Wim Wenders

Submergence di Wim Wenders

L'ingombrante nome di Wim Wenders in cartellone ha probabilmente avuto un peso nell'esagerato bagno di sangue critico e commerciale che ha accolto un film come Submergence. In realtà, pur andando incontro a una serie di criticità tutto sommato prevedibili, il film ormai targato 2017 entra di diritto nella filmografia del suo autore come innesto coerente.

Submergence non avrà molto a che spartire con i classici di Wenders (ma questo si potrebbe dire della maggior parte della sua produzione degli ultimi decenni), ma rappresenta un approccio al cinema commerciale infinitamente più compiuto rispetto a quello sviluppato da altri autori (Tornatore o von Donnersmarck, per citare due nomi). Budget medio-alto, coproduzione europeo-americana, cast anglofono e melò-thriller per tutte le stagioni: le componenti del sottogenere ci sarebbero tutte.

In un contesto potenzialmente così arido, Wenders riesce comunque a infondere al proprio film l'impronta del suo sguardo. In fondo è da sempre stato un autore “sensibile”, emotivo, più portato al sentimento, e il suo approdo al melodramma è una tappa credibile. Nel plot, nelle inquadrature e nei percorsi dei due protagonisti è persino possibile scorgere un continuum, un filo rosso verso certi eroi del suo cinema passato. A modo suo, già questo è tanto.

Una storia come quella  di Submergence, giocata su un amore a distanza, sul destino di separazione che colpisce due amanti, non fa certamente leva sugli avvitamenti narrativi. E il copione di Erin Dignam (tratto dal romanzo omonimo di J.M. Ledgard) non fa molto per elevare il dramma. Sta duque alla regia di Wenders provare a leggere tra le righe, puntare la cinepresa su quegli spunti invisibili e cogliere le visioni nascoste in un testo di poca cosa.

Submergence è diviso abbastanza brutalmente in due tronchi. L'innamoranento: unità di spazio e tempo, monologhi, piani sequenza; l'allontamento: distanze spaziali e temporali, montaggio alternato, movimento e azione. La prima parte è forse la migliore: il centro sono i corpi dei due attori protagonisti, convintissimi e fisicamente votati alla causa, probabilmente motivati dalla presenza stessa del veterano in regia. Wenders ritrae lo svilupparsi del rapporto tra i due interessanti personaggi attraverso primi piani sinuosi e patinati, lunghe scene di confronto e dialogo. Poi l'idillio finisce, e il film cambia ancora.

La seconda parte è cinematograficamente forse più interessante, ma meno potente: Dani recede al ruolo di Penelope in attesa, e il film vira su una svolta politica piuttosto pretestuosa. Troppi cliché, troppa insistenza sulle sequenze di James e del suo conflittuale rapporto con terroristi da cartolina. Ampio spazio, invece, lo acquistano le riflessioni tra il mistico e il naturalista di Wenders: affidandosi quasi esclusivamente a inquadrature mute e stacchi di raccordo (superando in questo senso la tentazione dei flussi di coscienza malickiani), vediamo colmarsi la distanza di personaggi, di anime e di mondi (l'Europa civilizzata e l'Africa sanguinaria) attraverso il contatto con elementi primari quali luce, sole, rocce; e ovviamente l'acqua, centrale fin dal titolo, nel suo eterno doppio ruolo di Madre generatrice e mortifero oblio uterino. E' questo brodo primordiale dell'umanità, in cui Dani intende immergersi per trovare l'origine della vita, che si rivelerà il tramite tra i due amanti oltre lo spazio e il tempo.

L'occhio personale del regista rende in fin dei conti impossibile scambiare il  film con un prodotto di largo consumo. Poco oltre non si va, ma l'anima di Wenders è presente, e il suo sguardo pure.

IL FILM

Submergence
Wim Wenders
Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti, 2017, 112'
Sceneggiatura:
Erin Dignam (dal romanzo omonimo di J.M. Ledgard)
Fotografia:
Benoît Debie
Montaggio:
Toni Froschhammer
Musica:
Fernando Velázquez
Cast:
Reda Kateb, James McAvoy, Alicia Vikander, Alexander Siddig
Produzione:
Backup Media, Green Hummingbird Entertainment, Lila 9th Productions
Distribuzione:
Movies Inspired

James è un biomatematico che, poco prima di partire per un lavoro in Somalia, conosce e si innamora di una donna ingegnere impegnata in un progetto nel Mar Glaciale Artico. Una volta partito, l’uomo viene rapito dai jihadisti e non ha più modo di mettersi in contatto con lei. L’amore tra i due è intenso, sensuale, istintivo e rappresenta, nonostante la distanza, l’unica strada per resistere alle dure prove della vita.




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