Harald Zwart

Rimpiangendo Twilight

La saga cinematografica di Harry Potter nasceva da libri di notevole astuzia narrativa e non privi di originalità (infatti avevano conquistato anche lettori sofisticati): i film ne replicavano abilmente la struttura e, come i libri, non difettavano di umorismo e di invenzioni spiritose che potevano dare allo spettatore adulto il piacere della regressione infantile.

Twilight era un film che doveva essere disprezzato (i film che nascono per il successo planetario e che, anzi, con la loro occupazione militare di quasi tutte le sale disponibili, lo impongono, suscitano inevitabilmente antipatia), ma se guardato spassionatamente, lontani cioè dal rumore delle campagne di marketing e dal clamore delle attese adolescenziali (dalle quali il critico deve distanziarsi), si può dire che era un prodotto molto curato, dotato di una sua coerenza visiva, narrativa e musicale (mi riferisco al primo titolo della saga).

Nelle presentazioni, Shadowhunters, tratto dal primo di sei romanzi di Cassandra Clare, viene generalmente accostato alle saghe del maghetto e del vampiro adolescente. I punti di contatto – è evidente – ci sono, nella pratica produttiva (il film-saga) come nei contenuti (la trasfigurazione del processo di crescita di un giovane attraverso elementi fantasy e horror), ma l’accostamento appare sostanzialmente immeritato, dato che le qualità che siamo disposti a riconoscere a quei due titoli sono qui del tutto assenti. Questo è infatti un minestrone privo di qualsiasi parvenza di coerenza, che mescola disordinatamente riferimenti a una pluralità di immaginari, tra l’horror (vampiri, licantropi, ma anche mostri gelatinosi), il fantasy, le squadre di supereroi e un romanticismo esasperato sino alla parodia (l’impianto di irrigazione che parte all’improvviso dopo il bacio: roba da Una pallottola spuntata).

Difficile stabilire di chi sia la colpa, ma verrebbe da sollevare (almeno in parte) regista e sceneggiatori dalla responsabilità (il citato spunto parodico è il loro modo di prendere le distanze dalla materia?). C’è infatti una differenza – per fare un paragone – rispetto agli adattamenti dei supereroi. Di questi, sceneggiatori e registi possono appropriarsi molto più liberamente, selezionando alcuni elementi a scapito di altri, alterandoli e adattandoli al proprio mondo espressivo, perché già all’origine quei testi sono stati oggetto di continue variazioni – grafiche, narrative, psicologiche. La tradizione è dunque “aperta”.

Viceversa, queste saghe romanzesche hanno all’origine un testo “chiuso” e custodito da occhiuti guardiani dell’ortodossia (i fan, implacabili nel sanzionare deviazioni troppo accentuate), così che la libertà degli autori del film risulta inevitabilmente compromessa. E se Harry Potter aveva alla base romanzi non privi di spirito e inventiva, e se anche Twilight aveva almeno un’idea di partenza non disprezzabile, da Shadowhunters (libro) non poteva che nascere un film dalla trama raffazzonata, con personaggi piatti e sviluppi per nulla divertenti.

IL FILM

The Mortal Instruments: City of Bones
Harald Zwart
Usa, Germania, 2013, 120'
Sceneggiatura:
Jessica Postigo, Cassandra Clare
Fotografia:
Geir Hartly Andreassen
Montaggio:
Joel Negron
Musica:
Atli Ãrvarsson
Cast:
Robert Sheehan, Lily Collins, Lena Headey, Kevin Zegers, Jonathan Rhys Meyers, Jamie Campbell Bower, Godfrey Gao
Produzione:
Constantin Film Produktion, Sony Pictures Entertainment
Distribuzione:
Eagle Pictures

Ambientato nella New York di oggi, Shadowhunters – Città di ossa ha come protagonista Clary Fray (Lily Collins), un’adolescente in apparenza come tante altre che scopre di essere la discendente di una stirpe di Shadowhunters: una cellula segreta di semi-angeli guerrieri impegnati in un’antica battaglia tesa a proteggere il nostro mondo dai demoni. Dopo la scomparsa della madre, Clary si unisce a un gruppo di Shadowhunters, che le fanno conoscere una diversa e pericolosa New York infestata da demoni, stregoni, vampiri, licantropi e altre terribili creature. Basato sull’omonimo libro di Cassandra Clare.




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