George Miller

Sovversione e redenzione

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Dedicato a tutti noi che viviamo nel deserto (di valori e prospettive) dell’era post-industriale. Che subiamo la fascinazione del motore, del rumore, della potenza meccanica, mentre cerchiamo il silenzio e la speranza del Luogo Verde. Che continuiamo ad allevare Figli della Guerra, schiavi esaltati capaci solo di combattere (seminare? generare? roba di un’altra epoca), drogati di velocità, ossessionati dalla gloria del Valhalla.

Mad Max: Fury Road è dedicato al nostro presente e alla sua distopia in atto. Altro che “divertimento video-ludico”. Altro che “estetica dell’accumulo” o “punk-entertainment”.

Dedicato anche a chi è convinto che nulla (nessun immaginario) possa sopravvivere allo strapotere del “blockbuster”, alla sua estetica che tutto appiattisce e addomestica. George Miller si è divorato il blockbuster. L’ha digerito – ha masticato il gigantismo, l’azione iper-cinetica, l’immagine luccicante e laccata, l’astrazione e la distorsione digitale – e l’ha trasformato in qualcosa di folle, potente, personale.

Di fronte a un film del genere, è facile lasciarsi tentare dall’adesione mistica. Correre con le parole, suonare la grancassa dell’iperbole, aggettivare a manetta, giocare con l’onomatopea (è o non è una sinfonia rumorista?). L’hanno fatto in molti. Così come molti altri si sono limitati a verbalizzare ciò che assomigliava a un rifiuto epidermico. Trattasi di un film che richiede uno spettatore entusiasta, intossicato dalla velocità, estasiato dai colori saturi dei panorami in campo lunghissimo, gasato dalla libertà delle sue invenzioni, in cui convivono modernariato futurista e post-modernità tribale (gli antropologi avrebbero molto da dire in termini di “antropopoiesi”).

La storia è necessariamente elementare. C’è un cattivo disgustoso e divinizzato, che domina il mondo post-apocalittico grazie alla benzina e all’acqua. C’è un buono (l’ottimo Tom Hardy) che ha molti punti deboli e che sembra l’unico a non avere una tribù. Ma soprattutto c’è lei, la Furiosa, Charlize Theron, in fuga verso la libertà con un gruppo di concubine-riproduttrici che sembrano appena uscite da uno spot softcore. Scappare, sì, ma per andare dove? Esiste quell’altrove? Si può fuggire nel passato? Meglio inseguire la speranza o cercare la redenzione?

Il Pazzo Max in realtà è uno strumento. Lui è parte del mondo che si è auto-distrutto, perseguitato dal passato, inseguito dai sensi di colpa oltre che dal nemico. Il mondo nuovo, se esiste, deve fare a meno anche di quelli come lui. E così l’inseguimento vertiginoso, il memorabile repertorio di memorabilia, ferraglia, brutalità, diventa un inno alla sovversione femminile, all’esaltazione di un modo di essere antico e nuovissimo, fatto di parole invece di slogan, custodia invece che possesso, eroica tenerezza invece che feroce eroismo. Con stile.

Mad Max: Fury Road
Australia,Stati Uniti, 2015, 120'
Titolo originale:
id.
Regia:
George Miller
Sceneggiatura:
George Miller, Brendan McCarthy, Nick Lathouris
Fotografia:
John Seale
Montaggio:
Jason Ballantine, Margaret Sixel
Musica:
Junkie XL
Cast:
Tom Hardy, Charlize Theron, Nicholas Hoult, Hugh Keays-Byrne, Josh Helman, Nathan Jones
Produzione:
Icon Productions, Kennedy Miller Productions
Distribuzione:
Warner Bros. Italia

Una storia apocalittica ambientata ai confini più remoti del nostro pianeta, in un paesaggio desertico e desolato dove l'umanità è distrutta, e tutti lottano furiosamente per sopravvivere.

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