali in cui si concentrano la scelta di mostrare la consapevolezza circa il testo di riferimento e il desiderio di sottolinearne la deferente presa di distanza che da tale consapevolezza è dettata. E, nel momento dell'ingresso nella stanza, il trionfo di specchi che circonda “l'intrusa” rimanda indirettamente ma inequivocabilmente all'altro fantasma cinematografico che aleggia sul film: quell'Orson Welles che nel 1938 aveva curato una straordinaria versione radiofonica del romanzo di Daphne Du Maurier. Ma si tratta di un breve scintillio.

Adeguandosi diligentemente alla sceneggiatura, Wheatley abbandona per strada senza rimorsi l'osservazione hitchcockiana circa la totale mancanza di ironia che contraddistingueva il racconto e che il geniale neo-assunto cineasta britannico alla corte di re Selznick aveva cercato di reintrodurre nella caratterizzazione interpretativa di alcuni personaggi (un lavoro sottotraccia che, nonostante la sua ritrosia a riconoscerlo, permette anche a questa prova d'ingresso a Hollywood di appartenere senza dubbi al suo universo creativo). Wheatley si concentra invece sul caricare i più facili colori del mistero che serpeggia nella casa “posseduta” e sulla scelta di mostrarci in maniera quasi didascalica (particolarmente nella parte conclusiva, da quando prende il via il processo) la trasformazione della ex-signorina Nessuno nella sola e unica vera signora De Winter. Con tanto di sguardo in macchina finale. Il racconto tutto sommato banale che Alfred Hitchcock aveva saputo trasformare accortamente in una commedia atipica, geometricamente intersecata ai generi del mistery e del poliziesco per arrivare a un happy end agrodolce ma liberatorio, ritorna all'ovile in cerca di nuovi consensi basati su una soddisfazione tutta di superficie.

E se poi in qualche battuta potrebbe fremere per un attimo la parvenza di una sua estorta identificazione con il fantasma della prima signora De Winter, non penso proprio che per questo Hitch desideri ringraziare.

IL FILM

Rebecca
Ben Wheatley
Regno Unito, 2020, 121'
Sceneggiatura:
Anna Waterhouse, Jane Goldman, Joe Shrapnel
Fotografia:
Laurie Rose
Montaggio:
Jonathan Amos
Musica:
Clint Mansell
Cast:
Ann Dowd, Armie Hammer, Bill Paterson, John Hollingworth, Keeley Hawes, Kristin Scott Thomas, Lily James, Mark Lewis Jones, Sam Riley, Tom Goodman-Hill
Produzione:
Netflix, Working Title Films
Distribuzione:
Netflix

Una giovane sposa si trasferisce nell'imponente dimora del marito, dove deve fare i conti con una sinistra governante e l'ombra inquietante della moglie defunta.




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