Fatih Akin

Strade sbagliate

Accolto freddamente all'ultima Mostra del cinema di Venezia, Il padre segna un passo falso nella ragguardevole cinematografia di Fatih Akin, regista di punta del panorama contemporaneo nonché esempio raffinato di integrazione di una cultura “altra” nel contesto europeo.

Figlio di immigrati in Germania, l'autore ha sempre affrontato il delicato rapporto tra retaggi tradizionali e loro aggiornamento, in interessanti riflessioni sui rapporti tra una minoranza – comunità, famiglia o singolo che sia – e la maggioranza in cui si inserisce (Solino, La sposa turca, Soul Kitchen o Müll im Garten Eden).

Il tema torna anche nel suo ultimo lavoro, privo però di quella mordente efficacia che aveva distinto i film precedenti, pur se apprezzabile per l'intento di affrontare lo scomodo argomento della strage armena per mano ottomana durante la prima Guerra Mondiale.

Il “taglio” oggetto del titolo originale (The Cut), insanabile rottura con il passato, è espresso simbolicamente dalla cicatrice che sfregia il protagonista, rendendolo muto superstite-testimone della tragedia di cui il regista si fa portavoce mostrando la ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese, resa evidente dalle critiche e le condanne da parte dei negazionisti.

Esclusi i timorosi accenni alla vicenda di Elia Kazan (Il ribelle dell'Anatolia) e la soluzione metacinematografica di Atom Egoyan (Ararat), Akin è il primo regista di origini turche ad affrontare direttamente questa oscura pagina di storia, ma a differenza ad esempio di quello che fa un film come La masseria delle allodole, il film abbandona presto la ricostruzione degli eventi, in favore di una lacrimevole epopea familiare.

Risolto il dramma civile nella prima mezz'ora, Il padre segue il viaggio di Nazaret, rocambolescamente salvatosi dall'eccidio, alla ricerca delle figlie, uniche sopravvissute delle sua famiglia, attraverso Turchia, Cuba e Stati Uniti. Il ritmo serrato della prima parte si sfilaccia in una serie di lungaggini atte ad accrescere il pathos narrativo ottenendo però l'effetto opposto, quasi di inverosimiglianza, fino all'affrettato e debole finale che esprime tutti i limiti narrativi a cui il film si è auto-condotto.

Se nel simile episodio deamicisiano Dalle Alpi alle Ande l'eccessivo patetismo era motivato dalla necessità di forzare l'empatia del lettore, affinché questi rintracciasse nell'eroismo del protagonista un aspetto del carattere nazionale in via di affermazione, qui tutto si riduce a un incessante susseguirsi di disgrazie più da banale telenovela che da kolossal storico dalle tinte melò.

Sorvolando sulle numerose citazioni, spesso pretenziose e un po' stonate, e su scelte stilistiche alquanto discutibili (i sogni/visioni che guidano e motivano il percorso di Nazaret, ad esempio), quel che infine rimane sono i suggestivi paesaggi, purtroppo mai esplorati, lasciati piuttosto sullo sfondo a sottolineare la solitudine del personaggio principale. Poco, davvero troppo poco.

IL FILM

The Cut
Fatih Akin
Germania, 2014, 138
Sceneggiatura:
Mardik Martin, Fatih Akin
Fotografia:
Rainer Klausmann
Montaggio:
Andrew Bird
Musica:
Alexander Hacke
Cast:
Michael S. Ruscheinsky, Alejandro Rae, Katerina Poladjan, Gary Oliver, Dustin MacDougall, John Keogh, Joel Jackshaw, Andrea Hessayon, Aida Adele Golghazi, Badasar Colbiyik, Yasar Cetin, Adam Bousdoukos, Korkmaz Arslan, Numan Acar, Moritz Bleibtreu, Lara Heller, Arevik Martirosyan, George Georgiou, Shubham Saraf, Tahar Rahim, Simon Abkarian, Makram Khoury, Hindi Zahra, Kevork Malikyan, Bartu Küçükçaglayan, Zein Fakhoury, Dina Fakhoury, Trine Dyrholm, Arsinée Khanjian, Akin Gazi
Produzione:
Bombero International, Corazón International, Dorje Film
Distribuzione:
Bim

Mardin, 1915. Una notte la polizia turca fa irruzione nelle case armene e porta via tutti gli uomini della città, incluso il giovane fabbro Nazaret Manoogian, che viene così separato dalla famiglia. Anni dopo, sopravvissuto all'orrore del genocidio, Nazaret viene a sapere che le sue due figlie sono ancora vive. L'uomo decide così di ritrovarle e si mette sulle loro tracce.




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