Frédéric Fonteyne

Tango, amore e libertà

JC, guardia carceraria, conduce una vita monotona e solitaria, flemmatica almeno quanto quella del pesce rosso vecchio di 15 anni che accudisce quotidianamente, un esserino talmente rallentato che, quando muore, quasi quasi non ci se ne accorge. C'è solo una cosa che regala a quest'uomo schivo e silenzioso una via di fuga dall'identico scorrere dei giorni: la settimanale lezione di tango alla quale partecipa ormai da un po'. 

Una sera si presenta, in ritardo ed inaspettata, Alice, una donna sui trent'anni, volto tormentato, fisico agile, ed i due formano una coppia, scoprendo di riuscire a far vibrare i loro corpi all'unisono, facendo virtù delle loro rispettive solitudini.

Ma se JC è protagonista o per lo meno comprimario nella sala da ballo, nel suo ruolo di guardia nel carcere egli non è che, come noi, un mero spettatore. Ai colloqui con i detenuti vede arrivare Alice, in visita non solo al marito Fernando, il padre di suo figlio, ma anche all'amante, Dominique. Come novelli Jules e Jim, i due si sono divisi per anni la donna e adesso si dividono la pena: 10 anni a Fernando e 20 a Dominique, che durante un tentativo di rapina ha ucciso un uomo. Quando Fernando scopre che Alice segue lezioni di tango, e per di più fa coppia con una guardia carceraria, decide di imparare il sensuale ballo, e chiede aiuto ad un reticente galeotto argentino.

La sensuale danza al centro di Tango libre, il film che Fréderic Fontayne ha scritto insieme alla protagonista, Anne Paulicevich, acquista due diverse cadenze: da una parte il morbido e docile dondolio di due corpi che iniziano lentamente a sentirsi (JC e Alice nella sala da ballo), dall'altra una lotta ritmata e liberatoria, una pratica solidale, la rivendicazione di un diritto (Fernando e gli altri detenuti che imparano i passi durante l'ora d'aria).

Ma non di solo tango parla Tango Libre, che di carne al fuoco ne mette tanta, per certi versi anche troppa: l'amore condiviso, il difficile rapporto tra un adolescente e una madre mai cresciuta, la negazione della libertà individuale che porta alla perdita di ogni speranza. L'errore, la colpa.

Quello che convince, e salva in extremis il film, che verso i tre quarti si sfilaccia in un climax ingordo, è la sottile ironia che lo cavalca, sul filo di un grottesco che ricorda a tratti Kaurismaki (il suo Ariel, soprattutto), e di cui l'eccezionale François Damiens (JC) è il principale mandante. Passo sghembo, spalle dinoccolante, JC agisce nonostante la sua volontà, finendo per sacrificare, in onore del lieto fine, tutto quello che ha. Salvo poi guadagnarsi anche lui, come gli altri protagonisti di questa triste commedia umana, la fuga verso un'improbabile rinascita.

 

IL FILM

id.
Frédéric Fonteyne
Belgio, 2012, 98'
Sceneggiatura:
Philippe Blasband, Anne Paulicevich
Fotografia:
Virginie Saint-Martin
Montaggio:
Ewin Ryckaert
Cast:
Francois Damiens, Anne Paulicevich, Sergi Lopez, Jan Hammenecker, Zacharie Chasseriaud
Produzione:
Artémis Productions, Samsa Film, Liaison Cinématographique, Nord Ouest Films, Minds Meet, Radio Télévision Belge Francophone, Belgacom
Distribuzione:
Bolero Film

Jean-Christophe è una guardia carceraria, un uomo ordinario con una vita tranquilla. Una sera, alla lezione di tango che si concede una volta a settimanam, balla con Alice, una raggiante trentenne con un figlio di quindici anni. Il giorno seguente JC incontra di nuovo Alice nella sala visite della prigione, dove la ragazza  è andata a trovare Fernand e Dominic, detenuti per un crimine in cui erano complici. Uno è il marito di Alice, l'altro il suo amante. JC si trova così davanti la vita fuori dal comune di Alice, una donna che vive nel rispetto dei suoi desideri e delle sue personali regole, dividendosi tra il figlio e i suoi amori. Al personale della prigione è vietato socializzare con i familiari dei detenuti ma JC sta per rompere tutte le regole che hanno definito la sua vita fino a quel momento.




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