Matt Reeves

Si salvi chi può (un western distopico)

Certo, la prima cosa che si nota - o forse che non si nota - in Apes Revolution, è l’aspetto tecnico. La performance capture utilizzata nel film di Matt Reeves è talmente avanzata da risultare invisibile, e da porre forse per la prima volta sullo stesso piano le scimmie digitali di Andy Serkis e soci e gli attori in carne e ossa da Jason Clark in giù. Una performance capture talmente avanti, insomma, che si smette di pensarla e percepirla come tale.

E quindi, proprio come avveniva giù in Cloverfield, ecco che Reeves ha la capacità di smontare apparentemente tutto il suo impianto tecnologico-spettacolare, di distrarre l’attenzione dello spettatore dal trucco facendolo focalizzare sullo stupore della prestidigitazione cinematografica, del racconto e della narrazione. Ovvero di quello che, realmente, fa la magia dello spettacolo filmico.

Reeves gira un western distopico e dei sentimenti, dove la contrapposizione tra scimmie e umani è quella tra indiani e cowboy di film come Piccolo grande uomo o Soldato blu. Una contrapposizione speculare, perché entrambe le comunità sono attraversate e fratturate dalle stesse dinamiche interne: dinamiche umane a tutto tondo, archetipiche di ogni forma di conflitto o contrapposizione, dalle più basilari a quelle tristemente sanguinose e attuali tra israeliani e palestinesi. Dinamiche che girano attorno alla xenofobia e alla fame di potere, e ancora di più al senso di fratellanza e a quello di famiglia e paternità.

Apes Revolution, evidentemente, è un film di padri e figli. Di padri che hanno lasciato un’eredità terribile e pesante, di fronte alla quale i figli non sanno come reagire, né con che occhi guardare realmente i propri genitori. Di padri che cercano un modo per ristabilire la civiltà, per inseguire un nuovo progresso, nel nome della pace e della serena convivenza, avversati da nemici-amici che credono invece nella supremazia di una razza sull’altra o nell’attacco come migliore arma di difesa.

Tutto questo, è ovvio, non è né nuovo né rivoluzionario, e Reeves lo sa bene. Lo sa bene ma non gli importa, e ne ha ben donde. Perché l’esaltazione della tecnica e della spettacolarità (anche puramente registica, con scene d’azione come quella dell’assalto scimmiesco al fortino degli umani che lo stanno a dimostrare) permette un ritorno a una narrativa essenziale e archetipica che non è affatto un comodo rifugio, ma è anzi veemente riaffermazione della sua imprescindibile centralità da un lato, e recupero dell’emozione empatica dall’altro.

Ponendosi filosoficamente agli antipodi rispetto al Michael Bay di Transformers, Reeves crede ancora nella possibilità di un progressismo cinematografico che sia ancora fisicamente e emotivamente ancorato alle storie e ai personaggi: e che siano questi uomini o scimmie, il discorso non cambia. Perché la commozione evocata dallo sguardo di un padre verso un figlio tale è e tale rimane, nell’unica maniera antispecista che riteniamo lecita e apprezziamo.

In questo contesto, è solo pragmatico realismo (e non solo interesse per una saga che deve ancora raccontarsi) che Apes Revolution termini in maniera così aspramente pessimista. Reeves si limita a constatare come i riot à-la-blackbloc del film precedente sono oramai cose del passato, che le fazioni moderate sono sconfitte, che la guerriglia si è trasformata in guerra e la guerra è iniziata e non è più evitabile.

Si salvi chi può.

Si salvino i figli, protetti da padri disposti a farsi carico delle loro responsabilità pur di proteggere la loro famiglia, i loro cari, i loro simili: di qualsiasi razza siano.

IL FILM

Dawn of the Planet of the Apes
Matt Reeves
Usa, 2014, 130'
Sceneggiatura:
Amanda Silver, Rick Jaffa, Mark Bomback
Fotografia:
Michael Seresin
Montaggio:
Stan Salfas, William Hoy
Musica:
Michael Giacchino
Cast:
Andy Serkis, Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russell, Kodi Smit-McPhee, Toby Kebbell, Nick Thurston, Kirk Acevedo, Judy Greer, Karin Konoval, Terry Notary, Enrique Murciano, Jon Eyez, Lee Ross, Larramie Doc Shaw, Kevin Rankin, Keir O'Donnell
Produzione:
Chernin Entertainment
Distribuzione:
20th Century Fox

La crescente nazione delle scimmie guidata da Cesare è minacciata da una banda di umani sopravvissuti al devastante virus diffuso dieci anni prima. Raggiunta una fragile pace, essa sarà molto breve, ed entrambe le parti si troveranno sul’orlo di una guerra che deciderà quale sarà la specie dominante sulla Terra.




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