Peter Berg

Red Zone – 22 miglia di fuoco

In una zona non meglio identificata dell'Indonesia, un poliziotto locale (Iko Uwais) si consegna all'ambasciata statunitense per proporre uno scambio: rivelerà la localizzazione dei depositi in cui i servizi segreti russi nascondono nel Paese una sostanza altamente radioattiva, in cambio della sua estradizione negli Stati Uniti.

La missione è affidata a una task force guidata da un ex marine, James Silva (Mark Wahlberg), che dovrà scortare l'uomo fino a una pista di decollo raggiungibile percorrendo le 22 miglia del titolo e schivando le imboscate dell'intelligence indonesiana collusa coi russi.

Un'occhiata distratta al plot è sufficiente per capire che Red Zone - 22 miglia di fuoco non racconta nulla di nuovo (Solo 2 ore di Richard Donner, del 2006, è forse il riferimento più immediato) e non inventa niente, perché non vuole farlo e perché non ne ha bisogno. Il suo territorio d'elezione, in cui si muove orgogliosamente, senza darsi arie per essere scambiato per altro, è la rassicurante comfort zone del b movie: un luogo felicemente permeabile in cui le idee vengono riciclate, rimasticate e, nei casi più felici, riplasmate per farsi traslato riflesso di contingenze sociali, culturali, politiche (qui il ritorno dei russi cattivi come possibile conseguenza del Russiagate?) e industriali (la scelta di arruolare nel cast un artista marziale celeberrimo in Indonesia come passe-partout per la conquista di nuovi mercati).

Paradossalmente, ma forse neanche troppo, con Red Zone Peter Berg gira forse il suo film migliore e contemporaneamente il più impersonale. Fatta salva la notevole sequenza iniziale, il regista rinuncia alla spettacolarità tonitruante e all'esasperata leggibilità delle scene d'azione che erano diventate il suo marchio di fabbrica, concentrandosi sulla perfetta tenuta di 94 tesissimi minuti (anche la scelta di una durata da action d'altri tempi è indice di intelligenza, oltre che di qualità di sintesi), durante i quali l'habitué del genere può togliersi più d'una soddisfazione: bearsi del già visto e di come questo sia stato scartavetrato per l'occasione, chiedersi divertito attraverso quali battute sarà portata a galla l'ovvia sociopatia dell'ennesimo veterano affetto da disturbo post traumatico, e godersi la magnifica performance di un John Malkovich qui in veste di caratterista di lusso, rossocrinito e in sneaker.

E, come se tutto ciò non fosse già abbastanza, l'intelligente sceneggiatura di Lea Carpenter riserva un colpo di scena finale meno innocuo di quanto possa sembrare, che obbliga lo spettatore a ripercorrere il film a ritroso per poi leggerlo da una prospettiva diversa (anche di genere). Spremersi le meningi perché la propria argenteria appaia la più lustra possibile: è una delle regole auree della serie B, e qui siamo nel bel mezzo di quel territorio, grazie a Dio.

IL FILM

Mile 22
Peter Berg
Usa, 2018, 94'
Sceneggiatura:
Lea Carpenter
Fotografia:
Jacques Jouffret
Montaggio:
Melissa Lawson Cheung, Colby Parker Jr.
Musica:
Jeff Russo
Cast:
Terry Kinney, Sam Medina, Sala Baker, Ronda Rousey, Poorna Jagannathan, Nikolai Nikolaeff, Natasha Goubskaya, Mark Wahlberg, Lauren Cohan, John Malkovich, Iko Uwais, David Garelik, Chae-rin Lee, Carlo Alban
Produzione:
Leverage Entertainment Production, Film 44, Closest to the Hole Productions
Distribuzione:
Lucky Red, Universal Pictures

Il regista di “Battleship” torna al cinema con un’adrenalinica spy story con Mark Wahlberg: “Red Zone – 22 miglia di fuoco”, un action thriller potente, spettacolare e avvincente, che tiene incollato allo schermo lo spettatore. Mark Wahlberg è un agente speciale dei servizi segreti con una missione letale e pericolosa: dovrà proteggere un informatore a conoscenza di segreti che potrebbero sventare attacchi terroristici di portata catastrofica. Insieme alla sua squadra lo scorterà per 22 miglia, in una corsa contro il tempo per portarlo fuori dal paese. Durante il viaggio dovrà scontrarsi contro squadre d’assalto e nemici armati pronti a tutto.




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